PartyZan

Rassegna Internazionale Dei Suoni Indipendenti – Stagione 2005/06, Rende (CS) – ITALIA. Tutti I Mercoledì (Dal 09 Novembre 2005 Al 10 Maggio 2006) Presso Il B-SIDE Live Club, Via F.lli Bandiera 96 – Commenda Di Rende (CS). Click For Infos.


 

PartyZan “the original indierock event”
Rassegna Internazionale dei Suoni Indipendenti
Stagione 2005/06, Rende (CS) – ITALIA
Tutti i Mercoledì (dal 09 Novembre 2005 al 10 Maggio 2006)
presso il B-SIDE Live Club, Via F.lli Bandiera 96 – Commenda di Rende (CS).


Direzione artistica: Robert Eno – Responsabile artisti: Fabio Nirta
Ufficio stampa e Funzine: Mauro Nigro, Cristian Rosa



CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE + APERITIVO:
LUNEDI’ 07 NOVEMBRE 2005  ORE 12
presso B-SIDE LiveClub, Via F.lli Bandiera 96
(di fianco Stadio M.Lorenzon) – Commenda di Rende (CS)


TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA SONO INVITATI A PARTECIPARE



Il progetto PartyZan viene portato avanti (ormai da quasi tre anni..) da un collettivo di amanti della musica nelle sue più diverse forme.  Ha come obiettivo la divulgazione di tutta la musica di elevata qualità che proviene dalle realtà indipendenti, quelle che di solito trovano poco spazio nei contesti legati alla grande industria musicale. Per questo motivo all’interno della rassegna trovano spazio: concerti, djset, videoinstallazioni.. Performance eclettiche che vanno dal indierock al freejazz, dall’elettronica al folk.. Insomma, una vera e propria proposta culturale, mirata a valorizzare quanto di buono e di nuovo c’è nel sottobosco musicale mondiale, con uno sguardo attento anche al panorama indipendente italiano e locale.
  
                     Programma Eventi (già confermati)
                             N.B.: i dj set pre e post concerti sono curati da Fabio Nirta e Robert Eno


                             Novembre:
                             09 Nov – Need New Body (USA)
                                            + Shale (CS, ITA) + djset


                            16 Nov – Super Elastic Bubble Plastic (ITA)
                                            + djset
                            23 Nov – My Way My Love (JPN)
                                            + Morning Bell (CS, ITA) + djset


                            30 Nov – (da definire)
                                            + Subway Undersea (RC, ITA) + djset


                            Dicembre:
                             07 Dic – Cactus (ITA)
                                            + The Other Voices (RC, ITA) + djset


                             14 Dic – The Intellectuals (ITA)
                                            + Capt. Quentin (RC, ITA) + djset


                             21 Dic – Chikinki (UK)
                                            + gripweed. (CS, ITA) + djset


                             28 Dic – The Hub (USA)
                                            + Saint Ferdinand (RC, ITA) + djset


                     EVENTO SPECIALE:
                     Sabato 28 Gennaio – ART BRUT (London, UK)
Mercoledì 9 Novembre da Philadelphia: NEED NEW BODY


NEED NEW BODY (5RC/Kill Rock Stars)
Nati dallo scioglimento dei Bent Leg Fatima, i Need New Body danno vita ad un ensemble tra i più vari e articolati che la recente storia del rock ricordi. Tom Kinsella, leader dei Joan of Arc li ha definiti come il miglior gruppo rock dei nostri tempi. Nonostante il grosso impegno strumentale(sitar, sintetizzatori, banjo, sax, clarinetti, xilofoni, percussioni esotiche, eccetera, eccetera), ciò che sorprende veramente è l’assoluta inclassificabilità di questo gruppo. Si potrebbe pensare a Frank Zappa, per il generale piglio parodistico; o ai Soft Machine, per l’impostazione artistica; o ai Faust per l’incedere sconclusionato. In realtà tutti questi riferimenti mostrano la propria inadeguatezza durante l’ascolto delle singole tracce. CR Eyball, ad esempio, è a tutti gli effetti un blues bohemien nella tradizione di Tom Waits. Dirty Bitch procede invece con scatti robotici che rievocano il fantasma dei Devo, Buffalo Stance  un perfetto trip-hop. Allo stesso tempo Gable On/Banji si fonda pesantemente sul raga rock del periodo psichedelico, Ulu Dance 2000 gioca col free jazz più astratto, Tittie Pop si diverte a citare le inflessioni psichedelico-californiana degli anni sessanta e |rlmp|rievoca il fantasma avanguardista dei This Heat. Insomma, un album assolutamente vario e composito, impossibile da ricondurre a un genere specifico che sicuramente divertirà i cultori della musica rock che potranno giocare a ritrovare le varie influenze all’interno dei singoli pezzi. In fondo sono loro i destinari di questa musica che rifugge il progresso per purificarsi in una costante e sublime ricapitolazione.


