The Ladybug Transistor ‘Can’t Wait Another Day’

(Merge/Fortuna Pop/5ive Roses 2007)

Tastierine in punta di dita, chitarre sinuose, persino un sax di tanto in tanto. Signori, sono tornati i Belle & Sebastian americani con un disco di puro mainstream pop. ‘Can’t wait another day’ è opera raffinata e piacevole ma poco ispirata. Per dirla in maniera un po’ brutale: i Belle sanno (o sapevano) scrivere grandi canzoni, i Ladybug da Brooklin no. Il che non significa che il loro sesto disco sia brutto, ma solo che l’abusata formula sixties regge se l’impasto melodico funziona. E qui, dopo il primo ascolto ti viene voglia di andare ad ascoltare magari l’ultimo degli Shins.
Comunque, anche grazie a sonorità nitide e scintillanti, il gruppo di Gary Olson riesce a sciorinare tutto il proprio repertorio melodico con sufficiente disinvoltura nell’arco di dodici pezzi. Si passa così dal pop classico-con-sax dell’apertura Always on the telephone al pop vagamente jazzato (sempre pop, ovvio), di I’m not mad enough, al, ma guarda un po’, groove pop chitarristico di Terry. L’elegante esercizio prosegue con For no other, che a chi scrive ricorda vagamente i Tindersticks, e alla ballata classica Three days from now. Da notare anche l’inserimento di un paio di cover, Broken links di Samara Lubelski e Here comes the rain di Trader Horne, che però vengono sottoposte al “trattamento Ladybug” di perfetta omogeneità rispetto all’interno della scaletta.
Dedica doverosa al batterista San Fadyl, scomparso lo scorso aprile dopo aver contribuito a ‘Can’t wait another day’.

Voto: 6

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