Teenage Kicks Volume 7

Che vi pareva? Che il Pop con la P maiuscola avesse perso qualche pop pezzo per la pop strada? Invece no. Eccovi un’altra sfilza di pop recensioni dal nostro pop inviato.

 

 

 

 

 

di Michele Benetello

vitosatan@libero.it

 

 


THE IOS – ‘Laugh About The End’ mCd (autoproduzione) Banda già segnalata in passato, questi Ios, pronti a farsi risentire (dopo l’ottimo Chattanooga Ep) con tre nuovi brani che aggiungono spezie al superbo menù. Se da una parte Laugh About The End è meno immediato del suo predecessore su veloce formato, è pur sempre vero che oggi prediligono medie velocità e una maggior cura negli innesti sonori; ne fa fede una Calmdown che potrebbe davvero raggiungere vasta eco, laddove – complice un inizio umbratile – finisce con l’esplodere in un anthem che ha vettovaglie circa Pulp, Stellastar* e decise iniezioni di new wave liverpoodliana. Le esili tastiere di Summer Camp aggrovigliano invece una melodia sospesa tra Rain Band, My Favorite e Medium 21. Che abbiano un istintivo gusto melodico è fuor di dubbio, e per far sì che tre indizi diano la tanto sospirata prova viene chiamata a testimoniare anche la vivace chioma finale di Maurita’s Party, tra Bunnymen, il Bowie del 1973 e i dimenticatissimi Menswear. Quando un etichetta decente si deciderà a seguirli?
www.the-ios.com
info@the-ios.com

 

STARKITTEN – ‘Lipstick’n’Cheap Alcohol’ Cd sampler (Mook) Latitanti da due lunghi anni (eoni, nel fagocitante tapis roulant odierno) e dati per dispersi senza troppe lacrime, tornano con un sampler del nuovo album (provvisoriamnete intitolato No-One Takes You Seriously Unless You’re Armed And Dangerous) gli Starkitten, trio di Leeds che avevamo appunto lasciato qualche mese fa con due furiosi rough mixes del nuovo lavoro. Stupefacente la progressione sonora effettuata dalla band in poche settimane; le quattro tracce sono selvagge e furiose al punto giusto, non disdegnano accenti melodici, riff assassini (la title track; 1.6 Lita Ford), svisate simil Cramps (Never Been Solo) e hard metal intelligente dalle acuminate chitarre (Kicks’n’Stones). Potrebbero sparire domani, dacchè la Mook con tutto il rispetto, non è la Fierce Panda, ma alla luce dei progressi e di eventuali futuri passi, ora sarebbe davvero un peccato.
www.starkitten.co.uk
jonbetz@tiscali.co.uk
www.mookhouse.ndo.co.uk

 

HYALINE  – ‘Hyaline’ Cds (autoproduzione) Avete presente gli Evanescence? Beh, questi riescono nella difficile opera di farli rimpiangere (no, non è impossibile…Ascoltateli). Non li prenderebbero manco al Festivalbar. Pessimi.
Goopking@unsignedmusicnetwork.com

 

THE KATES – ‘Suicide Valentine’ mCd (Invisible Hands) Per fortuna giungono i Kates a rimetterci il buon umore con le loro spensierate melodie e misture tra Ramones e Go Go’s. Quartetto strano, quello dei Kates, nato tra San Francisco, Dundee e Londra, privo di qualsivoglia perizia tecnica ma dalle idee chiarissime, dacchè – se la title track rimembra paurosamente i Ramones (non che sia peccato, anzi…Ce ne fossero) – Student Bastards è puro Undertones style; At The Dogs proviene direttamente dal 1977 più sporco e Glam Queen si spiega da sola. E’ l’attitudine senza pretese di questi quattro sozzi che me li fa vieppiù amare.
Info@invisiblehands.co.uk

 

