Scott Fields Ensemble ‘From The Diary Of Dog Drexel’

(Rossbin 2002)

Quattro brani di Scott Fields con aggiunta di un quinto brano assemblato da Gregory Taylorutilizzando improvvisazioni soliste dei componenti della band, lavoro zigzagante questo, perso tra asprezze e dolci melodie; figlio tanto di schemi, quanto di scatti sempre marchiati a fuoco dalla tromba di Greg Kelley.
I respiri di scuola Nperign si diluiscono in una serie di contorsioni melodiche invero affascinanti creando soluzioni non nuove certo ma sicuramente ammalianti come poche. Composizione ed improvvisazione vanno di pari passo facedo leva sulle evoluzioni talvolta molto Coleman di Guillermo Gregorio al sax alto ed al clarinetto e alla vena caustica che anima e guida le azioni del buon Kelley alla tromba. Di ostico in realtà vi è ben poco però, la prima traccia scorre stranita e lunare fra inseguimenti di fiati e percussioni che tanto di ceramica paiono, il discorso cambia notevolmente nel caso diPissed con la sua struttura in bilico perenne fra isteria e attimi di apparente calma dove la tensione è veramente palpabile prima di cadere a capofitto in un baratro di dissonanza quasi estatica nella sua forma; una sorta di rituale sciamanico guidato dalle contorsioni dei fiati. La seguente Bummed agita di nuovo spettri di casa Kelley sostituendo le ruvidezze che di solito lo caratterizzano con una forma molto più armonizzante
e rotonda dove ogni strumentista sembra concentrato nel voler creare un subdolo angolo meditativo. E’ un lavoro questo che vive sugli slanci dei musicisti ma anche sulla loro capacità di frenare l’irruenza in favore di una scrittura talvolta delicata e sfuggente dove ampi spazi vengono concessi alla creazione di atmosfere evocative ed oniriche senza mai far venir meno comunque la giusta dose di nervi scoperti.
Agitated si rivela essere il nucleo centrale dell’opera con la sua struttura percorsa all’inverosimile da soffi e percussioni e corde stirate ed ancora pause e ripartenze che false si rivelano essere per poi abbandonarsi in una visione che tanto deve al passato quanto sembra proiettata in avanti ma senza alcuna pretenziosità
Chiude Medicated brano che contrasta con il resto ma che forse proprio in virtù della sua diversità sembra essere perfettamente deputato a chiudere questo lavoro nella maniera appropriata. Freddo senza dubbio ma necessario nel ristabilire dopo la scorrevolezza dei brani precedenti il sacro germe del dubbio.
La granulosità finale che si perde nel silenzio ci lascia in consegna un’opera di notevole bellezza da aggiungere nella lista degli acquisti.

Voto: 7

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