Silvio Minieri ‘La Maschera E I Giorni’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Cristina Contilli

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SILVIO MINIERI, LA MASCHERA E I GIORNI, Torino, Edizioni Carta e Penna, 2006, pp. 36

Silvio Minieri, è nato a Napoli e vive a Roma. Poeta, romanziere, saggista, studioso di letteratura e filosofia, ha pubblicato diverse opere in prosa e poesia. Suoi saggi, novelle e componimenti poetici sono apparsi su riviste letterarie ed antologie varie. Alcuni suoi lavori letterari sono stati tradotti e pubblicati in altre lingue. Ha ottenuto diversi riconoscimenti, anche oltre i confini nazionali. Tra i suoi titoli, si possono ricordare: L’uomo camuffato, romanzo, 1999; Addio alla città imperiale, poesie, 2002; Il cavaliere e l’annuncio, racconti, 2004; Il fiume sacro, saggio, 2004; L’uomo differito, antologia di romanzo, 2006

In questa nuova raccolta l’autore ripropone due temi già affrontati nella precedente: il ricordo di una donna amata nel passato, perduta per colpa della morte, ma ancora viva nella memoria e l’adesione, a livello stilistico, all’ermetismo, con la scelta conseguente di un linguaggio allusivo e non immediato. Mentre nella raccolta precedente la città protagonista era Roma, qui appaiono anche altri luoghi, altre città, come Venezia, in una poesia conclusiva, dove si fa sottile il confine tra realtà ed immaginazione.

Chiara e mattinale
Io ti rivedo chiara e mattinale
come nel giorno del tuo rosa antico
quando i tuoi anni in primavera
nella serra fiorivano
d’inverno lungo la riviera,
il giardino della mia memoria.

Tu giochi sempre al rito antico
con il tuo amico, ora assorto
ad osservare nel cortile
del palazzo nobiliare
i rampicanti che dalle alte mura
scendono tra le finestre chiuse.

Qui finirò di leggere il giornale
e la tua voce ancora domani
ascolterò. È tardi, Roberta,
non certo per l’elegante tua
figura, che risoluta muovi
tra i tavolini vuoti del caffé.

Ai limiti del cerchio, sorridente
partecipa un muto testimone,
le parole si muovono in silenzio
nell’incontro dei nostri
sguardi impacciati, delle nostre
un po’ ridicole intese;
ma il tempo ci abbandona,
se ne va, amica migliore.