Stefano Giust

Una lettera aperta.

 

 

 

 

 

La lettera che segue è stata pubblicata quasi integralmente l’11 ottobre 2010 sul blog di Pasquale Rinaldis de Il Fatto Quotidiano, con il titolo “Il Peso della Cultura”. Nel testo pubblicato sono stati eseguiti dei tagli per motivi editoriali e in accordo con l’autore. Qui sotto la lettera nella sua versione integrale.

Di Stefano Giust

stefanogiust@gmail.com

“IL PESO DELLA CULTURA”

Si scrive tanto di musica ma si tralasciano alcuni aspetti fondamentali, aspetti che sono invece argomenti di appassionata discussione tra i musicisti il cui lavoro è incentrato sul vasto spettro della musica contemporanea. Quello che segue è solo un eco, fatto di focus ‘altri’ sulla musica prodotta in questo paese e che ho molto a cuore.

Mi presento: vivo a Pordenone e mi chiamo Stefano Giust, sono un musicista attivo da quasi 30 anni. Sono anche un ‘produttore indipendente’: dal 1993 coordino un network di musicisti d’avanguardia (Setola Di Maiale-musiche non convenzionali) che non persegue profitto e ricerca qualità. Da allora sono stati coinvolti circa 350 musicisti, per la maggor parte italiani ma anche molti stranieri; alcuni sono tra i nomi più rispettati ed acclamati della musica sperimentale internazionale.

In questa grande e variegata comunità di musicisti cosiddetti di ricerca, non ci si piange addosso: ciascuno lavora ai propri progetti con libertà e dedizione, ci sono circuiti con i suoi festivals e tutto quello che serve per veicolare la propria musica. Premesso questo, bisogna però riconoscere che la musica in Italia ha bisogno di un grandissimo aiuto. Non intendo la musica commerciale che per definizione ha a che fare con il commercio, quindi con i soldi e di conseguenza gode di visibilità enorme (comunque, anche in questi ambienti accadono cose tremende; anomalie come ‘X-Factor’ danno ceffoni sonanti agli artisti veri, quelli cioè che hanno vocazione sincera per la musica e non per il successo televisivo, ossia quelli che hanno lavorato duramente sui propri linguaggi artistici a dispetto delle avversità del mercato e della critica dominante). Tutti sanno o credono di sapere cosa sia l’indie rock, il punk, la world music, il jazz, la techno, la musica classica; invece pochi sanno cosa si intende con ‘musica improvvisata non idiomatica’, solo per fare un esempio.

Penso quindi con fermezza che siano altre le musiche che andrebbero discusse e diffuse, ovvero tutte quelle sonorità contemporanee che non hanno visibilità perchè ritenute difficili e vengono di conseguenza messe al bando. Mi guardo bene dal dire che non si dovrebbe scrivere di musica commerciale, sarebbe una stupidaggine integralista, dico solo che sarebbe importante e opportuno scrivere e promuovere anche altre cose, altre prospettive che non siano le solite date, perchè altrimenti ci troveremmo in un sistema totalitario. E infatti lo è. Qualcuno cerca di far passare l’idea che se al pubblico non interessano queste cose ‘elitarie’ è bene che si estinguano. Allora buttiamo a mare una montagna di grandi scrittori poco letti, pittori poco visti, poeti, cineasti e musicisti che non hanno mai beneficiato di un grande seguito di massa, ma che hanno contribuito ad allargare la coscienza dell’Uomo, niente di meno!

Siamo tutti d’accordo quando si afferma che la Musica è Arte, pensiero libero, ricerca di nuovi linguaggi: ma sono solo belle parole, perchè nel nostro Paese è una equazione che non vale niente! Questo non soltanto per i problemi generati dal disinteresse delle Istituzioni che non promuovono i talenti di casa nostra – nè in Italia nè all’estero, tramite sovvenzioni per i concerti fuori confine o partecipazioni per la realizzazione di dischi, come invece accade in altri paesi a cominciare dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dall’Olanda, dalla Svizzera, dal Canada e così via (un musicista italiano è estremamente svantaggiato rispetto ad un tedesco o uno svedese, questo nessuno lo dice) – ma anche per le responsabilità della stampa musicale.

La stessa percezione all’estero dei musicisti italiani è alquanto opaca, salvo per alcuni nomi, pochissimi.