BLEACH – ‘Three Girls From Okinawa’ Cd (Arrivedercy Baby!) Terzetto di giapponesine che, a differenza delle ziette Shonen Knife, invaghite di Ramones e Sonic Youth, hanno fame di Nirvana e Unsane. Nessuno ha però spiegato loro che una cosa è mangiare, altra è ingozzarsi senza misura. Ne escono grosse colate metal punk (Width Of A Fied Of View), rimasugli Hole (Baby Pig N.28; Bleach Street), il di lei fu marito benedice di lassù la torrida Trembling Flower mentre i RHCP degli inizi guastano Dancing Head e Moon’s Surface. E poi fraseggi di scontatissimo ska metal in The Night Story, la belluina The Explosion Sounds e un veloce compendio del rock alternativo più in vista dello scorso decennio. Non v’è un attimo di respiro nelle 12 tracce (più un clip di Naked Queen) del disco, treno merci ad una dimensione sinceramente monotono. Vado a ripulirmi con Motown Meets The Beatles…
www.cherryred.co.uk

 

THE STANDS – ‘Here She Comes Again’ mCd (Echo) Solo una traccia, una fottutissima e veloce traccia per questi nuovi arrampicatori del pop d’antan. Solo due minuti e nove secondi netti nei quali ritornano prepotentemente aromi Summer Of Love, gli intrecci dei Byrds, le vocalità Mamas & Papas. Delizioso singolo di calibratissimo pop steso al sole, dedicato a tutti quelli che credono nei Veils.
www.the-stands.com
www.echo.co.uk

 

MUGSTAR – ‘Spotlight Over Memphis’ mCd (Critical Mass) Che sia pronto un revival degli Hawkwind e di certo space rock siderale? Che l’animaccia di Sun Ra abbia deciso di ritornare tra i mortali sotto le spoglie di Julian Cope? Parrebbe, a sentire i folli Mugstar, pronti a copulare con lunghi drones ove affiorano techno (Cristo! I deliri della title track!), i Motorhead in versione electro, singulti Cramps/Make Up in I Am A Droid (quasi dei B52’s stuprati sul filo spinato) e ancora Love Gasoline, tra punk alla Damned e loop ritmico compulsivi. Favolosi.
Mugstar383@hotmail.com

 

ANTIFAMILY – ‘Antifamily’ mCd (autoproduzione) Mi stupisco sempre più di quanta buona roba (parlo di cd…) ci sia ancora nel sottobosco del pianeta, e quanta fuffa invece venga spacciata per epocale. E’ un gioco, certo, e dovremmo attenerci alle regole, ma finchè continueranno a spellarci 20 euro per un dischetto, noi preferiamo i perdenti nemmeno tanto di lusso. Detto questo: Antifamily è Chicks On Speed senza glamour e homeless, Le Tigre perdute in un delirio catatonico, elettronica onica onica…Nuovissimo combo immerso in guadi post-fregole (Instructions), electro 80es dai pneumatici forgiati ad Akron (Staring At A Point), scarni rockismi tra Pop Group e Glaxo Babies (Fast Fixed Relations) e sputacchiere di post no wave (ma che razza di etichette sono?) in City Lights, ove compare lo spirito di Lydia Lunch attaccato alle gonadi dei Fall. Interessantissima fusione di vecchio e nuovo per una formazione che potrebbe (dovrebbe, per quanto ci riguarda) trovare braccia ben più accoglienti di una misera autoproduzione. Supportateli!
www.antifamily.org

 

PELLO REVOLVERS – ‘Borgh Mesch’ Ep – mCd (Limpus) La solita Svezia che sta dando del filo da torcere alle ben più blasonate scene europee. Lande fredde ma cuori caldi questi Pello Revolvers, torridi nel costruire architetture soniche pronte a rubare dal vecchio ed innestarlo nel nuovo, dove robusti country and western (The Great Pretender) vengono elettrificati ed insigniti di triste rock and roll; dove si suona new wave in abiti glam (Losers) come se i Sound avessero Andi Sex Gang alla voce; dove, ancora, si coniugano traditional con uno spleen che oscilla tra il figlio di puttana di Duluth e Kris Kristofferson (Dead Ends, bellissima e toccante). Esplorano pure lati oscuri, come in The Rhyme, quasi Caveiana nel suo incedere e finiscono tra le braccia di Forbidden Ghost, un Carmina Burana in abiti folk.
Dei Mercury Rev sperduti nel deserto con poca acqua e sottoposti alle intemperie avrebbero questo pathos.
www.pellorevolvers.com

 