Need New Body – Where’s Black Ben? [2005 – 5RC]
Ancora psichedelia, art-rock, hip hop, country, krautrock, electro e free jazz. Se sotto certi aspetti potrebbero sembrare una versione più educata dei Butthole Surfers di Rembrandt Pussyhorse o degli Half Japanese, come non mancano neppure decisi richiami alle intemperanze ritmiche di Can e Neu!, in particolare nella parte finale del disco, mentre certi passaggi più virati all’elettronica si avvicinano a territori non dissimili da quelli frequentati dai Trans Am e siparietti in chiave Residents. L’ascolto del disco è, insomma, tutt’altro che lineare e il gruppo sembra divertirsi un mondo a spiazzare l’ascoltare cambiando continuamente, e improvvisamente. Tra i momenti meglio riusciti senza dubbio l’iniziale Brite Tha’ Day (mc 900 foot jesus che ha perso il suo laptop durante un volo…e mi sa che a rubarglielo è stato Beck) merita un posto di riguardo, così come Totally Pos Pass. Impossibile però non citare la sconvolta Outerspace insieme alla cosmica Badsooh + Seagull War = Die. Ma è un disco in cui tutto cambia così in fretta e che ad ogni ascolto si rivela nuovamente diverso che dirci qualcosa sopra è assolutamente inutile. Altro lavoro inclassificabile, di base folk deliristico.
DICONO DI LORO: Electro-dance alla Kraftwerk, psychedelia radioattiva alla red Kryola, fughe incalzanti alla Thinking Fellers Union, dada-punk, lo-fi al fulmicotone,esilaranti interludi per piano e voce o per solo benjo, brandelli di free-jazz e parodie della Arkestra di Sun Ra. Tutto questo sono i Need New Body: un gruppo mosso da sacro furore!”Come un raggio laser emanato da Dio per salvarci dalla giungla della noia”.


Mercoledì 16 Novembre da Mantova: SUPER ELASTIC BUBBLE PLASTIC


Gionata Mirai (Chitarra e Voce)
Gianni Morandini (Basso)
Alessio Capra (Batteria)


Stelle nascenti del firmamento indie rock italiano, si stanno imponendo ad un pubblico sempre più vasto grazie alla sapiente organizzazione dei live targata MESCAL. Presenti sul palco del Coca Cola MTV Day con Korn e Linea 77,  all’ HEINEKEN JAMMIN’ FESTIVAL con Oasis, Velvet Revolver, Mercury Rev e Billy Idol, al ROCKINIDRO a Milano come unica band italiana sul main stage!!! Pronti al prossimo tour insieme ai Linea 77, impreziosiscono il nostro calendario di novembre, regalandoci la loro PRIMA DATA “MERIDIONALE”  del loro tour.
 


Biografia
Nascono a Mantova nel febbraio 2001. Prima di tutto, un “gruppo di improvvisazione”. Esibizione Numero Uno: megastore di abbigliamento, sabato pomeriggio dalle 15 alle 20. Una jam di cinque ore. Esperimento riuscito, visto che proseguono l’attività live senza avere mai un’idea di cosa avrebbero suonato, nessuna canzone provata o abbozzata. Dopo circa un anno e diversi show ‘improvvisati’, i SEBP cominciano spontaneamente a dare forma a pezzi strutturati che un addetto ai lavori avrebbe definito “dal sapore indie-r’n’r”. Una nuova sfida. Nel giro di pochi mesi viene registrato un demo di cinque pezzi intitolato “The Double Party of the Widow”. La routine è sempre quella: partecipazioni a vari festival e concorsi locali (primo premio al concorso ‘No Cover’ di San Benedetto Po, MN). Nel settembre 2002 fanno da opening act per One Dimensional Man. Il rapporto tra SEBP e ODM continua durante l’anno successivo, mentre cominciano le registrazioni del primo album: prodotto da Giulio Favero, che nel frattempo decide di lasciare l’uomo a una dimensione. Ecco “The Swindler”: un disco “d’amore e d’odio”, tra politica e relazioni interpersonali, senza mezze misure. Partorito con l’urgenza del condannato. Voglia di suonare, di fare concerti, di spaccare. Incazzato. Emotivo (“11 sett 2001: non dico che ci vorrebbero due torri al giorno, ma smettete di stuprare il mondo altrimenti non lamentatevi se vi vogliono morti”). Solitario, perché “la qualità non paga, è richiesta solo fuffa”.




