Concrete II

The Darkest Side Of RomaHardCore (parte seconda)

Secondo episodio della saga Concrete. Come? Vi siete persi la prima puntata ? Eccovela qua. Letta? Bene, ora continuate pure….


 E tu nello specifico come te lo sei vissuto l’hardcore in questi dieci e più anni?

 


GREG- Bò, bene. Sai l’hardcore è un po’ come la droga, voglio dire è una forma di evasione, è come tutto, tutto quello che ti piace fare alla fine è una forma di evasione. E’ un microcosmo ricreato all’interno del mondo dove si cerca, più che di non fare certe cose, di evitarle proprio in todo. Cioè di aggirare i problemi prendendola alla larga. Quindi è una cosa bella perché alla fine ti fa stare in compagnia di certe persone senza avere mai certi tipi di pensieri, però alla fine non risolve un cazzo insomma. Chi risolve è chi fa, cioè chi fa risolve per se, risolvere per gli altri… L’hardcore è una svolta per te, ma non è una svolta per il mondo. D’altronde per forza dev’essere così, se non fosse così sarebbe tutta un’altra cosa, sarebbe una merda. Cioè per avere un impatto nella vastità… E’ molto meglio rinchiudersi in un angoletto del genere umano piuttosto che cercare di farsi notare, perché per farsi notare dall’umanità bisogna fare delle cose oscene, perdere completamente il senso della misura. Quindi sti cazzi, secondo me c’è un po’ un’inevitabilità nel destino dell’uomo: l’hardcore non sposta di granchè i pesi.


 


Vabbé  è molto legato alle scelte personali.        


  


GREG- E’ chiaro, ma voglio dire per esempio le guerre, anche se non è che siamo durante la II Guerra Mondiale però in finale, da quando eravamo pischelli, ad adesso abbiamo visto un botto de guerre. Te puoi di: “basta guerre” quanto cazzo ti pare ma per un motivo o per l’altro il mondo è un postaccio. Possono essere state scritte decine di migliaia di canzoni contro la guerra nell’hardcore, ma non hanno spostato l’equilibrio di una virgola proprio, per come la vedo io insomma, poi è una questione opinabile. Tutte le cose che ci fanno incazzare di più, in realtà sono molto al di fuori della nostra portata purtroppo, sono cose su cui ci possiamo muovere solo a livello personale e/o locale diciamo. Per esempio la guerra; visto che alla fine non c’è la guerra a Roma, una guerra che si svolge anche vicino, ma comunque in un’altra zona geografica del mondo diventa subito una cosa contro la quale tu ti opponi strenuamente, nella tua mente, con le tue parole, però alla fine…


 


Non sono pienamente d’accordo, perché comunque costruire una serie di iniziative, un circuito di persone che agiscono collettivamente possono andare ad incidere su questo. Ad esempio, dato anche che le guerre avvengono per motivi economici come ben sappiamo, è possibile andare a svolgere delle azioni che vadano ad intaccarli e che sono direttamente legati a chi fa la guerra, vedi la questione petrolio.


 


GREG- Si, si ma è sempre una reazione. Tu sai che facendo questo dai un segnale, ma è sempre un segnale simbolico. Perché prima delle persone che fanno le cose con un motivo, ci sta tutta la moltitudine di persone che fanno le cosa semplicemente perché le fanno e basta. Anche per esempio il boicottaggio è una cosa che serve più a te che lo fai, che a danneggiare effettivamente chi stai boicottando, perché tutte le persone che puoi sensibilizzare, ad esempio, a comprare le cose con coscienza di cosa stai comprando, rimane ed è anche normale che sia così, una moltitudine di persone che comprano le cose senza avere coscienza di quello che stanno comprando, perché? Perché finché qualcuno non ti da la coscienza che stai a fa sta cosa, innata magari non ce l’hai. Visto che dovresti prima sensibilizzare comunque la persona, è sicuro che è una battaglia come dire, numericamente persa. Poi voglio dire non è che dico che non ha senso, ha senso ma  soprattutto come… Ma noi ci siamo un po’ allontanati… E’ che io so’ un disfattista.