JOHNNY PANIC – ‘You’re A Fool’ mCd (Barking Dog Music) Giovanissimo quartetto anglosassone pronto a muovere i primi claudicanti passi…Se i coetanei d’oltreoceano prendono a modello Velvet Underground e Television (vero, Strokes?) codesti debbono aver passato settimane sopra i dischi dei Vibrators, degli Alternative TV di Action Time Vision e dei Blondie. Cori dal cipiglio punk nella title track, chitarre power pop e refrain irresistibile dentro Automatic Healer, ma anche melmose paludi Blink 182 senza capo né coda, come nel pasticciaccio di Wynona, anonima e derivativa. Se l’impressione generale è buona noi attendiamo ulteriori sviluppi per sbilanciarci appieno.
www.johnnypanic.com

 

TELECAST – ‘Documenter’ Ep Cd (Falsetto)…Eppure, quasi a smentirci, le cose migliori continuano ad arrivare dal sottobosco yankee, diversificato e ispirato quanto basta per proporre band dotate ed eterogenee. E’ il caso dei Telecast, virtuosi della costruzione armonica e dello spiluccare tra i generi senza mai fossilizzarvisi. Il Documenter Ep consta di sei tracce men che ottime dove si omaggia il pop inglese dalle nobili radici, il rock americano più puro, la new wave in riva al Mersey e il punk più scanzonato. Già dall’iniziale title track ci si accorge di avere tra le orecchie un quartetto intelligente, pronto a corroborarci con una intensa crasi sonora tra Blur, Strokes e Smiths; poi arriva Modern Rebels, con vocalizzi Moz e ricordi Orange Juice su chitarre nervose e tappeti elettronici. O ancora Big Trouble, dalle ancestrali nostalgie Only Ones spalmate su vocalizzi brit; ma anche il gran gusto da cerimonieri pop di I Fought The Tornado o lo Smiths pensiero di From The Sea To The Sun, o l’ulteriore inno Shed Seven di I’m No Calculator rendono godibilissimi questi minuti. Una produzione ben più corposa avrebbe reso miracoloso questo disco. Per ora accontentiamoci dell’ottimo.
www.falsettorecords.com
www.telecasttheband.com

 

THE PONYS  – ‘Laced With Romance’ Cd (In The Red) Dalle accorte fucine della In The Red arriva l’ennesimo colpaccio. I Ponys (da non confondere con gli omonimi) hanno mezzi e misure straordinarie, oltre ad un vocalist stralunato al punto giusto. Immaginate dunque un Jarvis Cocker isterico e karaoke, o un Julian Cope in procinto di soffocarsi sopra un tappeto di chitarre dalle reminiscenze che oscillano tra il garage meno sexy e i sixties oscuri, tra la new wave classica e muri di distorsori. Come e più di Stellastarr* The Ponys hanno fatto breccia nel mercato anglosassone e si apprestano a diffondere il virus in tutta Europa. Meritatamente peraltro, a sentire questo Laced With Romance. Eppure troppo particolari per poter dire con sicurezza se la colonizzazione avverrà, dacchè, sin dall’iniziale Let’s Kill Ourselves si sferraglia di lena con una voce che potrebbe indurre più di una fuga tra gli acquirenti (qui sembra Robert Smith con un piccione in gola). E poi le scudisciate Velvet di 10 Fingers 11 Toes, l’ipnotico riff della bellissima Sad Eyes, tra sciabolate di synth e una new York dagli occhi sempre spalancati, ove mi sarei aspettato di veder comparire Spector da un momento all’altro. O ancora Fall Inn, nella quale omaggiano la Stax e i dimenticati Velocette (Farfisa compresi), l’inno My Bloody Valentine in versione garage punk di Little Friends e la loro personale interpretazione del Madchester Sound drogato in Virus Human. Tra le cose più intriganti dell’ultimo periodo.
www.intheredrecords.com

 

