Christophe Honoré ‘La Dolcezza’

L’età Delle Colpe.

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Aldo Piergiacomi

aldopiergiacomi@libero.it

La Dolcezza
Christophe Honoré
2006 Playground – collana Liberi e Audaci
trad. Giacomo Bonetti

Non credo che si riesca a leggere questo breve testo riuscendo a non rimanerne
coinvolti profondamente…

Gli elementi in fondo potevano essere quelli classici di un romanzo di
formazione, un campeggio di boy-scout, dei giovani che crescono a contatto con i
loro precettori… ma già dalle prime righe appare evidente come ci sia qualcosa
che stona, che deraglia dal normale sentire.

Perché in fondo è vero che non si parla altro che di adolescenti, dei primi
amori, del loro rapporto con gli “adulti”… il problema è però che i classici
canoni di questi temi in questo breve racconto vengono completamente stravolti e
ribaltati:

l’adolescenza non corrisponde al classico periodo dell’innocenza ma al suo
esatto contrario; alla colpevole consapevolezza di non poter contenere l’impeto
delle proprie passioni più sfrenate… la vita dei giovani protagonisti infatti
scorre piena di tormenti, di pulsioni e di sentimenti che non riescono ne a
essere comprese ne tantomeno a poter essere governate.

Perché l’amore non ha nulla del sentimento nobile e puro che ci si può
aspettare… ma è sempre sporco e folle nella suo essere assolutizzante. Per
amore ci si umilia, si odia, si arriva fino ad uccidere, è per amore che matura
il peggio di noi ed è l’amore l’unica relazione possibile fra gli individui. Ma
è proprio questo amare nella sua forma più totale e coinvolgente che porta ad
una conseguente e quasi inevitabile (auto)distruzione.

Ed in questo sistema anche i rapporti che i cosiddetti “adulti” instaurano con i
giovani protagonisti sono ossessivi e viziati principalmente per non riuscire a
capire fino in fondo la vera natura dei loro sentimenti e di aver paura di ciò
che non si comprende. I ragazzi appaiono come entità misteriose e pericolose per
l’impossibilità di essere decifrati.

E’ in questo contesto che i protagonisti ci raccontano le loro fobie, le loro
passioni cercando di capire le cause dei loro comportamenti estremi. ma tutto
rimarrà sempre così al limite senza la possibilità di essere razionalizzato
perché è solo l’istinto e l’animalità che ci muove e comanda.

E così è nello stile secco dei capitoli fatti di lunghi monologhi che, fra
flussi di coscienza e ricordi allucinanti, si ricostruisce l’assurdità del reale
e la dannazione che ci viene dal tremendo passato. L’unica “dolcezza” che rimane
è quella di confidare ancora in un futuro che altro non è il rimanente tempo che
ci resta da vivere cercando di espiare le ns. assurde colpe.