Mercoledì 23 Novembre da Tokio: MY WAY MY LOVE



MY WAY MY LOVE
Da Tokyo, Yukio Murata, Takeshi Owaki, e Dai Hiroe hanno ormai raggiunto un’ottima reputazione in Giappone come My Way My Love.
Sono un trio di un noise sperimentale, hanno alle spalle diversi tour americani e nel resto del mondo, ora incidono per la File 13 Records di Chicago(Usa) .
Si autodefiniscono essere “convulsed in the ‘loop’ sound between ‘noise’ and ‘punk.” Il loro suono impazzisce a velocità inaudite. Accelerano sempre di più senza misura. Nello stesso tempo melodie indimenticabili e forma canzone incontrano temporali di rumore, semplice ed energica espressione artistica. I My Way My Love sono definitivamente un nuovo tesoro per tutti e due gli emisferi.


FILE 13: Label gestita da Justin Sinkovic (Atombombpocketknife) Stephen Schmidt (ex-Thumbnail) e Celeste Tabora (Solid PR). Tra gli artisti in roster Martin Rev dei Suicide, The Silent League (membri di Mercury Rev e Interpol), gli italiani Franklin Delano. Tra le ultime novità anche i giapponesi My Way My Love, Red Eyed Legends e The Poison Arrows, nuovo progetto di Justin. Dischi fatti con il cuore, zero businnes.
 


Biografia
Nel 2000 Yukio Murata decide di dare vita al suo nuovo progetto, My Way My Love, a Tokyo. Takeshi Owaki ae Dai Hiroe raggiungono velocemente Yukio e My Way My Love diventa la sua nuova macchina rock pronta a percorrere la terra del sol levante . Dopo 4 anni di live performances in Giappone e America My Way My Love sono pronti a scuotere anche l’ Europa.
 Tra il 2001 e il  2003 My Way My Love grazie ai cds autoprodotti: “Dedicated to an Angel on Your Shoulder,”,”Boot Bum 1.0,”, “Boot Bum 0.9,” “Boot Bum 1.1” guadagnano la stima del pubblico giapponese indie rock. Le loro canzoni passano ormai in TV e radio, i loro volti “plastificati” sulle copertine dei magazines nazionali.  Hanno recentemente preso parte al “London Punk 1977 Tribute” [Victor Entertainment], insieme ad altre famose band Giapponesi come Kemuri e Cicada, eseguendo una cover di “Strange”  dei Wire. La band ha inoltre scritto 2 canzoni per l’icona giapponese pop-goth, movie e music star Sakurai Atsushi (da Buck-Tuck: “Hallelujah!” e “Explosion”). La loro ultima uscita “Hypnotic Suggestion:01” [File 13 Records] dovrebbe allargare gli orizzonti della band definitivamente.Con il loro sound stravagante ed aggressivo, arrampicato tra melodie pop sghembe e irriverenti incursioni tra il noise e il punk, per la prima volta in Europa dopo l’ennesimo tour americano di cui lo splendido ultimo dvd da testimonianza.





Mercoledì 30 Novembre da Bologna: SETTLEFISH



I SETTLEFISH sono Jonathan Clancy (voce, chitarra, synth), Emilio Torreggiani (chitarra), Bruno Germano (chitarra, voce), Phil Soldati (batteria) e Paul Pieretto (basso). La band vive a Bologna. Tutti i membri sono italiani tranne Jonathan che è nato in Canada.
Dance A While,Upset è l’album di debutto della band su Deep Elm records (etichetta statunitense storica dell’indie e dell’emocore) ed è stato registrato nel mese di giugno 2002 da Danilo Silvestri, Bruno Germano e i Settlefish al Vacuum studio di Bologna.
I Settlefish sono anche presenti sul capitolo 9 delle emo diaries, con la traccia “when the lights become green”. La band tra marzo e aprile 2003 ha anche fatto parte del tour benefit “To young to die”, organizzato in collaborazione di deep elm e della associazione americana contro il suicidio giovanile, suonando 31 show in america insieme ad altre band della label come brandtson, red animal war, david singer, e desert city soundtrack.
Dopo pochi mesi si imbarcano in un altro tour lungo 5 settimane, stavolta organizzato dagli amici di Alice Records. Suonano per tutto ottobre e parte di novembre 2003 in lungo e in largo per l’europa, toccando grandi città come Londra, Berlino, Monaco e condividendo il palco con grandi band eurpee, come Yage (ebullition rcds) e Logh (bad taste/deep elm), e altrettanto superbe band americane: Garrison (revelation records) ed El Guapo (dischord records). I Settlefish sono molto attivi anche in italia, hanno infatti suonato moltissime date soprattutto nel nord e nel centro della penisola. In Febbraio 2004 la band affronta un altro minitour insieme ai compagni di etichetta The Appleseed Cast (Tigerstyle/Deep Elm) in Svizzera ed Italia. In Maggio sempre dello stesso anno i Settlefish fanno un tour di due settimane da headliner in Inghilterra.
Nel frattempo esce uno split cd con i labelmate e amici desert city soundtrack e sounds like violence sempre su Deep Elm Records. Il nuovo full lenght registrato in Luglio 2004 allo studio Esagono di Rubiera (RE) vede la produzione di Brian Deck, noto per i suoi lavori per Califone, Modest Mouse, Iron & Wine, Atombombpocketknife e per essere stato il batterista dei Red Red Meat. (dal sito di Labile).
I SETTLEFISH “enormemente cresciuti grazie all’attività dal vivo, tornano ora con THE PLURAL OF THE CHOIR: un eccellente disco in bilico tra post-punk e nervosismo indie che colpirà tutti coloro che hanno amato band di culto come Van Pelt e Lapse”. (Rossano Lo Mele ).





