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Live Art Week, Bologna 24>29 Aprile 2012. Click Per Infos.

Xing presenta Live Arts Week

Bologna 24>29 aprile 2012
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Xing presenta Live Arts Week, una nuova iniziativa che nasce dalla fusione tra le esperienze di Netmage – International Live Media Festival e F.I.S.Co. – Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo.

Live Arts Week promuove l’intreccio tra discipline e forme di espressione, ed offre momenti di coabitazione tra artisti e pubblici di diversa provenienza. Incentrato sulle live arts, intese come insieme eterogeneo di pratiche che ruotano intorno alla presenza, alla dimensione performativa e all’esperienza percettiva di suoni e visioni, propone un programma internazionale che riflette una concezione dell’arte come esperienza, fatta di temporalità, posture e immaginari. La scelta di lanciare il nuovo evento come ‘settimana’ intende rompere con la concezione di un festival visto come punta consumistica della vita culturale di una città. Si tratta piuttosto di una coabitazione di forme diversificate per dimensione ed intensità – concentrate in un tempo limitato che presentino l’arte come un fatto complesso ma coeso.

L’evento avrà luogo a Bologna dal 24 al 29 aprile e si svilupperà nell’arco di una settimana in sei diversi luoghi del centro storico, con un programma che permette di attraversare un insieme di spazi-mondo attivati da personalità di spicco della ricerca contemporanea internazionale. Trenta artisti nel complesso, raggruppati in ‘scene’ e ‘compagni di specie’. L’impianto suggerisce un evento cittadino diffuso scandito in un palinsesto di accadimenti, performance, spettacoli, concerti e live media con date uniche, produzioni e anteprime assolute, strutturando una poliedrica sinusoide spazio/temporale. L’insieme propone una visione coerente e frammentata, apprezzabile sia nel suo complesso sia che in aggregati componibili dallo spettatore, offrendo la possibilità di ‘frequentare’ i progetti e seguirne le evoluzioni: entrare/uscire, ritornare/abbandonare, insistere/sorvolare, isolarsi/partecipare.

Elemento distintivo è l’eterogenità delle durate e delle densità degli accadimenti raccolti, che contemplano messe in opera con tempi molto dilatati, lunghe e lente successioni, o veloci colpi di frusta. Luoghi e situazioni contraddistinti da strutture produttive aperte e in progress, formule ibride tra la conferenza scientifica e l’azione, Salons di ricerca, e iper-metraggi di immagini e suoni.

Gianni Peng, nome che accompagnerà il festival nella sua crescita biologica, sta ad indicare il momento di queste transizioni. E’ un fenomeno, non una persona: un nuovo soggetto identitario, improbabile ma reale, da trattare come un concetto astratto.

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Il progetto NOWHERE apre e chiude, come una larga parentesi, Il programma di Live Arts Week inaugurando il 24 aprile per concludersi il 5 maggio con il passaggio di testimone ad Angelica Festival Internazionale di Musica, partner dell’operazione assieme al Teatro Comunale di Bologna per i 100 anni di John Cage. NOWHERE, concepito e realizzato da Marino Formenti, artista di spicco nel panorama della musica contemporanea internazionale, è un non-luogo nel centro della città. Per dodici giorni il pianista Formenti siede al pianoforte, suona, vive, respira, dorme nello stesso luogo, contemporaneamente ed impietosamente pubblico e privato. Sfuma la divisione tra scena e vita, tra giorno e notte, annullando le convenzioni di tempo, programma e luogo. Le giornate stesse diventano musica. La gente è invitata a fermarsi, a tornare e riascoltare: un modo per vivere la musica in una dimensione radicalmente diversa.

L’opening serale di apertura di Live Arts Week del 24 aprile avrà luogo al Teatro Duse con la prima italiana di Low Pieces del coreografo francese Xavier Le Roy, spettacolo presentato al Festival d’Avignon 2011, che vede impegnato uno straordinario team di otto interpreti/autori internazionali. Low Pieces si interroga su come percepiamo il corpo: rifiutando i codici dell’abito e sottraendo il movimento alle abitudini sociali, Le Roy propone allo sguardo dello spettatore una comunità svincolata della sua umanità. Animale? Meccanica? Vegetale? Davanti agli occhi del pubblico una suite di passaggi coreografici suggerisce un altro modo di essere al mondo.

Sede centrale di Live Arts Week è Palazzo Re Enzo, affacciato su Piazza Maggiore. Snodo geografico e partecipativo della settimana, ospita il campo base per artisti e pubblico. Si tratta di un ambiente realizzato e vissuto da Canedicoda e Mirko Rizzi (Gabbianacci) e vedrà tra le altre cose anche l’emissione live e performance sonore progettate da Ottaven con ospiti inattesi.

