Robert M ‘Robert M’


(Accretions 2004)

Robert M, all’anagrafe Robert Montoya, già membro del collettivo Trummerflora, nel curriculum collaborazioni con gente tipo Ultra 7, Le Quan Ninh, Ernesto Diaz-Infante, percussionista e sound-artist, adesso l’ennesimo musicista colpito dal virus della musica da laptop, qui al suo debutto solista. Un disco oscuro, claustrofobico, a tratti angosciante nel suo procedere come avvolto dalla nebbia e con i piedi che arrancano nella palude. Del resto già basta scorrere titoli quali Sinestre e Nebulosa 9 per percepirne gli intenti fascinosamente tenebrosi, perseguiti attingendo in parte alla tradizione industrial inglese di gruppi quali Clock DVA, Cabaret Voltaire, ma anche agli incubi generati dagli Scorn, e in parte a minimal techno e ambient nera come la pece. Molto marcata l’attenzione all’elemento ritmico, vera forza propulsiva del lavoro, in un succedersi di ritmi ora meccanici ed ossessivi, ora impalpabili pulsazioni isolazioniste, a cui si somma un uso intelligente di samples; principalmente voci umane captate da quelle che sembrano trasmissioni radiofoniche e televisive. Repetita Iuvant, e Montoya come uno sciamano voodoo sa come sfruttare quella che può essere la potenza persuasiva/ossessiva delle infinite reiterazioni di ritmi e suoni, finendo spesso e volentieri per ottundere e soggiogare i sensi in un continuo gioco di apparizioni, riapparizioni e morphing. Notevole il trittico dei brani iniziali: …you are soaking in it alterna sinistre folate di feedback, ad infernali danze robotiche, Sinestre fagocita di continuo se stessa nella sua austera processione mentre delle voci ripetono continuamente Hello e Nebulosa 9 nasce come cupo crepitare ambient di un vortice che sembra inghiottire tutto per poi sfociare in una inarrestabile progressione tribal-techno. Anche il resto del disco non è male, ma 72 minuti di timing totale sono veramente eccessivi per mantenere la forza d’urto dei brani iniziali.

Voto: 7

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