Mercoledì 7 Dicembre da Roma: CACTUS


Filippo (voce,chitarra), Federico (basso), Raniero (batteria,cori) al Partyzan per presentare il loro lavoro per Hate records. Questo è quanto vi è dato sapere di una delle due bands romane di cui più si è discusso negli ultimi mesi? Si, per quanto mi riguarda. Faccenda spinosa, i Cactus. La battuta è fatta, adesso una loro bio attraverso  le recensioni ottenute negli ultimi mesi.


CACTUS – Clangore (Hate records).
“Simili vagamente ai nuovi r’n’r wavers inglesi come Neils Children, rappresentano una stupenda sorpresa. Basso rappreso e incalzante alla Gang of Four, riff di chitarra ossessivi, come se gli Stooges fossero originari di Sheffield, i Cctus ti prendono per la gola e ti obbligano al loro alienante percorso. Debutto al fulmicotone.”
(Claudio Sorge, rubrica Last Gang in Town, Rumore 157).


CACTUS:THE GANG OF THREE da Rumore 158 Fantasmi rock’n’roll a Roma  di C. Sorge
Filippo:” Io e Raniero ci siamo conosciuti nel ’99 a un concerto delle Motorama, federico l’abbiamo conosciuto al Polyester, una rassegna di gruppi romani… La prima prova con i Cactus è stata bella, improvvisando ci siamo trovati bene da subito, una perfetta alchimia. I punti di riferimento musicali di partenza in comune hanno aiutato: Joy division, cure, wire, gang of four.” E poi Cramps e Fall (melodie e modo di cantare), dal garage punk il culto per il brano breve e conciso.” Sufficientemente disillusi e cinici rispetto al fatto di fare successo con una musica che è pura espressione di cinetico disagio esistenziale, i cactus sanno che possono permettersi di essere più sinceri e sperimentali possibili. Ma senza mai rinunciare all’impatto frontale. Vederli dal vivo per credere.


 


Fabio Polvani:Blow Up.
Nuovo appuntamento con la serie di singoli dell’etichetta romana Hate. I concittadini Cactus si distinguono per una impostazione strumentale tipicamente post-punk con tracciati di basso in prima linea e lamine chitarristiche a sferzare l’andamento delle canzoni. L’atmosfera malsana che le avvolge tuttavia fa pensare ad altri riferimenti, che siano Stooges, Gun Club o Chrome Cranks.
Terminal Boredom
No, not the Seventies post-Vanilla Fudge boogie band. These guys are Italian, and they play the sort of reverent early Eighties post-punk that the Geisha Girls do (think Gang of Four circa the “Damaged Goods” EP), although perhaps a little less proficiently. Two angular offerings on the A side, and the flip is actually a bit wilder, more in the vein of TVPs or The Fall than the Gang. If you dig this sound you may find it interesting (I do), and I’m very surprised there is an Italian band that sounds like this for some reason. Scum stats: this is Music for Haters Vol. 5, limited to 275 copies on black vinyl.





