Richard Hawley ‘Lowedges’

(Setanta Records 2003)

Confesso che mi piace molto Richard Hawley, sin da quando l’ho ascoltato per la prima volta nel sognante ed etereo “Late Night Final” di due anni fa, cosa che con questo suo nuovo “Lowedges” continua a fare e quindi conferma le prime impressioni avute. Impressioni sincere le mie, in quanto per me era un illustre sconosciuto e proprio per questo la sua scoperta è stata di certo gratificante e lo stato di benessere interiore che provo per ogni sua canzone è di sicuro, emotivamente, appagante. Hawley si reinpadronisce di un genere “antico”: quello dei cosiddetti crooner, dei cantanti confidenziali americani tanto in voga nei fifties come i vari Tony Bennett, Dean Martin, Frank Sinatra, Bing Crosby, Bobby Darin, ebbene: lui li riprende tutti con magari in più un Elvis stile Can’t Help Falling In Love, un po’ di brit-pop (e questo è un limite) come nell’iniziale Run For Me , un po’ di se stesso (Hawley è comunque un originale questo va detto) ed il gioco è fatto. Esempi di tutto ciò possono essere You Don’t Miss Your Water (Till Your River Run’s Dry), The Motorcycle Song, Darlin’, The Night Are Made For Us, solo per citare i brani a mio parere migliori anche se comunque tutto il resto viaggia a livelli più che buoni sia negli arrangiamenti che nelle melodie. A conti fatti un bel disco, fatto di ballate immediatamente comprensibili con una certa omogeneità di fondo (e questo l’altro limite) che se da una parte lo potrebbe appiattire, dall’altra lo rende sicuramente fruibile a tutti senza scadere in una sciocca banalità, formula questa ahimè ormai abbandonata. Io personalmente spero proprio che coloro che lo ascoltano si ascoltino anche i dischi dei personaggi citati prima, ne sarebbe felice lo stesso Hawley, con tanti ringraziamenti dalla nostra anima ovviamente.

Voto: 7

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Autore: letitrock@tiscali.net