Sean Noonan’s Brewed By Noon ‘Boxing Dreams’

(Songlines 2008)

Sean Noonan svela con un semplice epiteto, «Wandering folk music» (musica folk errante), quell’ibrido di popular folk e post-modern jazz ‘spintonato’ alla conquista del mondo con i micidiali Brewed By Noon. I compagni di battaglia del combo sono i medesimi dell’antecedente “Stories To Tell”, zampillato fuori un anno fa sempre per la canadese Songlines, esperta nella formazione di un catalogo etno-deep-jazz. Il senegalese Thierno Camara al basso, l’amabilità canora del Mali di Abdoulaye Diabaté – altresì con le conga – i motivi gaelico-irlandesi decantati da Susan Mckeown vengono a rapporto per l’occasione con altri brillanti comprimari, recapitati una parte dai fumi cittadini della downtown (che dire della viola attorta di un impeccabile Mat Maneri o del prodigo Marc Ribot tallonato dal fido apprendista Aram Bajakian con elettrica e ‘smanettamento’ elettronico) per un’altra dagli opposti calori afro-sun della world (Jamaaladeen Taouma al basso elettrico e le percussioni Senegal-roots del gran maestro Thiokho Diagne). Sean è un tipo combattivo, da anni appassionato di scazzottamenti e di guantoni. La nobile arte del pugilato lo guida nelle gioie, e sembra, anche nelle peripezie della vita. Entrato spontaneamente a contatto con l’impianto tecnico-ritmico, Noonan si è destreggiato nell’esaminare visivamente una scala di movimenti atletici (la danza corporea del combattimento) per inserirli concettualmente nel proprio drumming. E i risultati non stentano a sopraggiungere, una ritmica che spacca, istintiva e ragionata al punto giusto, triangolo perfetto di impulsività progressive, calore afro-celtico e tumulto free-form. Vagliando l’ossatura del cd si scoperchia un immaginario dove il corpo dei brani è la trasposizione in reale di un lungo sogno, un’inarrestabile boxata dove le canzoni, in uno straniante effetto-domino, svelano a loro volta differenti lampi onirici, storie arcaiche o tributi pregni di buona nostalgia (Courage è scritta al ricordo di Rocky Marciano, leggenda della boxe, natio come Noonan del Massachusetts). Il riportato Courage (inebriante crogiolo di canto africano e irlandese impossessato da epilessie progressive), Morpheus (la Mckeown regina melodica di uno schizzo free-folk dove la serpentina viola di Maneri è già in agguato), Crazy Legs (brillante silhouette jazz-rock fomentata dal fantasismo di Ribot in salsa etno-santana), The Return Of The Peanut Butter Queen, Big Mouth (strange-world, decelerate ragga-dub, Bill Laswell che pompa nell’aria a manetta, un Abdoulaye sopraffino), Look (irish song battuta a colpi di soli di chitarra, devastante) spingono la mente alla concentrazione, ma proiettano sensibilmente il corpo ad un (mal)sano desiderio di movimento. Perde qualche punto Story Of Jones, cullata fin troppo da prevedibili languori hillbilly blues, dei Dirthy Three in viaggio sulle highways del Colorado. Le canzoni viaggiano tenacemente sull’onda cosmopolita del multilinguismo (gaelico, wolof, bambara, inglese) e Noonan raggiunge ampiamente lo scopo primario della sua creatura: paragonare la propria musica a del buon vino d’annata imbottigliato dentro contenitori di nuova generazione, il cui nobile compito sarà quello di capire, preservare e diffondere il folklore dei popoli mediante gli occhi ‘perversi’ della modernità. File Under: Globale

Voto: 8

Link correlati:Sean Noonan Factory