Secret Mommy ‘Hawaii 5.0’


(Ache, 2004)

La sola copertina, un disegno naif in cui un pesce divora indistintamente un ammasso di cose e persone, lascia già intuire qualcosa e ancora di più fanno il groviglio di links in cui è possibile imbattersi partendo dalla homepage di Secret Mommy. Caos organizzato ovunque, in quella miscela di immagini fumettistiche e collagistiche, di pop art, di schizofrenia. Siti tutti rigorosamente non user friendly, ma ultra cool, un vero sputo in faccia a tutte le regole della web usability e ai dannati del low bandwidth con i loro pop-ups e animazioni come piovesse. Ansia onnivora e follia creativa che quindi immancabilmente si ritrovano in questo disco di Secret Mommy, moniker dietro il quale si nasconde il chitarrista canadese Andy Dixon. Già attivo con la band di frullatutto-core The Red Light Sting, questa è la sua terza uscita in solitario e la prima per l’etichetta Ache dopo due lavori usciti per la Orthlorng Musork di Kit Clayton, che tra l’altro produce questo CDEP di 5 traccie. Se avete sempre pensato alle Hawaii come al posto da sogno in cui godersela in tranquillità, beh dimenticatelo. “Hawaii 5.0” è una sorta di concept sul tema delle isole dei tropici a partire dai titoli dei brani, dedicati rispettivamente alla cultura, al cibo, alla spiaggia, al drink e all’esperienza; in cui attraverso un terrorismo sonoro simile a quello praticato da gentaglia come Kid 606 e Lesser, unito al gusto surreale di Blectum From Blechdom e al folk digitale di The Books, i luoghi comuni vengono letteralmente fatti a pezzi. L’immagine delle isole che ne viene fuori è quella di spiagge in cui bagnanti con il cervello in tilt si godono il sole, buffe creature marine importunano i turisti e in lontananza gli echi di mille radio accese (ognuna sintonizzata su una frequenza diversa, ovvio). Chitarra, steel drum, samples variamente assemblati e diavolerie di audio processing assortite vengono messi al servizio della costruzione di cinque flippers sonori impazziti dove tutto è lecito, e tutto si muove in maniera ipercinetica. Beats traballanti si mescolano a musiche hawaiiane, a glitches rovinosi, a improvvisi stop & go, in un vortice frenetico che rende impossibile soffermarsi a lungo sul singolo dettaglio perché appena si tenta di afferrarlo si è già oltre. Divertente anche se un pochetto scontato l’uso dei campionamenti abbinati al tema dei brani: un corso di lingua in The culture, masticamenti di frutta in The food, gabbiani e palloni da spiaggia in The beach, cubetti di ghiaccio in The drink. Molto meglio il giochetto di The beach dove assediata da scoppiettii vari la musica di The girl from ipanema cerca di emergere in superficie ora distorta, ora ridotta a loop. In conclusione un dischetto simpatico e solare anche se il “processo puzzle” è a tratti leggermente esasperato. Non a caso i momenti più godibili emergono nella conclusiva The Experience con i suoi intervalli malinconici e sognanti. La Ache e Andy parlano di anthems per le avventure estive: sapete, quel genere di avventure in cui si torna a casa pieni di lividi e graffi.

Voto: 6

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