Y:DK ‘Labiale)’

(Mox/Audioglobe 2003)

L’artista che si cela dietro “l’identità fittizia” Y:DK è stato protagonista di molteplici avventure musicali – su tutte, la (co)fondazione dei Technogod – sul filo dell’incasellabilità (in categorie di genere o merceologiche): ora con questo ‘Labiale)’, un monolite di sedici brani per sessantasette minuti e cinque secondi di durata, alza la posta del gioco, il tono della sfida. Che Y:DK abbia svolto l’attività di produttore lo si sente dall’amore per la complessità e il dettaglio sonoro (sentire l’iniziale Xcpt mslf, che sembrerebbe quasi provenire da ‘Republic’ dei New Order, se non ci fosse “quella” voce…): complessità e dettagli sonori perché i brani possiedono vari “strati”: elettronici e suonati – anche da phoeb e loz, presentati come soci di vecchia data del Nostro; altri ospiti sono Dario Guadagnino, “Sir” William Fiorini (impagabile narratore nella finale Scivolando verso) e un paio di batteristi in tre pezzi (El skiavon suona in Petrolchimico mon amour e in Sospettango; Bondi in Falena) – “veramente”; linguistici – giacché Y:DK delle volte gioca a fare il cantautore italiano più o meno destrutturato, come in Hombretta (contuso e felice) e nella già citata Falena, in altre occasioni smantella blues, folk e rock, però in perfetto stile americano (ricordando a chi scrive Everlast; una “grossa” grana vocale di primo acchito sconcentante, poi coinvolgente), come in Decompression, in Wish ed in Icaruswept – e di riferimento (passando dallo spiazzante Sospettango alla reinterpretazione altrettanto deviata di un pezzo poco conosciuto di Gino Paoli, Dormi)…
In realtà, sintetizzare tutti gli stili, le atmosfere ed i campionamenti presenti in “Labiale)” richiederebbe uno spazio simile alla durata del CD; all’amore per la canzone americana ed italiana – ai soloni che faticano a trovare eredi ai “grandi nomi” degli anni Sessanta e Settanta, segnaliamo y:dk insieme a Cesare Basile: ma avranno l’umiltà per accostarsi a loro senza pregiudizi e a capire che c’è vita e speranza oltre Vinicio Capossela? – si affianca una follia sonora notturna, “etnica” (sentire Fuera de la piel) e “cinefila” (ma è di Arnoldo Foà la voce campionata in Lull?). Un artista prezioso, da sostenere.

Contatti: y-dk@libero.it

Voto: 7

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