Sempre Palazzo Re Enzo ospita Flogisto, un’opera ambientale commissionata a Luca Trevisani. Flogisto è una macchina misteriosa per la cattura delle tre dimensioni, un Locus solus ricostruito sullo spazio planare di uno scanner che si espande nello spazio. Trevisani è un artista che porta avanti un originale percorso di reinvenzione degli ambienti percettivi innestando la tradizione del paesaggio con quella delle macchine celibi,

Il salone principale del palazzo, ospita una programmazione disseminata lungo l’arco della settimana che incrocia live media e live musicali. Saranno presentate comunità e scene artistiche inedite accanto a riproposizioni di artisti sperimentali storici. Immaginando nuove centralità, il programma esplora come e in che misura un’attitudine diffusa di sguardo al passato – una ‘retromania’ che attraversa tanto le arti visive quanto il mondo delle sonorità contemporanee – stia reinventando e fondando nuove forme (Blues Control e Laraaji sono in questo senso esemplari di un fenomeno globale di resurrezione e riappropiazione dell’intero genere new age). E’ un palinsesto che concentra l’attenzione su fenomeni dall’apparenza territoriale, distretti in cui la creazione musicale e visiva sta determinando immaginari destinati ad attraversare gusti e comportamenti, stili espressivi e modalità di fruizione e di intrattenimento (è il caso della scena di Los Angeles con The Claw composto da Kingdom, Total Freedom e Nguzunguzu, e dello scavo intergenerazionale sulla scena belga di Anversa con Vom Grill, Yannick Val Gesto, Orphan Fairytale). Live media e dimensione cinematica, sono invece indagati con progetti che segnano una visione proiettata in avanti, rispettivamente con Floris Vanhoof, artista poliedrico e musicista con affondi nello sperimentalismo cinematografico, e Hieroglyphic Being, produttore dance asimmetrico e visionario.

L’invito ad Hartmut Geerken, musicista e filmmaker tedesco figura ponte di una relazione con la grande tradizione dello sperimentalismo musicale, è all’insegna di un confronto con chi ha saputo navigare nell’universo delle ricerche (da Sun Ra ad Hachternbusch) trovandosi inevitabilmente a rilanciare spore di immaginario verso il futuro. In questo caso Geerken è protagonista dell’attivazione degli spazi del palazzo con The White Screen is a Red Cape, una sessione immersiva di otto ore costituita dalla proiezione di rarissimi documenti video di azioni e performance degli anni ’70, girati con strano estro, e intarsi sonori realizzati dal vivo dall’autore.

Altra sede cardine di Live Arts Week è lo Spazio Carbonesi, che ospita una mostra e due progetti modulari articolati in capitoli. Dei Salons con lecture/performance, tea time & guests che invitano a seguire l’avanzamento delle ricerche di Cristina Rizzo e Lucia Amara con LOVEEEE – Primo, Secondo e Terzo discorso con esercizi di grazia (25, 26 e 27 aprile) e di Antonia Baehr con Beginning with Abecedarium Bestiarium (28 e 29 aprile).

Connubio tra coreografia (Cristina Rizzo) e pensiero teorico (Lucia Amara), Loveeee vede il coinvolgimento di tre artisti invitati, Robert Steijn, Christine De Smedt e Mattin. Punto di partenza per questa occasione di pensiero/pratica è il dispiegarsi di un discorso e di esercizi attorno al tema della ‘grazia’ intesa come attitudine, come politica del corpo, come economia della bellezza. La grazia è una categoria di confine, lontana dalla perfezione sicura e statica del bello. La sintassi è quella dell’impianto occasionale e provvisorio. Ciascuna apertura al pubblico proporrà quindi un’articolazione di materiali e interventi parallelamente alla produzione dell’ospite. Nel caso del performer, coreografo e drammaturgo olandese Robert Steijn, il materiale di partenza sarà il solo Deer Dance. Steijn, sciamano contemporaneo, cerca di riportare la magia nella vita e nel teatro. Il suoi strumenti sono corpo e mente. Christine De Smedt, coreografa belga con un passato di studi criminologici, è co-fondatrice della compagnia belga Le ballets C de la B. Attualmente svolge ricerche sul ritratto personale/impersonale: il gesto impossibile di interiorizzare i pensieri dell’altro. Mattin, musicista basco, lavora sull’improvvisazione, il noise e l’architettura sociale dello spazio. Nel contesto di Loveeee è invitato a mettere in discussione la relazione stereotipata tra il performer ‘attivo’ e il pubblico ‘passivo’, e a praticare una fisicità radicata nel contrasto.