IMA ROBOT – ‘Ima Robot’ Cd (Virgin USA) Ancora Stati Uniti, ancora rock and roll deviato e sui generis, ancora nuove speranze. Gli IMA Robot, recentemente capitati anche nelle nostre lande di supporto a Von Bondies, sono soltanto l’ultimo tassello della grande caccia alla next big thing da parte delle major. Nervosi, immersi in un guano elettronico come potevano esserlo i Devo o gli Sparks più ispirati Ima Robot non fa altro che esplorare impervi sentieri dove analogico e digitale si incontrano; materia difficile, di quella trattata (in maniera molto più easy) dai The Killers, di quella che ti può stroncare la carriera o semplicemente renderti ridicolo. Non se la cavano male i nostri, pur se ingenuotti e privi di focus in più di un passo. Ma la prima parte del disco è un bel percuotere, con Dynamite a ricordare proprio i Devo; Song #1 a sfiorare le alte velocità e certo metal meno pugnettesco e Alive a mettersi sulla scia dei Killers come potenziale hit per la MTV generation. E così Scream. Mentre What Are We Made From è un electrocabaret come solo gli Sparks sapevano comporre. Epperò il potenziale hit giunge solo con Dirty Life, dove cozzano Bowie, Duran Duran, Thompson Twins (!!!) e cattiveria pura, dimostrando forse che certo revival 80 (del quale noi ne abbiamo vieppiù i santissimi gonfi) stia giungendo solo ora in America. Bonus track in omaggio.
www.imarobot.com

 

YAMAGUCHI – ‘Appliance Of Science / Normal Ep’  mCd (autoproduzione) Ed ecco, infine, buone nuove anche dal fronte inglese. A vederli sono sufficientemente folli, incrocio estetico tra i Drughi di Alex, i Black Box Recorder e i pacchiani Classix Nouveaux. Poi leggi che sono di Sheffield, e qualcosa nella testolina fa click…Poi, ancora inserisci nel lettore i due ep, ed è allora che fai i salti nella poltrona. Frullato lisergico nel quale impastano e triturano Human League, Sparks, Queen, Bis, Garbage, disco spazzatura e Muse. Il tutto con una blasfemia electro di sottofondo alla quale è impossibile resistere. Ecco che in Groove sembrano dei Garbage finalmente sexy e da scambio di coppia stesi su un ispido tappeto elettronico; che Don’t Do It Again è un rock and roll digitale; che la sublime Losers Like Whom? È un vaudeville sporco e technocrate ad alta velocità con più di un omaggio alla Sheffield dei primi ottanta (circa Viceversa). Favolosi e misconosciuti, non ci sorprenderemmo se nel 2005 li trovaste tra i nomi caldi delle riviste serie. Voi, metteteci una pezza ORA, e fatevi arrivare i singoli.
www.yamaguchiuk.com

 

THE ORDINARY BOYS – ‘Week In Week Out / Maybe Someday’ mCd (B-Unique) Ed ecco l’altro botto inglese degli ultimi tempi, quello che sta lentamente facendo parlare di sé tutto il sottobosco indie albionico. Sembrano avere davvero numerose frecce al loro arco questi ragazzi, e tutte dannatamente acuminate. Almeno questo è ciò che si avince all’ascolto di questo torrido singolo dove i Blur scivolano negli Smiths più muscolosi ridfando linfa a quel gran bailamme che 10 anni fa approcciamo come brit pop. Chiaro, i polpastrelli di Stephen Street devono aver dato una mano non da poco in fase di produzione, ma mi ci gioco I’ll Manage Somehow dei Menswear prima tiratura autografato che entro l’estate li vedrete sbattuti sul NME. Non voleste credere a Week In Week Out, c’è in giro Anche Maybe Someday forse il più bell’apocrifo Jam degli ultimi anni.
www.theordinaryboys.com

 

VIVA STEREO – ‘The Surface Has Been Scratched Ep’ – (Much Better) Affezionata presenza questi Viva Stereo. Li abbiamo visti crescere all’ombra di Kathodik, fare una decente gavetta e provarci continuamente. Ora, dopo tanto penar, finalmente si superano e schiaffano uno dei probabili anthem del 2004 dentro la mia angusta cameretta. Nel 4 trax appena uscito spaccano e ruotano magli dal grooves contagioso; ed è Jesus Son a fondere i lettori con la sua miscela Jesus & Mary Chain/Black Rebel Motorcycle Club spalmata su una base electro sanguinolenta e sommersa di ruvidi chitarre e sozzi vocalizzi. Melodia e squarci su uno dei pezzi dell’estate. Rock and roll per l’anno che verrà. Non che il resto sia da meno,come dimostra il diluvio digitale e ipnotico di Severed Head o le fanghiglie Talking Heads di Junk. Giunge a proposito pure il refrigerio simil acustico di One Last Cigarette, One Last Call. Viva Stereo è l’anima Six By Seven imbastardita dentro robuste dosi elettroniche. Viva Stereo è grande, e potrà dare ulteriori soddisfazioni in futuro.
www.muchbetterrecords.co.uk
www.vivastereo.co.uk