Cosa sta succedendo? È semplice: accade la stessa cosa che avviene per la politica e la sua (dis)informazione: clientelarismo, poca professionalità e competenza, esterofilia che alimenta ‘gli altri’, giornalisti musicali mummificati e miopi che nemmeno si scomodano ad andare ai concerti, profondamente immersi nelle loro opinioni del tutto soggettive, che in quanto tali, esprimono solo il proprio autocompiacimento, dimenticando un valore fondamentale che chi scrive di musica dovrebbe sempre aver ben chiaro in mente: obiettività, ricercare la verità, essere informati e informare su quello che accade di stimolante e di nuovo, arricchire il lettore e non mentirgli; questi sono doveri di un giornalista. Invece niente, non un rigo che esca dal seminato. Chi scrive di musica cerca il consenso, non l’arduo lavoro della promozione, della ricerca, della discussione. Il salottino vespiano non è poi così diverso da certi ambienti della musica. È amaro constatare che non c’è la volontà di far crescere culturalmente gli individui.

In Italia sono tantissimi i musicisti attivi di grande talento che si organizzano tour, che si danno da fare per far nascere etichette indipendenti e spazi – inevitabilmente piccoli – per concerti di ‘musiche altre’, scontrandosi con tanta indifferenza e ignoranza del pubblico che, lo ripeto, le Istituzioni e i giornalisti hanno generato negli anni.

Qui da noi i musicisti che non scimmiottano qualcuno – e quindi sono di conseguenza difficili da catalogare e impegnativi da affrontare – sono sistematicamente ignorati, e non mi riferisco solo al silenzio delle televisioni che si sa, tutto fanno per deculturalizzare la gente, e questo è un fatto.

Non solo, entrando in libreria non si trova un libro che tratti e racconti almeno un po’ della musica sperimentale italiana degli ultimi decenni. Musica di ricerca, musica elettronica, musica d’improvvisazione, musica classica contemporanea, sound-art, elettroacustica, musica acusmatica, la musica creativa in tutte le sue espressioni… Niente! È già tanto se si trova qualcosa sui compianti Giacinto Scelsi o Thelonious Monk. Ecco, due morti infatti.

Le ragioni e i disagi economici dei musicisti vengono regolarmente ignorati, così come vengono ignorate le proteste dei cittadini nelle piazze. Ma qui non si tratta di avere ragione o torto: si tratta solo di esser trattati con dignità, di avere un pochino di voce, di visibilità. Nessuno vuol togliere niente a nessuno, in fondo è solo una questione di pluralità. Una rivendicazione.

Non conto più le mail di amici musicisti che mi scrivono per dirmi che vanno a vivere all’estero, che lasciano questo paese “perchè tanto è forte il fetore qui” (lo diceva già Ugo Foscolo!). Si parla della fuga dei cervelli nei campi della Scienza: è bene ricordare che lo stesso accade per la Cultura!

Tutto questo ha generato un impoverimento culturale mostruoso e deprimente, che traspare da ogni cosa, anche dalle più ridicole o insignificanti: io personalmente non ascolto musica pop o leggera, però capita anche a me di sentire per strada le canzoni del momento, i cosiddetti ‘tormentoni’… Molti di questi sono vecchie canzoni anni ’80, si ascoltano ovunque, nei bar, al supermercato… E leggo di questi concerti di vecchi gruppi che se ne tornano fuori, ben pagati per suonare il loro vecchio repertorio… Va bene, ci mancherebbe… ma la musica di Oggi?! Dove sono i musicisti di Oggi?! Chi è che fa muovere queste cose? E allora mi viene una gran tristezza, perchè di cose interessanti ce ne sono davvero tante in ogni dove! Altro che cover-bands e compagnia bella!

Capisco che per moltissime persone certi linguaggi artistici risultino difficili o anche indecifrabili, lo è sempre stato anche in passato, e accadeva regolarmente ogni volta che qualcuno usciva dal sentiero battuto: ma non dovrebbe esser questa una ragiona in più per scriverne e stimolare i lettori? Una ragione straordinaria, per l’appunto.

Non si dovrebbe permettere che la ricerca e l’avanzamento della cultura musicale sia destinata all’estinzione, in luogo della quale c’è solo la canzonetta – che poggia su idee musicali del tardo ‘800 quando va bene. Se da una parte i segni del deterioramento musicale si trovano un po’ ovunque nel mainstream, dall’altra una schiera di musicisti geniali e ben al di fuori dei canali ufficiali, sta a dimostrare una vitalità estrema della musica d’oggi (altro che estinzione!). Questo riferendoci al presente, ma se guardiamo indietro, le cose non erano diverse. Il ‘900 musicale con la sua musica atonale, la dodecafonia, il serialismo integrale, la musica stocastica, l’accettazione del rumore e del gesto performativo, il minimalismo, l’inclusione in partitura di riferimenti extramusicali, l’incredibile parabola del jazz afroamericano ed europeo, insomma, tutte queste novità, non avevano ieri e non hanno oggi, spazi adeguati nei palinsesti musicali. Così, una quantità strabiliante di innovazioni, di risorse creative, di tecniche strumentali, trovano addirittura derisione, perchè purtroppo non le si raccontano nel dovuto modo, non si insegna a capire, non si insegna l’immaginazione. I commenti ad un articolo su un lavoro di John Cage apparso in un blog de Il Fatto Quotidiano ne sono una piccola dimostrazione.