Per proseguire, lo spazio Carbonesi ospita la performer e coreografa Antonia Baehr con il progetto Beginning with Abecedarium Bestiarium. Se il chiodo fisso di Baehr è esplorare la possibilità di separare un’espressione dal suo substrato emotivo, non può che incuriosire l’avvio di un nuovo progetto non antropocentrico sulle affinità in cui setaccerà sonorità, gesti e caratteri appartenenti a bestie e uomini.
Il primo Salon tenuto da Baehr si intitola D is for Dog, ed apre una nuova serie di soli per un ABC performato sull’Animalità. Miscelando il concerto vocale, il record spinning, la conferenza etnologica e la vetusta tecnologia del ricalco su lavagna luminosa, questa performance è un invito ad entrare nell’intricata intimità relazionale tra compagni di specie. Che linguaggio emerge dall’interminabile duetto del tran tran quotidiano tra cane e padrone?
The ABC of Extinct Animals è il titolo del secondo Salon. Tutti i bambini conoscono questo gioco in qualche forma: Baehr individua 15 specie di animali estinti organizzandoli dalla A alla Z e ne studia meticolosamente le relazioni con personaggi storici e con artisti suoi amici a cui ha commissionato delle partiture sonoro-gestuali. Basandosi sul concetto di ‘compagni di specie’ le relazioni si sviluppano tra la telepatia, il caso e la tenerezza.

Lo spazio Carbonesi accoglie inoltre la Mostra di Ritagli di Giornale di Claudia Castellucci. “Una pesca che estrae dal torrente del reale figure ferme. Sono fori fatti su una lastra di metallo specchiante. Sono punture sulla cotenna del pachiderma.”

Ultimo spazio abitato da Live Arts Week è la Sala Farnese di Palazzo d’Accursio, che ospiterà il nuovo lavoro del coreografo e regista francese Yves-Noël Genod, Une pièce encore sans titre pour Bologne. Creatore pluri-disciplinare, Genod realizza spettacoli ispirati ai contesti, fabbricandoli sul corpo delle persone come un sarto: haute couture a partire dagli interpreti, dai luoghi e dai pubblici. Grande attenzione quindi sulla ‘presenza’, siano danzatori, attori, cantanti, professionisti, amatori, tecnici. La creazione che presenta a Bologna cerca di dare risposte invisibili alla domanda “Qu’est-ce que la danse?”.

Al programma della settimana si affianca Accademie Eventuali, il nuovo progetto formativo offerto da Fondazione Carisbo e Fondazione Furla in collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Xing. Luca Trevisani e Giovanni Anceschi – l’uno artista visivo e l’altro importante teorico e progettista del design italiano – sono la coppia di autori invitati a condurre la 1a edizione del laboratorio dedicato a studenti di Accademie di Belle Arti che muovono i primi passi nel mondo dell’arte. L’esito del laboratorio, dal titolo Ambienti plurali, partiture somatiche e frutta di stagione, sarà presentato nel programma di Live Arts Week il 26 aprile a Palazzo Pepoli.

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Con: Marino Formenti (I/A), Luca Trevisani (I), Giovanni Anceschi (I), Canedicoda/Mirko Rizzi (I), Xavier Le Roy (F/D), Luís Miguel Félix (PT), Krõõt Juurak (Est), Jan Ritsema (NL), Saša Asentić (Srb), Anne Juren (F/A), Christine De Smedt (B), Salka Ardal Rosengren (Sw), Floris Vanhoof (B), Hartmut Geerken (D), Ottaven (I), Cristina Rizzo/Lucia Amara (I), Robert Steijn (NL/A), Blues Control/Laraaji (USA), Hieroglyphic Being (USA), Mattin (Basque Country), Claudia Castellucci (I), Yves-Noël Genod (F), Antonia Baehr (D), Vom Grill (B), Orphan Fairytale (B), Yannick Val Gesto (B), The Claw (Kingdom, Total Freedom, Nguzunguzu) (USA).

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Live Arts Week è ideato e realizzato da Xing, network nazionale che progetta, organizza e sostiene eventi, produzioni e pubblicazioni contraddistinti da uno sguardo interdisciplinare intorno ai temi della cultura contemporanea, con una particolare attenzione alle tendenze generazionali legate ai nuovi linguaggi.

Live Arts Week è realizzato con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Institut Français, Goethe Institut Mailand, Fondazione Nuovi Mecenati, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Partners: AngelicA Festival Internazionale di Musica, Teatro Comunale di Bologna, Fondazione Carisbo, Fondazione Furla, MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna, Spazio Carbonesi, Accademia di Belle Arti di Bologna, Università di Bologna. Media partners: The Wire, Mousse, Cura, Nero, Blow Up, Rolling Stone, Edizioni Zero, Alias, Il Manifesto, Undonet, Città del Capo – Radio Metropolitana. Live Arts Week fa parte della Rete dei Festival del Contemporaneo di Bologna.

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luoghi:
Palazzo Re Enzo – Piazza Nettuno
Sala Farnese/Palazzo d’Accursio – Piazza Maggiore 6
Teatro Duse – Via Cartoleria 42
Spazio Carbonesi – Via De’ Carbonesi 11
Nowhere – Bologna
Palazzo Pepoli/Accademie Eventuali – Via Castiglione 8
 
sede organizzativa:
Xing – Via Ca’ Selvatica 4/d Bologna
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info: tel 051.331099
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