 

FUJIKO – ‘Everything’ mCd (autoproduzione) Poche volte in vita mia m’è capitato di sobbalzare dalla sedia per un gruppo italiano. Pochissime. A memoria ricordo Pankow, Neon e Isola Posse. Forse. A far poker son serviti i Fujiko, band veneta dalla lunga gavetta che in Everything sputano una delle più belle canzoni degli ultimi tempi. Immaginate i Primal Scream a guado tra garage ed elettronica, prendetevi pure in sovrappiù i New Order di Crystal e dateci una produzione coi fiocchi. Avrete Everything, anthem sotterraneo che qualsiasi etichetta sana di mente non può non annettersi. Canzone di quelle che ti capitano un par di volte nella vita, e lo dimostrano appieno le rimanenti tracce, gustose ma non all’altezza (soprattutto quando si confrontano con l’idioma italico).
www.fjk.it

 

LOMAX – ‘An End’ 7” (93Records) Telluriche scosse di art rock nevrotico, chitarre scoscese, Afghan Whigs in anfetamina, Gang Of Four a nervi scoperti e ipnotico danzare a watt elevati. Questo è Lomax, band formata dall’ex batterista dei Placebo, stanco di imbrattarsi di mascara e più incline a del sano rock and roll, come si evince anche dall’ottimo retro Brought To Rights, pronto a vagare tra Wire sdentati e punk vetriolico à la Dead Boys. Mixa Sua Maestà Gareth Jones.
www.93records.com

 

POLANSKI – ‘Bite The Bullet’ 7” (Slow Graffiti)

POLANSKI – ‘All Possibility Ep’ 12” (Slow Graffiti) Ancora sottobosco uk e ancora meraviglie art rock con i Polanski. Che si dotano di gran nome, si accasano su prestigiosa etichetta (la Slow Graffiti) ed escono allo scoperto con una manciata di singoli. Bite The Bullet è un obliquo vagare tra psichedelia nevrotica e rasoiate new rock, ma è My Dear (il retro) a lasciare sgomenti grazie a pasticche Radiohead e caviglie British Sea Power su pattini psych. Voleste approfondire v’è anche il meraviglioso manifesto popedelico di All Possibility Ep (invero uscito da qualche tempo) dove i nostri lasciano vagare synth e riverberi dentro cascate a sei corde, tra Mogwai, shoegazerismi scevri di onanismo gratuito e sintetici ritmi. Si avvertono addirittura gelidi 4/4 danzerecci nei deliziosi sottofondi di Impish Fiddler (la cantasse Bjork!), mentre in Film Song #1 affiorano sinuosi paesaggi lunari di psichedelia elettronica di casa in Warp e la title track sfodera un raro cantato su siderei tappeti. Dee And Gee chiude in bellezza con una tra le code armoniche più toccanti e dall’estro cinematografico. Emozionanti Polanski e Teenage Kicks disco senza indugio alcuno.
www.polanski.co.uk
www.slowgraffiti.com

 

THE OPEN – Close My Eyes 7” (Polydor) sovente ci provano anche le major, ma non è che brillino per acume i loro A&R. Pur se prodotto da Simon Raymonde di Cocteau Twins memoria, pur se strutturalmente perfetto, pur se vergato con tutti i crismi, pur se ornato da soave copertina, pur se spinto da una decente campagna stampa, pur se trovato a pochi pound Close My Eyes continua a non convincermi appieno. Rimembra delicati arpeggi cari e Gene, Geneva e compagnia 1997 assortita; si fa ascoltare più e più volte ma manca del guizzo felino e della capacità di intrufolarsi nel petto. Davvero poca cosa invece Get Away, l’inutile side b. Forse, ed è problema mio, ha avuto soltanto la sfortuna di giungere sul piatto dopo i Polanski. Voi potreste trovarlo intrigante. Come, magari, farò io tra qualche giorno.

