Quentin Tarantino ‘Grindhouse – A Prova Di Morte’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Come Tarantino sta impazzendo completamente).

Di Alberto Maroni

alberto86a@excite.it

In attesa della metà orrorifica e zombi di GRIND HOUSE, diretta Robert Rodriguez, qui nella nostra penisoletta abbiamo almeno avuto l’onore di visionare la metà Tarantiniana.
Già, perché ormai Tarantino non è più un essere umano, una persona, un soggetto, è diventato un aggettivo!

Tarantino è diventato un aggettivo perché tutto quello che crea nel suo schermo, anche se citato o copiato da miliardi di film insieme, è personale, ha un suo stile, una sua poetica, una sua estetica cinematografica e narrativa.

Insomma, tutto quello che tocca diventa Tarantiniano.

E direi proprio che quest’ultimo divertissement che ha messo in atto (A PROVA DI MORTE!!!) non è altro che prendere un filmetto di corse d’auto qualsiasi della cinematografia americana serie b anni 70 e sovraccaricarlo, direi quasi esageratamente di TARANTINISMI.
Tutto è strabordante in “a prova di morte”, dalla fotografia smaccatamente e volutamente anni 70, il montaggio che salta e ripete le parole, la sceneggiatura volgare e logorroica, le citazioni e le autocitazioni (il telefonino con la suoneria di ‘Kill Bill’, lo sceriffo con il figlio N.1 anch’essi di ‘Kill Bill’, le solite sigarette Apple, il fast food di ‘Pulp Fiction’ sono le più vistose), le continue inquadrature di culi e piedi, la violenza.

La storia praticamente non esiste. Uno stuntmen sfigato e maniaco sessuale (un eccezionale Kurt Russel da non so quanto sullo schermo con una parte così adatta per lui) si diverte a scegliere ragazze da uccidere con la sua macchina rinforzata, tamarra e orrorifica, a prova di morte. Nella prima parte del film attua il suo piano e le uccide, nella seconda parte con altre ragazze ci riprova e fallisce, venendo ucciso dalle suddette (tra l’alto frignando come Scarface nel finale dell’originale di Howard Hawks.).

Quindi come potete vedere la trama è semplice e quasi banale a confronto con le trame tarantiniane a cui siamo tutti abituati, ed è presentata in ordine cronologico.

Il fatto che questo film sia comunque un buon film, divertente e a tratti agghiacciante, lo deve tutto all’ipersovraccarico di tarantinismi.

I tempi morti, che compongono quasi tre quarti del film,
sono dilatati come la sceneggiatura, e contengono al loro interno numerose gag e intrecci vari, a livello visivo e verbale. Le scene di azione poi sono semplicemente fenomenali, su tutte la morte di Kurt Russel, massacrato di botte da tre splendide fanciulle.

Non il migliore Tarantino, ma un divertissement ben riuscito e con personalità, forse troppa.

Attendiamo prossime novità.

Voto: 7