Rival Consoles ‘Helvetica’

(Erased Tapes Records 2009)

Se siete interessati a scoprire come potrebbe essere mescolare Debussy con gli Autechre e i Daft Punk, allora dovreste dare un’occhiata (un ascolto) al lavoro del ventunenne Ryan Lee West, alias Rival Consoles. Il musicista inglese, nativo di Leicester, dopo la pubblicazione, nel febbraio 2007, del “Vermeer EP” (a nome di Aparatec) e un tour di spalla al concittadino e compagno di label Kyte, ha preparato un altro extended play dal titolo “The Decadent EP”, la cui uscita, prevista per la fine di febbraio, precederà la pubblicazione del full-length di debutto verso la metà del 2009.
Nel frattempo, quelli della Erased Tapes Records hanno pensato bene di rendere disponibile in download sul proprio sito web questo “Helvetica”, raccolta di quattro tracce (tre inediti ed un remix), in cui il giovane musicista d’oltremanica si diverte, come al solito, a mescolare sonorità classicheggianti ed elettronica moderna.
Il risultato, nonostante le premesse fossero sulla carta intriganti, è in realtà assai deludente. Certo, forse quattro pezzi sono troppo pochi per decidere della bocciatura o della promozione (tanto per metterla in termini brutalmente “scolastici”) di un musicista, oltretutto così giovane; ad ogni modo non ci pare di ravvisare, nella sua musica, molti motivi di interesse.
La title-track parte con un piano classicheggiante, cui si aggiunge poi un beat elettronico tutt’altro che discreto; la parte intermedia è dominata da un sinth avvolgente, che rende sospesa l’atmosfera. Nel finale, i tre elementi interagiscono, delineando un mood in fondo malinconico.
La successiva Indie Is Dead si basa sulla contrapposizione tra rumorismi elettronici di sottofondo ed una romantica melodia pianistica. In Holste, invece, accanto ai soliti martellanti beat ed al sintetizzatore, fanno capolino degli archi. Seventeen (IO Remix) sposta invece l’asse del disco su atmosfere decisamente più sobrie e danzerecce, trascurando completamente ogni elemento classicheggiante.
E allora – vi chiederete voi – qual è il problema di questi pezzi? Semplice: la mancanza di organicità. La musica di West sembra un accozzaglia forzata di elementi più che il frutto di un certosino lavoro di amalgama sonoro. E’ troppo presto, ripetiamo, per dire se ciò sia da imputare alla scarsezza di talento o all’inesperienza: fatto sta che non possiamo che sperare che il debutto vero e proprio faccia meglio di questa in fondo insignificante raccolta.

Voto: 4

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