 

VV.AA. – ‘The Green And Yellow Tv/The Waking Hours Split’ 7” (Falsetto) Se qualcuno è in grado di spiegarmi come si fa a miscelare tastiere Stranglers, irruenze Blur (circa Parklife) e vocalizzi Kurt Cobain e pensare di farla franca, beh…lo faccia ora e cerchi di farmi cambiare idea su questi Green And Yellow Tv che trovo insopportabili sia in That Says It All che in Ineffable Blues. Meglio, molto meglio i Waking Hours, persi dietro le loro chitarrine brit, i loro coretti sixties, le atmosfere da spiaggia e la melanconica voglia di rivedere in classifica tutto il plotone del 1995. Sia Sunshine (un nome, un programma) sia 1,2,3 vanno giù di un fiato. Sono migliaia le band del pianeta che fanno esattamente questo, e non vedo perché dovremmo dare una chance ai Waking Hours. Però lo facciamo.
www.falsettorecords.com

 

BEARSUIT – ‘Itsuko Got Married/Rodent Disco’ 7” (Bearslut) Grandiosa la pazzia dei Bearsuit, giunti all’ennesima prova sulla loro Bearslut, dopo un intenso peregrinare su etichette. Miscela intrigante e obliqua al punto giusto, dove Bis, Mommy And Daddy (ricordate un vecchio Teenage Kicks?), Le Tigre, Girlfrendo, Helen Love e pop cabaret si tuffano in operette da tre minuti. L’attitudine è punk, la maniera d’esporla personale, e sia Itsuko Got Married (i giapponesi potrebbero davvero impazzire per questi solchi) sia Rodent Disco hanno scintillanza e tiro. Divertentissimi!
www.bearslut.tk
www.bearsuit.co.uk

 

THE HOTELS – ‘The Hotels Ep’ mCd (autoproduzione) Molta, moltissima new wave d’antan nei solchi di questi Hotels, banda che ha necessitato di vari et variegati passaggi nel mio lettore prima di aprirsi completamente, dacchè i tentativi iniziali mi lasciavano alquanto perplesso. Tre tracce dove le rifrangenze della Liverpool dei primi ottanta (circa Bunnymen) andavano a stemperarsi nei fluidi di gruppi quali Geneva, unendo l’intemperanza delle chitarre a delicati equilibri intimisti. Ottime a questo proposito le torride e convulse cavalcate di Down Here (i migliori Sound proprio dietro l’angolo), le vibranti emozioni di Ocean Floor (un pizzico di Gene) e il rimembrare Sad Lovers & Giants/Opposition in For David (ascoltare le chitarre e l’avvilupparsi del basso nel maelstrom sonoro). Che sia davvero pronta la rinascita della wave intimista del 1982? Disco sopraffino e primo parto dell’italianissima Foreign Affairs, agenzia dal superbo rooster in perpetuo movimento che, lo scommettiamo, farà presto parlare di sè.
www.thehotelsmusic.com
info@foreignaffairs.it

 

THE KILLERS – ‘Somebody Told Me’ mCd (Lizard King) Questo sarà il tormentone indie estivo, il riempipista sudereccio, il fuoco incrociato in tutti quei club dove non si passino solo zoccole discinte dall’hip hop annacquato. Somebody Told Me è grande come avrebbero potuto esserlo i Duran Duran se avessero avuto dei buchi sulle vene; è uno di quei pezzi che ti capitano una volta nella vita e poi trascorri il rimanente tempo a ricercarne il pathos, mentre le major (come sta accadendo) ricercano te. Figli di puttana questi Killers, schiaffano uno dei brani dell’anno e già ci stanno sulle palle. Tra tre mesi la canteremo tutti (MTV no, loro arriveranno in questi lidi verso Natale), avranno soppiantato i Franz Ferdinand e poi spariranno impietosamente, soppiantati a loro volta dai Bloc Party…No? Speriamo. Lasciate che i pargoli, siano essi Franz Ferdinand, Killer o Bloc Party crescano con calma. Bastardi, non finiscono in playlist solo per manifesta superiorità e per la pochezza dei due rimanenti brani.
www.lizardkingrecords.com
www.thekillers.co.uk

 

Teenage Kicks Playlist

1  POLANSKI All Possibility Ep
2  YAMAGUCHI Appliance Of Science
3  TELECAST Documenter Ep
4  VIVA STEREO The Surface Has Been Scratched Ep
5  MUGSTAR Spotlight Over Memphis
6  ANTIFAMILY Antifamily Ep
7  THE PONYS Laced With Romance
8  THE ORDINARY BOYS Week In Week Out
9  LOMAX An End
10  PELLO REVOLVERS Borg Mesch Ep