Johnny Marr & The Healers ‘Boomslang’


(iMusic 2003)

Morrissey combatte ancora la sua solitaria crociata pop in sostegno di un elitario integralismo anglosassone. In fondo lo diverte… (non è certo questa la sede per commentare probabili titoli come “Irish Blood, English Heart”… quindi lasciamo stare…)
Sir John Maher invece, dal canto suo, torna a ribadire l’interesse per il lato più ‘ludico’ dell’esperienza musicale. Ha da tempo rinunciato al “noi contro il mondo”, alle “cosche” femministe, animaliste, quarto-sessiste allestite dal suo ex compagno d’avventure e lo ha dimostrato attraverso una carrellata infinita di collaborazioni che sembrano estratte da un atlante musicale aperto a caso (Brian Ferry, Beck, Beth Orton per la ‘B’, Talking Heads, The The per la ‘T’ e così via…). Lo ha dimostrato poi anche con gli Electronic (insieme a Bernard Sumner), tappa intermedia sulla via che conduce a questa esperienza di frontman a tutti gli effetti nei suoi Healers. E dopo questo? Dove altro lo porterà la seduzione del ‘sentirsi ancora giovane’? Si cimenterà nel cinema? Scriverà un libro anche lui? Cos’altro?
Intendiamoci: dire che sono (stato) più che un fan degli Smiths è fondamentalmente inesatto. Meglio sarebbe dire che sono qualcosa di diverso rispetto a molti tristi figuri che, memori di quell’esperienza pop annichilente e unica nell’era post-Beatles, continuano a inseguire speranze e illusioni e a conferire gratuite onoreficenze in virtù di ciò che “E’ STATO!”.

“Boomslang” è un disco che avrà qualcosina da dire a questi vecchi nostalgici e, mi spiace ammetterlo, proprio nulla a tutti gli altri. Il disco è puro e semplice canovaccio pop wave che più britannico non si può. Canzoni popedeliche di presa poco più che immediata (e oblio altrettanto rapido) che ripropongono le solite mille e una variazione sul giretto melodico cullante e discretamente ‘cool’.
Il leggendario ‘tocco Marr’ sulle sei corde si sente ovviamente in molti brani (Another Day su tutti), ma il piglio psichedelic-fighetto da ennesima new sensation (con foto pop appealing annesse) la fa troppo da padrone (e non ne avrebbe proprio motivo dato che The Last Ride, ad esempio, è puro Curve sound riverniciato e Caught Up è Stone Roses replicante… che Down The Corner mi ricorda addirittura Richard Ashcroft (!?!!?) anche se non ve lo ammetterò mai… e che i restanti brani girano poi – chissà come mai – attorno a stilemi tipici di New Order e The The).
La voce di Johnny supera davvero ampiamente la prova (il cantato di Something to Shout About è emozionante quasi quanto avrebbe potuto esserlo quello di Steven Patrick) e che il songwriting dei fraseggi chitarristici sia il vero talento inarrivabile del nostro è qualcosa che nessuno avrebbe mai messo in dubbio (Bangin’ On lo dimostra)…. ma ahimè, qui finisce l’avventura.
Ricordate un disco come “Fireblade Skies” degli Spirea X del fuoriuscito Primal Scream Jim Beattie? Questo disco mi ha fatto davvero lo stesso effetto… è un disco perfetto nel suo essere soltanto, ahimè, derivativo. Se poi vi piace che sia Johnny Marr questa volta a farlo, ve lo godrete addirittura per un po’ come ho fatto io.
Concludo (a stento, tra gli spasmi) con la seguente riflessione….
Gli Smiths non si rimetteranno mai insieme perché non avrebbero più molto altro da dire oggi rispetto a quanto hanno già ampiamente detto ieri.
Gli Healers si mettono insieme (con Zak Starkey alla batteria, figlio di Ringo Starr e attualmente negli Who)….. perché?

Voto: 6

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