(Risate e bordello vario)


Cioè noi siamo partiti dall’hardcore. Cioè io più che quante canzoni contro la guerra ho sentito, l’hardcore me pare che ha fatto cose più al livello di aver portato insieme persone che avevano queste idee qua e che se so sentite ‘na cifra meglio a vede che ce stavano altri come loro, piuttosto che sta da soli in mezzo a…


 


Secondo me la cosa più politica dell’hardcore e prima del punk se vuoi, negli anni ’80, non è stata solo quella di fare informazione, controinformazione tramite le sue varie espressioni dalle canzoni alle iniziative che venivano organizzate, ma io credo sia stato quello di proporre un altro modello di viversi la musica, questo secondo me è l’aspetto più politico e interessante, comunque creare delle realtà completamente libere da logiche di mercato. Dal concerto nello spazio occupato fino a…


 


GREG- Quello rimane, però allora negli anni ’90 so’ stati più punk i Rave illegali allora, sotto sto punto di vista, perché comunque nell’hardcore e anche nei centri sociali, e non lo dico assolutamente per dire che è una cosa sbagliata, alla fine è così, si ragiona comunque molto terra-terra ma sempre a livello economico. Cioè, porca puttana, se io devo anda a suonà alla Scintilla, il meglio posto del mondo però spero sempre che i soldi per la benzina me li ridanno. Alla fine che è successo, è successo che noi siamo andati alla Scintilla, chi ci ha guadagnato: la Shell, dove magari abbiamo messo ‘na piotta de benzina. Però meglio non pensacce a ste cose perché purtroppo il mondo ci circonda e ci agguanta da tutte le parti capito che te voglio di: io so contento che ho dato na piotta de benzina ai petrolieri per andare in un bel posto a beccare gente che me piava bene. Sicuramente nell’hardcore, vengo io, se paga la sottoscrizione però se paga, perché non è che puoi di: “vabbè damme quello che c’hai”, perché se no alla fine poi tutti se n’approfittano. Allora che è? Tutti che stanno a fa? Stanno a cercà de guadagnacce. Voglio di, è un discorso stupido, terra-terra però è così, è sempre economia. Cioè voglio di, pe’ fa le cose devi parlare in modo economico. Se guardi da sto punto di vista è molto più, fino a che è a certi livelli, avulso da questioni economiche la questione di fa un Rave illegale; dove tu vai dall’oggi al domani entri in un posto senza neanche preoccuparti di chi cazzo è perché tanto domani te ne sei andato e, finché non è una cosa che ha raggiunto proporzioni di migliaia di persone dove ovviamente allora i soldi cominciano a conta’ parecchio, ma quando tu fai una cosa per 200 persone, te vai, porti le casse, i dischi, cosi cioè l’organizzazione è molto più semplice, porti insieme le persone a fare una cosa consapevolmente illegale solo per il gusto di divertirsi tutti assieme. Da sto punto di vista ha vinto il fenomeno della musica elettronica underground per quanto mi riguarda.


 


Quello che dici è vero, però per esempio quello che sta a fa il Capoccia è ‘na cosa molto più complessa. Voglio dire sta costruendo qualcosa, tu arrivi in un posto fai un iniziativa, è bella quanto ti pare, ma il giorno dopo te ne vai, non lasci più niente…


 


