Massimo Volume Live

@ Teatro Lauro Rossi, Macerata – 29/04/2014

 


 


 


 


Di Rachele Paganelli                               Foto Home Page di Luca Tombesi


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L’Hamlin Fest ci sta portando grandi artisti e belle sorprese. Questo live ne è un esempio. Emidio Clementi parla poco e si muove con cautela. Sembra Clark Kent: camicia, cravatta, occhialini. Poi sul palco diventa Superman: movimenti decisi, sempre contenuti, esplode piano ma ha la voce potente, parla e si muove su mille sfumature. Emidio dice. E quel che dice è un pugno sullo stomaco: le notti nere aspettando i barbari, le giornate a San Benedetto, sua madre, suo padre, la vita, desolata, di Chesnutt su una sedia a rotelle, le città viste dall’alto e le bassezze degli uomini viste di fronte, le nostre ore contate. Dice tanto Emidio, racconta soprattutto l’ultimo album pieno di personaggi come Fuller o tale Silvia Camagni che a sedici anni scappa di casa e ora vive a Berlino. Non c’è traccia di dolcezza o gentilezza sul suo volto. C’è un viso che si piega solo alla tensione di ciò che racconta, un volto teso, una voce rabbiosa, spesso ironica. Il rock dei Massimo Volume è un pugno nello stomaco, è intimo e ti attraversa. Passa dentro le tue vene e tu ti lasci trasportare esplodendo piano ma andando a pezzi. Quella di Emidio sembra sempre una distruzione controllata, una giusta misura di delirio che arriva a liberarti e farti male. La band è sporca dal vivo, e mi piacciono di più. Li voglio ruvidi, così come sono. Il loro rock non esplode addosso ma dentro la testa. Non è fisico, è cerebrale.
Questo, al teatro Lauro Rossi di Macerata, è stato il mio primo concerto dei Massimo Volume, una band amata a dispetto degli anni, difficoltà e scioglimenti. Una band che ci ha regalato tanti bis, anche uno inaspettato, per generosità e amore. Auguro a tutti una prima volta così bella. Affidatevi a loro come la bambina, dipinta da Mendoza, nella copertina.



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di Rachele PaganellIi)