Lou Reed

Il violino e la selce – Fano – 25 Luglio 2003 

 


 


 


 


 


 


 


LOU REED – Il violino e la selce – Fano – 25 Luglio 2003 


 


 


Non ci si può veramente rendere conto che su quel palco ci salirà qualcosa di simile ad una leggenda, uno con un nome che i più sono abituati a leggere su vinili con le custodie consumate, almeno non finchè lo vediamo in carne ed ossa, senza troppo clamore impossessarsi del suo spazio e intonare “Sweet Jane”. E’ proprio lui, forse più vecchio di quanto dovrebbe essere, ma in grado di darci tutto quello che potremmo aspettarci, dalle ultime e ultraminimali composizioni, ai grandi successi dei Velvet Underground nel loro periodo d’oro. Assieme a Lou non possiamo non notare i musicisti che lo accompagnano egregamente, ossia Fernando Saunders al basso e alla voce, Mike Rathke alla chitarra e al sintetizzatore, la bravissima Jane Scarpantoni al violoncello e Antony alla voce. Oltre a Sweet Jane, Lou ci regala versioni “aggiornate”, ma sempre emozionanti di pezzi storici come “All Tomorrow’s Parties”, una stupenda “Venus In Furs” intramezzata da un assolo spiazzante di violoncello, “Small Town” e “Sunday Morning” che nessuno può scordare. Intanto le diligenti sedioline poste tutte in fila davanti al palco, come di consuetudine nella manifestazione, sono istintivamente abbandonate da chi si rende conto che probabilmente “capita una sola volta nella vita” e gli addetti all’ordine gridano inutilmente verso il considerevole numero di persone stregate da quella musica e protese con occhi e mani verso il palco. Anche quello che rischia di essere accolto con maggiore freddezza, come i pezzi più minimali e elettronici del repertorio, riesce comunque a risuonare con dolcezza nel silenzio di piazza XX Settembre. E beato chi comprende il parlare inglese, perché la recitazione di “The Raven” di E.A.Poe è sconvolgente, come tutto quello che il nostro fa uscire dalle sue labbra accompagnato solo da qualche accordo di pianoforte (o quello che dovrebbe farne le veci). Notevole anche la voce da controtenore del cantante Antony, che ci canta una originale ed ammirevole versione di “Candy Says”. Fra le presenze alquanto originali sul palco che accompagnano Lou Reed in questo tour, vediamo anche il maestro di arti marziali Ren Guang Yie, impegnato a deliziarci con mosse tai chi, affascinanti ma forse un po’ fuori luogo. Dopo un inchino che appare pieno di sincera gratitudine, la band scompare nelle quinte per un numero considerevole di minuti, quanto basta per scaldarsi le mani e canticchiare tutti insieme il “doo doodoo doodoo” più famoso della storia, fino a che uno alla volta i musicisti riprendono possesso del palco decisi a dare sollievo ad un pubblico ansioso con le acclamate  “Perfect Day” e “Walk The Wild Side”. E’ difficile tornare a casa insoddisfatti da questa generosa e contaminata performance, solamente si può sperare che la predilezione di Lou per il nostro paese (ben otto date in tutta la penisola) ce lo riporti un’altra volta a casa, anche se il “never more” corvaceo pronunciato dal cantautore non sembra confermare l’ipotesi.


                                                             


Ambra Galassi