Sylvain Chaveau ‘Nocturne Impalpable’

(Le Disques Du Soleil/Audioglobe 2001)

Esistono protagonisti e comprimari. Esistono geni incompresi e nullità elevate al rango di istituzioni.
Poi c’è invece tutta un’area grigia di figure dalle grandi potenzialità ancora poco sviluppate o di artisti chiusi in un autismo monologante che si beffano dei riconoscimenti ufficiali.

Infine esistono figure per cui conta soltanto il processo e non la meta.
Proprio a quest’ultima sembra appartenere Sylvain Chaveau, figura velatamente nascosta nell’odierno panorama della deep music, nonostante possa vantare esibizioni dal vivo come supporto ai Sigur Ros, militanze in progetti elettronici di tutto rispetto come Micro:mega o in bands avant rock come gli Arca e infine collaborazioni con sostanziali alter ego come il pianista Yann Tiersen (per nulla palesemente più dotato del nostro ma detentore di tutt’altro tipo di visibilità grazie al successo del film “Il favoloso mondo di Amelie” di cui ha curato le musiche).
Chaveau è una figura minore dal punto di vista mediatico, ma non ha nulla da invidiare a molti altri sperimentatori in ambito elettronico. L’artista francese è in primo luogo dedito a inseguire una propria idea di sommessa quiete experimental ambient servendosi più che altro di mezzi di fortuna. Basti pensare che tutte le suggestive parti pianistiche dell’album in questione sono originate da un’esplorazione istintiva sullo strumento, essendo Sylvain completamente a digiuno di teoria musicale (dichiara tranquillamente di non conoscere addirittura le note, beffando in questo modo qualsiasi tentativo di disquisizione accademica). Il bello dell’album è infatti come tutti gli espedienti si amalgamino in una sorta di cassetta degli attrezzi di chi ha in mente soltanto il disegno finale. Non sono soltanto i sibili, i campioni, gli impercettibili drones ad essere usati come pennellate di rifinitura, ma allo stesso modo vengono usati anche gli archi, gli strumenti a fiato o qualsiasi altro strumento sinfonico. Il tentativo è quello di mettere in musica momenti di malinconico abbandono, immagini interiori ora statiche (come le tastiere e le deboli incursioni vocali di Radiophonie N.2 dimostrano), ora fluttuanti in un lirismo esasperato (Blanc potrebbe essere immobile colonna sonora di una sofferta versione di “Lezioni di Piano” mentre Le Monde Intèrieur potrebbe costituire una perfetta sintesi dei “Tre Colori” di Kieslowski e Je Me Suis Bati Sur Une Colonne Absente è di una dolcezza straziante) ora in un tetro disincanto esistenziale (molte delle restanti pieces sembrano riportare verso un immaginario meno colto esperienze vicine a quelle di Debussy, Ravel o Erik Satie).
Risultato di uno sperimentalismo molto più credibile di molti altri che si trincerano dietro facciate ostentatamente avantgarde, “Nocturne Impalpable” mantiene fede al suo titolo, rendendo indistinti e davvero intangibili i confini tra elettronica glitch, isolazionismo, musica da camera e minimal ambient.
Elegante e dimesso: ulteriore riprova del fatto che non è necessario essere meccanici specializzati per saper guidare e raggiungere qualsiasi luogo.

Voto: 7

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