Mercoledì 14 Dicembre da Roma: THE INTELLECTUALS


Amici partyzani il mio sogno si avvera!!! Io che sostengo che lo spessore serve (ecchediamine!) e che il livello culturale del partyzan è patrimonio cittadino e come tale va difeso, io che ho combattuto le battaglie civili delle donne, io insomma, meno responsabile che mai, ho piacere di presentarvi The Intellectuals.
Scherzi a parte, posti come uno dei gruppi da raggiungere e “bloccare” per il primo bimestre del Partyzan, si è dimostrato per me tra i più difficili causa la scarsa reperibilità di contatti su internet, causa il mio pessimo rapporto con la rete…e grazie a myspace ed al fatto che i gripweed si sono creati un loro spazio e per spirito di emulazione e di rivalsa sociale nei confronti dei gruppi fighi, me ne sono creato uno anch’io.
Bene, se siete riusciti a leggere tuttod’unfiato il periodo precedente (tra i più imbarazzanti della mia longeva carriera di scrittore) e se siete interessati agli Intellettuali come si spera, questo è per voi:


The Intellectuals si presentano da soli:
Abbiamo cominciato per scherzo, all’inizio volevamo essere una band fantasma, solo dischi e niente concerti e per un anno e mezzo ci siamo limitati a suonare in cantina per vedere che ne usciva fuori, con un orecchio al punk minimale del ‘77 e l’altro al r’n’r Lo-Fi di etichette come Crypt e In The Red… poi abbiamo deciso di venire allo scoperto ed ecco l’esordio live di spalla a King Louie e Dixie Buzzards. Dopo quel caotico gig sono partite tante altre cose, un pezzo su una compilation, altri concerti, un singolo 7” (volume uno per la serie ‘music for haters’) ottimamente accolto dalla stampa di settore, ancora altri concerti e sopratutto una costante maturazione di un suono che andasse oltre le nostre iniziali aspettative, raccogliendo tutto il buono che veniva dai nostri ascolti quotidiani: il rock’n’roll, il punk, il garage dei ‘60, il soul e il blues… dopo tre anni abbiamo capito che potevamo esprimere molto di più di quanto ci eravamo ripromessi e abbiamo cominciato a farlo! (…) Arriviamo quindi al 2004 con un nuovo singolo su VidaLoca (split con i Rock’n’roll Adventure Kids) due pezzi che riportano il discorso al punk più essenziale (New_Ballance) e ad una malata e viscerale vena R’n’B (Lover). Il 45 giri riscuote diverse buone recensioni sia in italia che all’estero (Maximum Rocknroll, Orizontal Action, Terminal Boredom) e fa da apripista all’uscita del nostro primo LP.
Registrato in una session di due giorni all’Outside/Inside Studio, ‘Black! Domina! Now!’ rappresenta quello che fino a quel momento sono stati gli Intellectuals, con pezzi che vanno dal primissimo periodo (‘Recycle No.1’) fino a canzoni scritte poco prima di registrare (‘With My Pills’). Abbiamo messo insieme circa due anni di musica, scartando, tagliando e mischiando idee che all’inizio ci sembravano distanti e che invece alla fine hanno dato vita ad un suono unico e a uno stile omogeneo.


The Intellettuals are:
Guitar_Boy
Drum_Girl


Il loro ep di debutto sono stati accompagnati da grossa attenzione della critica straniera. Hanno avuto una meritatissima recensione (5/5) sul numero #156 di Rumore con tanto di pagina intera ed intervista di Claudio Sorge (che sicuramente non guasta)!
 




Mercoledì 21 Dicembre da Bristol: CHIKINKI


Siamo di fronte a uno dei main events della stagione. Il gruppo più di ogni altro legato ad una  Bristol bella e artisticamente complessa. Un album dalle grosse aspettative l’ultimo Lick Your Ticket, un album da classifica inglese e dalla produzione di altissimo livello.
I Chikinki si sono avvalsi dell’esperienza di Steve Osborne (U2/New Order) alla produzione e di Alan Moulder (Depeche Mode/Smashing Pumpkins,NIN) al mixaggio, e già queste potrebbero essere ottime credenziali anche se non sempre grandi suoni fanno grandi album.
La voce del cantato di Brown ricorda, nella sua sofferenza, il cantato dei Bloc Party.



