Iron & Wine ‘Our Endless Numbered Days’

(Sub Pop / Audioglobe 2004)

Poche volte capita che una copertina di un disco sia cosi connessa col disco stesso, o meglio ne sia cosi rappresentativa: nella fattispecie si tratta di uno splendido ritratto, vagamente vangoghiano, di un uomo assorto e disteso sull’erba, pochi tratti di colore accostati tra loro, tonalità quasi monocromatica, senso di calma, intimità e malinconia che ne consegue. Tutte qualità che si ritrovano nella musica di Sam Beam aka Iron & Wine, che come avrete già capito, appartiene in pieno a quella generazione di solitari folk singers che fa capo a Smog, Palace Music e Songs: Ohia. Il che significa occhi e soprattutto cuore puntati sulla tradizione, ma con quel moderno sentire indie, comunemente detto lo-fi. Sia che si tratta di blues (Teeth In the Grass, On Your Wings), di folk ridotto all’osso (Love And Some Verses), o anche solo di momenti più vivaci e melodici (Naked As We Came non avrebbe per niente sfigurato sull’esordio dei Kings Of Convenience) si ha a che fare sempre con arpeggi di chitarra (rigorosamente acustica) e una voce che più che cantare sembra sussurrare i testi. Minimi gli apporti di altri strumenti, colpi di spazzola compresi. Elevata invece la qualità delle ballate e la sensibilità del loro autore

Voto: 8

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