Linda Smith


Incontro con una delle regine dell’homemade music. Lasciate per un attimo quello di Amelie ed entrate nel delicato e affascinante mondo di Linda Smith.


Linda Smith è una cantautrice statunitense con base a Baltimore. Lontana anni luce da tutte le Tori Amos e le Alanis Morrissette di questo mondo, da dieci anni a queste parte si dedica alla confezione di istantanee sonore ‘scattate’ col suo semplice quattro tracce casalingo. Ha una voce delicatamente aggraziata, un’inesauribile creatività nella creazione dei ritmi sintetici e degli incastri melodici e un desiderio d’espressione che la porta a presentarsi all’ascoltatore con una spontaneità disarmante. Finalmente qualcuno che suona lo-fi non per scelta strategica premeditata e consapevole, ma perché questo è il suono che ha a disposizione e soprattutto perché questo è il suono che ha nella testa.


Il tempo di soffermarci brevemente sul disco precedente al suo ultimo splendido Emily’s House e subito di seguito le quattro chiacchiere che Kathodik ha scambiato via mail con l’autrice.


 


 


Linda Smith ‘Something New!’ (Prefernce Recordings 2001)


 


Il segreto di questo disco è tutto in quella foto da ragazzina fuori moda che campeggia in copertina. Il retro copertina con il dettaglio di una spoglia parete piena di libri e decorazioni botaniche sintetiche fa il resto. Quanti pensieri, sogni, aspirazioni ora frustrate ora inseguite talvolta raggiunte, desideri di espressione e ansie emotive si nascondono nel piccolo un universo di un adolescente e la sua cameretta? Tutti quelli che potete trovare in questo disco. Introdotti da parodistica voce narrante in apertura e ambientazione temporalesca, durante i circa trenta minuti del disco sfilano toni e umori tra i più diversi.Si parte con la strumentale Leaving the Station che, sopra al suo prolungato ritmo soffice fa scorrere toni mesti e pensierosi da sottile malinconia da viaggio, per ‘approdare’ poi alla meta della tenue Something New! dove la voce di Linda ricorda una Lisa Germano in abiti pop e cappellino brit. For a Little While è invece una ballata midtempo dai toni caldi e intimisti in cui fa capolino qualche atmosfera alla Nico nel ritornello (atmosfere vocali che riappaiono poi nell’esplicito omaggio di Purple Lips). C’è una predilezione per la microvariazione dei riferimenti: a tratti le parti prettamente acustiche fanno avvicinare la musica della Smith a certa Joni Mitchell per poi però svoltare subito l’angolo in frammenti new wave giocati sulle sonorità sintetiche dalla batteria elettronica in cui possono apparire sia i fantasmi di Kate Bush o addirittura Lene Lovich (vedi Re enactment o It’s Now su tutte). Da questo punto di vista è stupefacente anche la capacità della Smith di creare melodici giocattolini strumentali autosufficenti dove la riconoscibile scarsità degli strumenti riesce solo ad essere ulteriore punto di forza. In generale comunque la mente va ad una ipotetica Isobel Campbell alle prese con un guitar folk di matrice autenticamente americana senza pur tuttavia rinunciare al suo microuniverso riservato e lontano anni luce dall’ossessiva volontà di essere credibilmente attuali.C’è un intero mondo dentro ognuno di noi. Linda lo sa e non ha bisogno di convincere produttori o di giocare nessun gioco della fama per comunicare il suo implicito messaggio. Con pochi strumenti a disposizione e alcune registrazioni casalinghe si può andare ben oltre l’intensità emotiva della maggior parte delle pop sensation in circolazione.Il “Something New” del titolo in questo caso per chi scrive può tranquillamente essere riferito al fatto che per la prima volta qualcuno decide di farne un autentico punto di forza.


 


INTERVISTA con Linda Smith


 


Puoi dirci qualcosa sulla situazione musicale di Baltimore? Sei in contatto con altri musicisti o preferisci startene lontano da qualsiasi ‘scena’ possa ritrovarti attorno?


LINDA: Non c’è una vera scena nella quale mi ritrovi a bazzicare. Sono in qualche modo separata da quello che succede qui a Baltimore. Non suono molto spesso quindi forse la ragione è questa. La maggior parte dei miei amici non sono ‘musicisti’ Sono più in contatto con altri musicisti nel posto in cui lavoro, che in maniera abbastanza singolare, è un negozio di alimentari! Parliamo di musica, dei nostri dischi preferiti e di un sacco di altre cose… ma li vedo solo al lavoro…


 


Com’è cominciato il rapporto con la Best Kept Secret? Si tratta dell’ennesima conseguenza dell’”era internet” o conoscevi già qualcosa dell’ambiente musicale italiano?


LINDA: Ricordo che la Best Kept mi contattò un giorno all’improvviso e mi chiese di contribuire con una canzone ad una compilation. Potrei non ricordare esattamente l’intera storia ora o ricordarmela sbagliata! Ma fui molto felice di ricevere la proposta di Alessandro e di stabilire questa ‘Italian connection’. Conosco/conoscevo molto poco circa la situazione del pop indipendente in Italia.


