Shudderwall ‘Shudderwall’

(Autoprodotto 2008)

Gli Shudderwall sono un trio francese attivo da tre anni che con questa autoproduzione si affaccia nel mondo della discografia. Con al mixer un produttore del calibro di Scott Matthews (Mick Jagger, Carlos Santana, Eric Clapton sono solo alcuni dei nomi con i quali ha lavorato) l’attesa che in me si era creata era lievitata. Salvo sgonfiarsi presto all’ascolto delle undici tracce proposte: rock duro, che spazia tra nu – metal, ballate hard – rock e altre varianti non troppo originali.

Si inizia con la triste ballata a – là System Of A Down depotenziati Alone In The Dark, ma nonostante il cuore nero e lacerato messo in mostra non ci si emoziona neanche un po’. Grudge cerca di ravvivare un po’ il mood con un modo di cantare che richiama troppo Serj Tankian ma con una voce decisamente meno possente del frontman dei SOAD. Not Your Way è forse il pezzo migliore del disco, alternando momenti in cui il metal borbotta e si prepara ad esplodere a sprazzi soft e un passo al pianoforte nel finale che fa pensare vagamente ai Muse, ma senza la stessa delicata armonia. Just Try To torna nella dimensione dimessa della traccia d’apertura e scivola via senza clamori. Con Dangerous Minds, in una logica dell’alternanza tra pezzi duri e altri più morbidi, si torna a rantolare rabbia tra le pieghe del cantato grind. The World Is So Grey è una ballatona anonima e senza piglio, accompagnata da sola chitarra elettrica ma senza un minimo spunto che si imprima nella mente dell’ascoltatore. Ovviamente è ora di tornare a rockeggiare, così con Self Judgement si torna a un’aggressività metallica di nuovo figlia degli armeni di Los Angeles. In These Strange Days spezza l’alternanza che aveva caratterizzato gran parte del disco e continua sulla linea dell’oscura prepotenza della chitarra elettrica e i gracchianti gorgheggi della voce. The Doors We Hide è distorsione che non vuole essere pulita, pugnalata che non vuole ferire e per questo sembra quasi ridicola. Not More Than a Silence e It Doesn’t Hurt Me chiudono il disco nel segno dell’oscurità rabbiosa ma mai veramente aggressiva.

L’impressione che mi ha dato l’ascolto ripetuto di questo disco è quello di una volontà di rabbia, di aggressività che in realtà non riesce ad esprimersi o forse che non ha la forza di esprimersi. La violenza della voce, delle distorsioni sembra ricalcare in maniera sbiadita gli ultimi alfieri del ricco ma ormai da tempo esaurito filone del nu – metal; scimmiottare un genere che non ha più molto da dire non può essere sufficiente per imporsi.

Voto: 3

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