Pin Pin Sugar ‘Latex Duellos’


(Megaplomb/Bar La Muerte 2003)

La notizia è questa: novella formazione milanese che incide per l’etichetta Bar La Muerte di Bruno Dorella il suo album d’esordio intitolato ‘Latex Duellos’.
Uno lo legge e pensa a chi sa che astrusa composizione transgenderica mutante obnubilante etc. etc. Uno lo ascolta, come è capitato fortunatamente a chi scrive, e si rende conto che anche a casa nostra il linguaggio do it yourself si è capito e si continua a capire e a ben eseguire, grazie a chi vi pare. L’ascolto è ambrato, velatamente di colore rosso grazie alle uve di prima spremitura sapientemente pestate sia sulle pelli che ai fiati; all’assaggio il retrogusto jazzato non stona ma si incastona con il math-post-rut- rock ( finiamo le definizioni e non pensiamoci più) che fa da cornice all’opera di altro lignaggio e di cantina famosa e antica anche se ultimamente le alluvioni sapete…
Scherzi e sollazzi a parte questo disco è: un patchwork di trentasei pezzi in trentasei minuti; una composizione che non si capisce quando finisce un pezzo e quindi applaudire e quando ne ricomincia un altro e quindi smettere di applaudire (tranquilli potete leggerlo sul cartoncino del cd); un continuo suonare e risuonare non convenzionale di strumenti quasi convenzionali (vedi cannucce) tranne i penultimi due pezzi di silenzio cageano (è l’unico riferimento che mi viene in mente), e la chiusura in bellezza della sarabanda commissionata ad una fiera di strumenti giocattolo registrati in presa diretta.
Mettiamoci anche la formazione, composta da Chet Martino al basso, Nicola Ratti alla chitarra, Franz Scardamaglia alla batteria, Jacopo Andreini ai fiati (le cannucce di cui sopra e vari sax ed eventuali), Attila Faravelli come fonico; il genere musicale definito sopra con aggiunto una sana voglia (io ce la vedo, voi sentitelo e se non ce la vedere significa che dovete cambiare i padiglioni) di divertirsi suonando e travisando, ripetiamolo per chiarirlo anche a noi stessi, jazz con venature hardcore ma con tocco piumato, post rock dislessico, elettronica da isola ecologica incrociata con un negozio di giocattoli, altro, boh?.
Finiamo la recensione augurando lunga vita alla confusione (riferimenti a redattori kathodici o persone è assolutamente casuale).

Voto: 8

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