Peter Garland ‘String Quartets’

(Cold Blue Music 2009)

Lou Harrison ha detto, a proposito del quartetto N. 1 per archi di Peter Garland, che “si tratta del più bel brano che sia stato scritto dai tempi di Corelli”. Vale la pena chiedersi, data la radicalità del giudizio e la autorevolezza di chi lo ha espresso, quale sia il suo significato. La bellezza, si sa, non è una qualità tra le tante che un’opera d’arte può possedere. Essa è la Qualità, che illumina tutte le altre e dona un senso unitario e superiore all’opera. Una sinfonia può essere drammatica, intensa, eccitante, dinamica, e così via; ma se essa non è anche bella − ovvero se queste qualità non sono amalgamate tra loro in un tutto armonico e integrato −, il suo valore artistico non sarà massimo. Se questa è la bellezza di cui parla Harrison, possiamo ben dire che tutte le opere d’arte, musicali e non, che sono unanimemente riconosciute come paradigmatiche della nostra tradizione culturale, sono belle. Possibile che Harrison ritenga che Garland sia riuscito in un solo colpo a superare l’eccellenza artistica della Nona Sinfonia di Beethoven, della Sagra della Primavera di Stravinsky o del Concerto per pianoforte di Samuel Barber? Il buon senso mi impone di dubitarne, ancor prima di ascoltare il suddetto quartetto. Ma è stato proprio l’ascolto del cd della Cold Blue Music, contenente i quartetti 1 e 2 di Peter Garland, a farmi capire il significato della frase di Harrison. La musica di Garland, anche nei suoi momenti più introversi, malinconici e sospesi, ci trasmette una sensazione di pace interiore, di armonia, di benessere: in una parola, di bellezza. La bellezza della musica di Garland (di cui parla Harrison) non è tanto l’ordine interno dell’opera che dona senso alle singole parti − la Bellezza − ma è una sensazione che accompagna l’ascolto di ogni sua parte. Ma qual è il segreto di tutto ciò? Come fa Garland a trasmetterci questa sensazione? La risposta ci viene da un’altra frase di Harrison, riportata nel libretto introduttivo contenuto in un suo cd: “la melodia è la grazia della musica e la bellezza dell’opera”. La bellezza che caratterizza i quartetti d’archi di Garland è dovuta alla grazia melodica che ne innerva ogni singolo frammento, e che costituisce la sua più peculiare cifra stilistica.

Voto: 8

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