Volendolo vedere, tutte le avanguardie misurano l’arretratezza della condizione umana.

Ascoltare un disco che ha da dire qualcosa, leggere un libro degno di questo nome, vedere un film d’autore, non son banali intrattenimenti, servono a crescere come individui dopo una giornata di lavoro in fabbrica o negli uffici o per le strade… Sono solo altre opportunità per sposare mondi più alti, dove la coscienza e lo spirito si rinfrescano, respirano, si ungono con i balsami dell’Arte per le ferite del giorno e della vita… A che servono altrimenti gli artisti? Tante cose che ci vengono date per cultura creano solo noia, apatia intellettuale, vedute ristrette e viziate.

Tempo fa un tale dichiarò la sua fierezza per non conoscere nulla di Arte e Musica Contemporanea: se fosse stato detto da qualcuno al ‘bar sport’ pazienza, ciascuno ha i suoi interessi, ma quando a dirlo è un ministro per le attività culturali è davvero gravissimo! Allora penso che coloro che hanno le mani nella Cultura italiana – artisti, promotori, intellettuali, giornalisti, editori, etc. – hanno il compito morale di rimboccarsi le maniche e di darsi da fare, ma sul serio, perchè il disinteresse della stampa e delle Istituzioni sono insieme i primi grandi responsabili di un crimine che viene commesso nei confronti della società e dei suoi sogni. Diciamolo! Alle persone si nasconde la conoscenza, si nascondono le alternative, o peggio ancora si descrivono con un qualunquismo spietato. Il risultato di tutto questo lo si vede tutti i giorni: una grossolanità e un abbruttimento collettivo, che investe tanto la cultura che ci viene proposta quanto il suo pubblico. È il declino.

Chi guadagna qualcosa da tutto questo?

A tanta gente piacciono i famosi Pink Floyd, ma vi chiedo: lo immaginate oggi un pezzo mediamente lungo, come uno qualsiasi tratto da quel capolavoro che fu ‘Ummagumma’ – e ce ne sono tanti anche oggi di pezzi altrettanto affascinanti e innovativi – che venga trasmesso per intero alla radio o alla televisione? …Già, è impensabile! Eppure negli anni ’70 si poteva ascoltare eccome! Anche qui sta la misura della pochezza culturale e della mancanza di immaginazione di chi ci impone tutto questo. Basta! Possibile che nessuno si accorga dell’inganno?

Vorrei anche sottolineare il senso di una parola spesso abusata: “Underground”. È una parola seria, con radici profonde, è Cultura relegata per definizione ad un circuito impopolare e clandestino – suo malgrado – per il semplice fatto che non deve esser disposta a scendere a compromessi nei linguaggi artistici utilizzati, solo per compiacere il grande pubblico, che evidentemente sta da un’altra parte. Tutto il resto è moda!

Insomma, le Istituzioni e i grandi mass media eliminano sistematicamente ogni opportunità di incontrare nel nostro cammino cose stimolanti e creative; quelle cose che descrivono la nostra contemporaneità. Non forniscono gli strumenti per comprendere cosa è stupido e cosa non lo è, ci riversano addosso una montagna di conformismo soffocante, ricolmo di luoghi comuni e superficialità imbarazzanti; ci propinano della musica e della cultura che ci è data per straordinaria, facendoci credere che ascoltandola operiamo una scelta, che siamo noi a decidere se ci piace un autore piuttosto che un altro, che è un nostro libero arbitrio, ma invece così non è: tutti questi nomi ci vengono imposti! Non è data alcuna alternativa perchè, passatemi la metafora, non c’è scelta nell’offire un filetto di manzo o un pollo arrosto ad un vegetariano… E allora l’alternativa si può ricercare attraverso altri canali, canali che sono underground per l’appunto!

La Cultura, quella vera, quella profondamente immersa nei moti dell’anima e dell’ingegno, non ha mai cessato di essere pericolosa per chi persegue una strada di ingiustizie! Ecco il silenzio da dove arriva.

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