Peter Gent ‘I mastini di Dallas’

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Marco Paolucci
uccio12@hotmail.com

Phil Elliot, brillante attaccante a perdere dei North Dallas Bulls, che considera il gioco la cosa fondamentale della sua vita. Phil Elliot, uomo che vive abbondantemente sopra le sue forze, si imbottisce di antidolorifici, di medicine, di speed, in quantitativi tali da finanziare una piccola farmacia ma sufficienti a farlo stare in campo nelle rare occasioni in cui riesce a giocare. Phill Elliot protagonista del romanzo suddiviso in giorni dal lunedì degli esordi alla domenica della partita, fino alla fine. Un uomo in competizione con gli altri giocatori, preparati per andare in campo e dare il meglio per la squadra, o meglio leggendo le prodezze di questi gladiatori, preparati per combattere una guerra infinita nell’America degli anni sessanta, America immersa nel turbine del Vietnam e per contrasto della contestazione giovanile che riecheggia nelle canzoni presenti nel romanzo. Un’America lacerata in cerca di un’identità, che si specchia nel Texas retrogrado e razzista, un’America che mostra il lato oscuro dello sport, in questo caso il football della NFL, dove giocatori sono trasformati in lottatori, che dividono gli allenamenti con sconvolgenti party di intossicazione di massa. Phil Elliot che ha un rapporto di amicizia interessata con la star della squadra Seth Maxwell, amicizia che si scioglie come neve al sole, in un rocambolesco ed assurdo finale. Phil Elliot, un uomo che riflette sul suo stato di giocatore, una voce narrante che con la sua indipendenza inevitabilmente perde la battaglia contro l’ipocrisia e la paranoia imperante e viene escluso, ma che con il suo racconto apre uno spaccato sull’America di quegli anni, ossessionata ed ossessionante; lucido perdente, il protagonista, che non può fare altro che raccontare la sua storia per capire e far capire il passato per il futuro.

Link: Peter Gent, I mastini di Dallas, Roma, 66thand2nd, 2013