Chikinki:Lick your ticket (kitty – Yo/Island , 2005)


I Clash tempo fa cantavano Guns of Bristol. I Chikinki, che proprio dalla città britannica arrivano, possono essere considerati come le pallottole di quei fucili. Arrivano da Bristol, la città che ha dato i Natali al trip-hop, a Tricky ed a tutta quella scena. Bristol, Inghilterra, località di periferia, distante da Londra, ma neppure tanto. Zona industriale. I Chikinki arrivano da Bristol e la loro musica risente poco o nulla di quella scena. Insomma, se vi aspettavate di ascoltare gli ennesimi nuovi massive attack o se siete impallati di trip – hop, vi annuncio dolorosamente che la stagione si è chiusa definitivamente con Liquid di Recoil (capolavoro).
Il loro primo ascolto ti lascia un retrogusto da sinth-pop piacevole, il secondo è decisamente più convincente. Una canzone come “Ether Radio” ha tutte le potenzialità dell’indie-hit: è sfacciata ma non più di tanto, ha un ottimo ritornello e delle linee melodiche interessanti. Insomma, resta attaccata alle antenne con una notevole facilità.
Rock, pop, indie, electro e crossover, tutto questo è Lick Your Ticket, disco acido, senza compromessi. Riff di chitarra dai suoni più disparati, tastiere utilizzate in mille modi e Rupert Browne che canta in maniera dolcemente baritonale.
Si parte con Assassinator 13 e il sinth entra a forza nell’aria, diventando un universo in cui naviga il suono melodico di chitarra misto a una voce rilassata e ben utilizzata. La traccia seguente, Ether Radio, ci riporta in un atmosfera tipicamente pop anni 80 in cui le tastiere disegnano melodie facilmente apprezzabili. Nel disco trova posto anche musica d’ispirazione dark sul modello dei Cure. Mi riferisco in particolar modo alla cupa Hate Tv . Scissors Paper Stone ricalca la lezione di Epic Rock data dai Radiohead.
Le dodici tracce che compongono il lavoro – primo e vero per una etichetta a distribuzione intenazionale – alternano continuamente facili ballate in stile quasi Oasis a set ritmici molto vicini ai primi Prodigy o agli Smashing Pumpkins più elettronici.


“AMBIZIONE non é una parola sporca per i Chikinki, ma non é nemmeno divertimento. Scrivono inni ad alto voltaggio sulla lussuria, la disperazione, l’eccesso, la paranoia e l’euforia…”





Mercoledì 28 Dicembre da New York: THE HUB


Definiti dal New York Post “awesome and unforgettable”, questo gruppo di giovani e arrabbiati jazzman americani sta sconvolgendo il mondo della musica con una sapiente e misteriosa mescolanza..
The Hub è un trio di free-jazz newyorkese. The Hub hanno suonato nei jazz clubs più esclusivi europei  come The Knitting Factory, Copenhagen Jazz House and UK’s The Wardrobe. Il Guardian (UK) ha detto di loro: “The Hub’s music is best described as free jazz meets death metal inside the blades of a combine harvester”.Uscito dalla scena underground di  Brooklyn, questo avant-garde jazz trio ralizza un blend moderno di stili musicali incredibilmente diversi fra loro. Il Metro  (UK) ha scritto: “The hungry young players in The Hub have a voracious appetite for far-flung sounds, Charles Ives, Busta Rhymes and Slayer are given as reference points, but their energy, openness and attitude pin them to a specific place and time: namely New York City at the dawn of the new millenium.”
 The Hub sono  Dan Magay (saxophone), Tim Dahl (electric bass) and Sean Noonan (drums). Questo è quello che nel mondo si dice di loro singolarmente: On drums Sean Noonan displays incredible amounts of energy and original, creative talent. “Behind the drums, Noonan contorts his body spasmodically as if he’s just stuck his fingers in an electric socket. He has an extremely unorthodox approach, waving his limbs about in a manner guaranteed to horrify jazz purists, and he occasionally attacks his cymbals in mock rage.” (James Griffiths, music critic). “Dan Magay on saxophone holds his own
amid the maelstrom, curling off sinewy lines that refuse to be intimidated.” (The Guardian). Tim Dahl, an innovator of the electric bass is described by jazz legen Yusef Lateef as “a model of soul and mind in search of ultimate truth and aesthetic”.
Questo è ciò che il Guardian ha ancora scritto di loro in occasione del loro secondo show:” Some leave aghast at the level of noise that this “jazz band” actually puts out. Some are shocked by the rock star posings of Tim Dahl as he mutilates his bass in a frenzy of soloing. Others are thrilled by the cutting-edge sound that the band brings from the Brooklyn underground scene. But one thing’s always for sure – no one is bored.”
E in Italia: “Tocca ai The Hub, un trio basso-sax-batteria da New York. Oddìo! Standard jazz devastati e resi balletti meccanici, hard-bop isterico. Giovani e spietati, veloci e perfetti, algidi e spettrali. Il bassista passa da sonorità alla Pastorius e Percy Jones, a distorsioni alla Red Hot Chili Peppers e Rage Against the Machine. Il tutto, però, messo in un frullatore a velocità massima. Come andare sulle montagne russe. Ooooooohohhh! Spezzoni velocizzati di combattimenti di kung-fu e macchinine a scontro, autostrade, folli bolidi che sfrecciano in ogni direzione, incidenti mortali e carambole automobilistiche a cui nessuno bada. Bossenove spappolate, ballads e pezzi free attraversati da scariche elettriche da 5000 volts. Roboanti, freddissimi tecnicismi… Fuori, aggressivo, sibila ancora il vento e, dopo una serie di mulinelli, scaglia polvere e frammenti di foglie secche nei miei occhi, facendomeli lacrimare”.  Nient’altro da aggiungere: The Hub.
Discografia:
1. “Vandalism” – 2000
2. “Accident” – 2001
 3. “Trucker”- 2003
4. “Live at the Guggalander” – 2004



