Otis Taylor ‘Respect The Dead’

(Northernblues Music 2001)

Il blues è la musica della mia vita. Si perché devo dire che io ci sono cresciuto con questo straordinario ed affascinante genere musicale, ed anche se spessissimo mi affaccio alla finestra ed occhieggio estasiato ad altri generi musicali, ad autori per così dire “non blues”, alla fine torno sempre all’ovile, la musica del diavolo, la mia musica, e devo ammettere che catturarne lo spirito è un’impresa ardua e difficoltosa. Si perché è difficilissimo essere bluesman, è difficilissimo perpetuare questa cosa misteriosa che è il blues senza cadere nella trappola dell’edulcorazione, dell’easy-listening, della classifica, dei soldi, è difficilissimo lo ripeto ancora. Otis Taylor è sicuramente un bluesman, è un personaggio da introdurre obbligatoriamente con queste premesse perché va sottolineato che lui è uno vero, che crede in quello che fa, il blues appunto. Questo “Respect the dead” è il suo quarto album e riassume alla perfezione tutto il credo di questo grande musicista, un credo fatto di country-blues venato di africanità con una sottile ma incisiva vena cantautoriale a completare il tutto in maniera personalissima ed originale. Ascoltare per credere le ipnotiche Hands on your stomach,Changing rules e Black witch: dritti dritti alle origini del blues con la seconda poi che ci rimanda in Mali quasi fosse Ali Farka Toure, mentre in I like you, but I don’t love you si improvvisa storyteller in un brano non semplice da penetrare, così come anche nelle finali Three stripes on a Cadillac e Just live your life. Bella anche Baby so con voce e armonica alla John Mayall prima maniera, quello del Laurel Canyon per intenderci, mentre in Seven hours of light sostituisce la chitarra all’armonica in un rigoroso Delta-blues quasi quasi per ricordarci che le origini della musica sono quelle anche variando come fa lui. In definitiva un disco che mi ha colpito subito al primo ascolto, pochi strumenti usati penso come meglio non si può: solo chitarra basso e tastiere con un uso incredibile della voce, uno strumento musicale anch’essa di un’originalità unica. Album bellissimo, ispirato e probabilmente unico nel suo genere. Grande!

Voto: 10

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Autore: letitrock@tiscali.net