 


Pensi che la cosiddetta ‘Homemade Music’ dovrebbe essere diretta soltanto a una sorta di ‘club privato’ particolarmente ricettivo nei suoi confronti oppure credi che essa dovrebbe avere un’audience molto più ampia (anche se magari più ‘indistinta’) ?


LINDA: Spero davvero che la ‘musica fatta in casa’ trovi un gruppo più grande di ascoltatori e forse questo sta succedendo proprio ora. Con tutti i progressi delle tecnologie di registrazione a basso costo, un sacco della musica che viene effettivamente prodotta in casa, non suona davvero così ‘home made’..


 


Ognuna delle tue canzoni crea una particolare atmosfera, delicata ed intensa al tempo stesso, ed ognuna di esse è davvero in grado a suo modo di rapire il cuore dell’ascoltatore, eppure tutte queste diverse atmosfere sono sempre create con una strumentazione davvero minimale. Pensi che la tua musica sarebbe sostanzialmente diversa se avessi l’opportunità di lavorare in una situazione… diciamo… più ‘professionale’ (studi di registrazione costosi e cose di questo tipo)?


LINDA: Penso che cambierebbe in qualche modo, certo. Quando sono passata dalla registrazione su un quattro piste a quella su un registratore a otto, alcune persone pensavano che avessi perso quel suono speciale che rendeva diversa la mia musica. Io non sono molto d’accordo a dir la verità, ma credo che cambiare il set di registrazione possa aiutarti a pensare in modo idfferenti. Può essere una cosa molto positiva, credo. Ma anche se avessi tutte le risorse di questo mondo pronte a comando, vorrei comunque continuare a sentire le cose come le sento nella mia testa… come se venisssero fuori dalle casse di una piccola radio a transistor del 1965!



Venendo al tuo ultimo album: è davvero comune l’idea che la nostra sia la società dll’immagine o che comunque la comunicazione visiva predomini su quella verbale. Eppure hai pubblicato un album attingendo dalla poesia di Emily Dickinson… e proprio in questi giorni ad esempio Lou Reed ha pubblicato un album usando materiale di Edgar Allan Poe…Nel tuo caso si è trattato solo di particolare affinità con la vita o i versi della Dickinson o avverti comunque una maggiore attenzione verso la letterarietà delle lyrics nel pop o nel folk americano di questi ultimi tempi?


LINDA: Mentre, penso che i testi sono importanti, mi piacerebbe davvero che la musica pop fosse più memorabilmente melodica, come la musica dei ’60 o quella che è venuta dopo nei tardi 70 e nei primi 80. Buoni testi e buone melodie andavano di pari passo allora. E qualche volta il verso di una canzone che sembrava davvero mediocre su carta finiva per acquistare una dimensione in più con la musica giusta. Per quanto riguarda l’utilizzo di una poesia vera e propria di poeti veri e propri invece di scrivere i propri testi, ho scoperto comunque che si rivela molto d’aiuto per sviluppare musica che altrimenti non avrei potuto neanche nemmeno immaginare.


 


Il poeta Ralph Waldo Emerson scrisse qualcosa come: “Le tue azioni spontanee un giorno spiegheranno te stesso, il tuo conformismo invece non spiega nulla”.Ho visto sul tuo sito l’elenco dei tuoi album preferiti di tutti i tempi e una pagina interamente dedicata al tuo ‘immaginario ispirativo”. In che relazione si trova la tua musica con tutte quelle persone? Quanto influiscono sulle tua creazioni tutti quei ‘punti di riferimento di vita’?


LINDA: Beh, per me quelle persone e tutta la loro musica mi hanno aiutato a fare le mie cose e a continuare a farle. Non ho mai voluto ‘imitare’ tanto quanto ho sempre voluto invece trovare la mia vera voce. Questa è la cosa più importante. Gli altri artisti o l’alrte e la musica in genere sono sempre stati dei catalizzatori per le nuove opere d’arte. Leggere, ascoltare a vedere ti spinge avanti verso qualcos’altro. (In ogni caso è davvero una buona citazione, corretta o no che sia!)


Direi di concludere con una domanda un po’ ordinaria ma tutto sommato necessaria: puoi dirci qualcosa sui progetti in cui sei coinvolta al momento o su quelli a breve scadenza?


LINDA: Il mio progetto più importante nell’immediato futuro è suonare di più dal vivo, in particolare in Europa. Non ho mai dedicato molta attenzione a questo aspetto dell’essere una ‘musicista’. E mi piacerebbe vedere se sono in grado di acquisirlo e abituarmici! L’unico modo di fare questo è di suonare e suonare di più di una o due volte l’anno. A parte questo, sento che alcune nuove canzoni stanno nascendo e poi ho dipinto molti nuovi quadri!


 


Mauro Carassai