Sabato 28 Gennaio, da Londra: ART BRUT


ART BRUT – BANG BANG ROCK AND ROLL
E’ veramente gratificante avere l’opportunità di realizzare il concerto degli Art Brut, il primo concerto calabrese di un gruppo che ha firmato per Rough Trade. Un vero vanto essere sullo scaffale insieme agli Smiths.   Alla stessa maniera, mi dovrete perdonare l’imparzialità nel giudizio. Mettendo subito le cose in chiaro: si tratta del miglior disco rock inglese del 2005. Formed a band è l’inno della generazione post-punk-art-wave o come preferite chiamarla. Scritta in cinqueminuticinque nella prima sessione di prove della band,  si apre con un “Noi abbiamo formato una band, guardateci, abbiamo formato la band…io voglio essere il ragazzo, l’uomo che canta la canzone che farà andare d’accordo Palestina e Isdraele…”. Dissacranti, ironici e taglianti come i Television Personalities anni fa, estetici/estatici come solo i The Fall,  Eddie Argos ironico, deragliante, logorroico e sfrontato come Jarvis Cocker. La scena si ripete con My little brothers dove il fratellino di 22 anni ha scoperto il r’n’r ed ha letteralmente perso la testa, ascolta solo b-side e bootleg dove si ripete la frase:”Come mai i nostri genitori ci trascurano?” ed Emily Cane, storia d’amore (?) di un ex quindicenne in piena auto – critica post – adolescenziale. Inclassificabili:” Non leggo NME da tempo e quindi non so più che genere di musica suono…”. Potrei andare avanti così per ogni canzoni di questi 33 circa minuti di musica pluripremiata e celebrata mai abbastanza. Bloc Party sarà pure un bel disco (e li vedrei pure volentieri dal vivo), ma questo è veramente un’altra cosa.  Perfetto, come me e te.(F.N.)
Band come gli Art Brut non nascono molto spesso, con gli ultimi conteggi diremo una volta ogni quindici anni.
Il Guardian li ha definiti ’cooly uncool’ e  coccolati come  una ricchezza artistica nazionale, ed era dai tempi di ’Hand in Glove’ degli Smiths che una band non si annunciava così astutamente come gli Art Brut hanno saputo fare con il singolo ’Formed a Band’. Eddie Argos (frangetta frivola, voce e fondatore della band) sostiene di aver avviato la ragione sociale perché voleva incontrare persone, e dichiara di divertirsi tantissimo a scrivere pezzi che parlano della sua vita come Jonathan Richman poteva fare negli anni 70.    La musica vi sembrerà un’ubriaca cacofonia tra i Magazine, Nirvana e The Fall, mentre i testi sempre più personali virano tra consapevoli osservazioni di Mike Skinner (The Streets) e lacerante onestà di Mark E Smith (The Fall).Sono stati messi sotto contratto dalla Rough Trade nel giro di un’ora, tanto il tempo passato dalla ricezione di un loro mp3 (’Formed a Band’) alla firma per la pubblicazione del primo singolo.
Il nuovo album ’Bang Bang Rock’N’Roll’ è stato registrato a Londra con John Fourtis (Luke Haines) e viene dichiarato dalla band come più accessibile e vulnerabile dei singoli che l’hanno preceduto. Il titolo dell’album viene da un verso di ’In The Cappuccino Bar’ di Jonathan Richman. Art Brut, il nome è preso dal movimento artistico descritto da Jean De Buffet nel 1945 come ’arte creata da coloro estranei ai tradizionali circuiti artistici’. (Spaziale Lab.)