GREG- E’ chiaro, è solo una cosa per divertirsi ed è una dimostrazione del fatto, quello che dicevi tu che si può vivere la musica in modo diverso, la dimostrazione del fatto che  uno si può vivere la musica solo per divertirsi. Uno si guarda intorno e vede il nostro mondo un mondo pieno di sprechi, sprechi di denaro, sprechi di spazio e dici perché quello spazio è sprecato, quindi anche se lo fai per una notte sola è comunque una cosa figa. Quello che fa un centro sociale, appunto figurati, quello esiste anche prima del punk, meno male che ce stanno i centri sociali. Voglio di: centomila gruppi hardcore non valgono un centro sociale che dura, o no? Perché tanto i gruppi hardcore… non è che un gruppo, quattro persone chitarra-basso-batteria-voce se vanno a occupa un posto perché devono fa i concerti hardcore. 99 volte su cento ce stanno dei singoli magari, però non è il gruppo hardcore che occupa. Quelle so persone che stanno a fa molto di più di quello che fa un gruppo hardcore e infatti poi alla fine, fortunatamente,  le occupazioni non è che so de gente solo hardcore, so de gente diversa. Anche li appunto il fenomeno dei centri sociali, per quello che comporta, è molto più punk che esse punk, anche se ce vai in giacca e cravatta al centro sociale, perché dai, cioè voglio di, finche te fai un gruppo punk sicuramente con le leggi di merda che ce stanno in  questo Stato… cioè non è che te la rischi, quando cominci ad andà a occupà, voglio di, se qualcuno se fa rode il culo nei tuoi confronti purtroppo te può fa de tutto e te devi abbozà, quindi so scelte di vita molto più serie, molto più profonde insomma. Se te pe andà a occupà te dimentichi completamente del gruppo, della musica e di tutto quanto, stai sempre a fà ‘na cosa fatta bene per come la vedo io.            


               


Però c’era un tempo in cui queste realtà erano molto più vicine tra loro.


 


GREG- Ma lo sono tuttora vicine, appunto guarda il Capoccia.


 


Ma questa occupazione (Bencivenga Occupato) è un po’ un’anomalia. Almeno da quello che vedo io la scena si è allontanata da un discorso autogestionale, dagli spazi occupati…


 


GREG- Un po’ si, però questo è ‘na cosa difficile da spiegare ci stanno tante cose da di. Roma poi è un posto un po’ strano, ci stanno altre realtà dove le cose non stanno esattamente così. Delle realtà, magari diciamo per esempio più piccole quindi da spiegare più semplici, dove magari ci stanno due, tre centri sociali e due, tre clubs in tutta la città e organizzare un concerto al Centro Sociale resta una cosa molto più tranquilla nel senso, ad esempio, che non ti chiedono soldi. Qua a Roma la cosa è molto più composita; in realtà se un pischello, che vuole fa le cose più semplicemente possibile, certe volte può essere addirittura più semplice organizzà in un club che in un Centro Sociale. Adesso poi è difficile da spiegà sto discorso però Roma è un posto molto strano e comunque non so, la grande città è un posto dove le realtà sono molto più composite, diverse. Ad esempio adesso ci stanno dei Centri Sociali che mi stanno sul cazzo in una maniera infinita e dei clubs che invece li trovo tranquilli; una volta non era cosi; una volta  per me i Centri Sociali erano tutti fichissimi, ma non perché per me, perché erano molto più fighi, cioè voglio di dieci anni fa, adesso non pe di, ma l’esempio proprio lampante di questo è il Leoncavallo. Meno male che esiste sicuramente, però voglio di io ce so stato dieci anni e più fa quando era a via di Leoncavallo proprio, a vedemme un concerto rozzissimo di gruppi Death-Metal milanesi, nello scantinato con 2-300 persone, una bella iniziativa. Adesso fanno Carmen Consoli nella sala da 5000 persone, cioè non lo voglio manco sapè… quando vai a mette la distro te chiedono ‘na piotta in anticipo, che ne so stamo a parla de logica de mercato, funzionerà così… Appunto perché il Leoncavallo è un posto che interagisce, cioè è un nome che è riconosciuto a tanti livelli, per arrivà a esse riconosciuto a tanti livelli, a livello personale scompari proprio, diventi una cosa burocratica come il Ministero della Pubblica Istruzione, almeno questa è la mia impressione. Comunque pure qua da dove eravamo partiti non lo so.


