The Good The Bad & The Queen

Live @ London York Hall 2 Febbraio 2007.

 


 


 


 


Di Francesca Catalini


fran_catalini@yahoo.co.uk


Fuori dagli schemi è una delle parole chiave per questa nuova (!) ma già navigata (per quanto riguarda i singoli componenti) band che ancora non ha trovato un nome (e il fatto stesso che non abbiano ancora trovato un nome in qualche modo è indicativo di quanto sia stata la voglia di suonare insieme a spingerli e non una pianificazione) e comunque da quanto dicono nelle varie interviste non hanno intenzione di darsi un nome visto che ognuno rimane indipendente dall’altro. Tutto nasce dal giro di amicizie di Damon Albarn che era già in buoni rapporti con Tony Allen (lo aveva messo nel testo di ’Music is my radar’ dei Blur e poi Albarn era stato a sua volta invitato da Allen a partecipare in Nigeria ad un suo progetto), ex batterista di Fela Kuti e degli Africa 70, e dal rapporto di lavoro con Simon Tong, ex chitarrista dei Verve, che aveva sostituito Graham Coxon nel Tour dei Blur del 2003 e in altri progetti come ‘Democrazy’. Infine si è aggiunto Paul Simonon, ex bassista della storica band dei Clash, a cui è piaciuto il progetto e l’idea di fare qualcosa di completamente diverso da quello che aveva fatto finora.

E fuori dagli schemi è anche la location del concerto: il London York Hall, un locale dove fanno gli incontri di boxe. Inusuali i supporter: dei comici, maghi e una contorsionista e una band formata da tre ragazzi con chitarra acustica e banjo che suonano musica country (certo, è chiaro che avendo un solo album alle spalle il concerto vero e proprio non dura più di tanto).

Ma ecco che lo spettacolo comincia. Usiamo la parola spettacolo perché ha un che di teatrale, probabilmente sono i cappelli e i vestiti di Albarn, Simonon e delle violiniste che sembran volerci portare in un’altra dimensione o periodo storico. Ma allo stesso tempo è uno spettacolo anche spoglio (come quelle compagnie che hanno poco a disposizione e si arrangiano con quello che hanno): solo uno sfondo con i disegni di Londra di Paul Simonon come scenografia. Ma questo fa anche capire che è su altro che contano; contano solo sulla loro bravura e sulla musica (e il basso di Simonon non passa certo inosservato! ma risalta più che mai!! ha davvero un suono incredibile che ti cattura). Al bando gli orpelli, virtuosismi e i luccichii.

Ognuno ha la sua postazione mentre Albarn passa dal microfono di fronte al pubblico al pianoforte accanto alla batteria di Allen e lancia occhiate d’intendimento a Mike Smith che sta alle testiere ed effetti speciali, mentre Paul Simonon si muove sinuosamente sul palco…un vero spettacolo ve lo assicuriamo!
La musica catapulta in un’atmosfera tra noir ed esistenzialismo (o ‘victorian gothic’ come hanno detto in un’intervista che si può trovare nel Dvd dell’album), ma niente di intellettualoide o nichilista perché è la musica stessa che parla direttamente al cuore (e riscalda), non al cervello.

Ed ecco le altre due parole chiave: malinconia e semplicità.
Tutto l’album ne è pervaso: History Song, ’80’s Life (l’unica che forse è un po’ scontata e che non riusciamo a digerire), Northern Whale (stupendamente descrittiva, dedicata alla balena che aveva risalito il Tamigi), Kingdom of Doom, Herculean, Behind the Sun (dedicata a John Peel famoso dj che seguiva la scena musicale inglese e che ha aiutato molti gruppi tra cui i Blur e morto nel 2005), The Bunting Song, Nature Springs, A Soldier’s Tale, Three Changes, la meravigliosa Green Fields che suona un po’ beatlesiana, The Good, The Bad &The Queen. Una malinconia dovuta soprattutto a quello che sta accadendo nel mondo, e che però è difficile da definire se non in negativo: non è quella individualista di Jeff Buckley, sicuramente non è cupa come quella chiusa in sé stessa dei Joy Division o disperata come quella che urlava Kurt Cobain…suona strano ma direi quasi una malinconia ottimistica, per usare un aggettivo tirato in ballo dal Maestro Albarn.

La Set List segue la sequenza delle canzoni dell’album (uscito il 22 gennaio 2007, Honest Jons Records e prodotto da Danger Mouse, il capellone di Gnarls Barkley).

E semplici sono le canzoni e le melodie. Ma questo non significa che sia più semplice suonarle…anzi complica decisamente le cose. Infatti al concerto tenutosi al Roundhouse in ottobre 2006 erano più evidenti le discrepanze mentre ora, a distanza di mesi di prove, si sente perfettamente che hanno raggiunto un’armonia e ciascuno mette la propria voce riuscendo comunque ad amalgamarla alle altre. È per questo che allo stesso tempo può suonare un po’ Clash ma avere anche delle influenze afrobeat il tutto miscelato dalla melodia di Albarn, cosa in cui è maestro. Ma sicuramente quello che più ci ha sbalordito è stato il b-side tutto strumentale eseguito al bis, in cui Albarn suona la melodica (che ricorda i Gorillaz) e che fa parte degli Sketches of Devon.
Concordiamo con Simon Tong quando dice: ‘È sicuramente un esperimento molto interessante dal punto di vista musicale’.

Damon Albarn si toglie il cappello e s’inchina. Anche noi (virtualmente).


Voto 9


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