CREDENZIALI:
– Firmano un contratto per rough trade in un’ora
– Formad a band miglior singolo del 2004 per NMA e Rolling Stone e Indipendent
– Il video di “Formed a band” è premiato con il secondo posto da MTV per la categoria rock
– Miglior gruppo rock esordiente, miglior album e miglior live per oltre 10 magazines UK
– “Formed a band” inno generazionale della nuova ondata di wavers inglesi
LA STAMPA DICE DI LORO:
Disco del mese: Art Brut
Scritto da Depolique
Bang Bang Rock And Roll (Fierce Panda)
Ci ha messo un’ora la Rough Trade a mettere sotto contratto gli Art Brut; il tempo trascorso tra l’ascolto di “Formed A Band” e la firma di un accordo per un singolo. Come dargli torto, d’altronde per un breve periodo si è trovata tra le mani l’esplosivo singolo firmato dall’ultimo hype britannico, e non solo (anche Rolling Stone -quello americano- dopo NME, ha eletto “Formed A Band” singolo dell’anno 2004).
Gli Art Brut sono il fiore all’occhiello della scena Art Rock con base a New Cross, South London (da dove tra l’altro provengono tali Bloc Party…), da circa un anno “il posto dove essere” a Londra per ascoltare prima di altri la musica che sarà. Grazie al lavoro di un’etichetta (la Angular Recording) che nella scorsa stagione ha sapientemente lanciato il fenomeno grazie a due compilation (su cui hanno fatto capolino anche le attuali star Bloc Party) a New Cross è fiorito quello che è stato soprannominato l’Art Rock Do It Yourself (oltre agli Art Brut ci sono The Violets, The Long Blondes, Luxembourg ecc…). E’ sui palchi di locali come il Paradise Bar o il The Venue che si è consumato nuovo  e temporaneo passaggio di consegne tra USA e UK: dal Punk Funk di New York City all’Art Punk di South London.
Ma veniamo agli Art Brut. Dopo due singoli decisamente aggressivi, il secondo dei quali ha segnato l’inizio del sodalizio con la Fierce Panda, la band è arrivata a “Bang Rock And Roll”, album che giunge qui in Italia grazie alla passione per la musica d’oltremanica e all’instancabile lavoro del team della Foreign Affairs. Il nome della band deriva da una definizione del pittore Jean Dubuffet, coniata sul finire della Seconda Guerra mondiale, atta a identificare quelle opere d’arte create senza alcuna intenzione artistica o estetica, nate solamente in risposta a un bisogno, ad una pulsione creativa. Questo il principio guida del quintetto capeggiato da Eddie Argos, che con il suo cantato/parlato vagamente Mark E Smith, fa il possibile per tenere lontani melodia, pretese artistiche e Pop (“Emily Kane” e “Moving to LA” sono le uniche concessioni) dal suono degli Art Brut, quattro giovani in “balia” del loro frontman. Fiumi di parole e pensieri autobiografici sovrastano la musica degli Art Brut.  Un’occhiata ai testi della band possono rendere l’idea dell’Argos-pensiero: musica e critica musicale nell’hit “Formed A Band” (this is my singing voice, it’s not irony, it’s not Rock & Roll, we’re just talking, to the Kids) e in “Bad Weekend” (Haven’t read the NME in so long, don’t know what genre we belong), gioventù anglosassone in “My Little Brother” (“my little brother just discovered rock n roll, there’s a noise in his head and he is out of control…he is only 22 and he is out of control”) ed infine amore/frustrazioni sessuali tra le righe di Emily Kane (“I was your boyfriend when we were 15, it’s the happiest that I’ve ever been. Even though we didn’t understand how to do much more than just hold hands”) e “Good Weekend” (First time I saw her, I wanted more than just to hold her), ”Rusted Guns of Milan” (It doesn’t mean that I don’t love you, one more try with me above you. It’s got nothing to do with anything I’ve had to drink). E’ nelle liriche del suo leader, già soprannominato il nuovo Jarvis Cocker, quindi, il punto di forza degli Art Brut, che musicalmente non brillano certo per originalità (ma chi tra le ultime esportazioni britanniche può vantarsi di ciò?), traendo spunto dalle sonorità Post Punk di fine anni ’70, così come dal Punk (pensate ai seminali Buzzcocks o ascoltate il retrogusto Clash – dei quali live suonano una cover di “I Fought The Law”- di “My Little Brother”). Il risultato? Mezz’ora di musica, esplosiva come una bomba, anzi, come dodici proiettili che vanno tutti a segno: bang! bang!


Rumore #157 , Rumore #158 (Intitolato “Formate una band”), Rumore #161 (recensione dell’album 5/5 “…altro basilare rumore dell’anno con Silent alarm dei Bloc Party e The Others degli Others” Beppe Badino)


 


 


 


A cura di: Fabio Nirta, Robert Eno