 


Vabbe torniamo ai CONCRETE, mo non voglio mette il dito nella piaga…


 


GREG- Metti il dito nella piaga.


 


Ok, i Concrete hanno un’attività abbastanza sospesa…


 


GREG- Leva abbastanza. L’ultima cosa che abbiamo fatto, l’ha fatta Tommy che circa un anno fa ha scritto un testo, una specie di prosa diciamo, che includeva i testi di Nunc scio tenebris lux, raccordato con tutte delle altre parti, l’ha illustrato. Però, voglio dire una cosa bellissima ma non sappiamo proprio cosa fare, dovremmo stampare un libro che poi alla fine sarebbe un libro di Tommy e non un libro dei CONCRETE, però sinceramente se queste cose si potessero fare poi uno dovrebbe andare in giro a dire: “oh i CONCRETE hanno fatto un libro, costa 20 €”, che cazzo ne so per farlo bene con le stampe a colori, non credo che c’abbiamo ne i soldi pe’ fa ‘ste cose ne la motivazione anche se sono cose che meriterebbero.


Vuoi sapere perché sono fermi i CONCRETE?


 


Si, voglio sapere perché sono fermi i CONCRETE. Sicuramente non per scazzi tra di voi.


 


GREG- Beh, oddio… no. No no; i CONCRETE sono come, che cazzo ne so, cinque suocere oramai. Cioè ci conosciamo troppo bene insomma, arriviamo a un punto in cui praticamente uno di noi ci sta per andare in puzza e gli altri se ne accorgono un quarto d’ora prima che cominci ad andarci in puzza, quindi uno comincia a fare lo scazzo preventivo ancora prima che inizi, capito. Comunque ci stanno certe persone che le conosco… i membri dei CONCRETE sono come non lo so, veramente quando li vedo li vorrei baciare. Difficile farsi capire dagli altri, noi ci capiamo perfettamente tutti quanti, però a livello tattico siamo tutti troppo impicciati ognuno con i cazzi suoi. Cioè mi spiego: il Capoccia sta a occupà, voglio di, c’ha il tempo di fare le cose però non è predisposto ad organizzarsi bene lui e vive in una realtà per cui non gli sarebbe comunque facile organizzarsi soprattutto in anticipo: con un gruppo uno deve di “ci becchiamo tutti i lunedì sera” “va bene ci becchiamo tutti i lunedì sera”. Poi ci sta il Cristianone che riamane uno impegnatissimo musicalmente, vuole fa il gruppo che sfonda, ecc. ecc, lavora, fa il fonico, fa  i service, e quindi poi lavora ‘na cifra la sera. Matteo lavora tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalla mattina alla sera quindi fondamentalmente è sempre stanco, è difficile per lui andare in tour. Anche quella per esempio è una delle cose che più ti stimolano; quella di dire va be’ prepariamoci un tour, per i CONCRETE è un macello, nessuno c’ha la macchina…  Tommy fa l’assistente scenografo, che vuol di: un lavoro da paura, però fondamentalmente significa che lui è lo schiavo di uno scenografo; quindi lo scenografo gli dice “te oggi devi anda a vedè quindici case in giro per Roma”, quindi magari certe volte lavora fino alle dieci di sera, capito che ti voglio di, è un lavoro in cui non può dire domani sono libero a quest’ora. Io c’ho un sacco di tempo libero e c’avrei la disponibilità di farlo ma sono sempre a combattere con me stesso; quindi ecco la che conciliare queste cinque realtà praticamente è diventato impossibile. Soprattutto poi, tanto l’entusiasmo di fare le cose che non hai mai fatto, questo gruppo sicuramente non ce l’ha, perché le abbiamo fatte le cose.


 


Vuoi aggiungere qualcos’altro?Qualcosa da dire ai tuoi fans? Qualche speranza?


 


GREG- Nessuna speranza, nessun futuro.              


                                                        


Michele Panuccio