Estate PunkHC II


Secondo appuntamento con i reportaggi del nostro inviato hc romano 

Tear It Up + Comrades + Die! + Coloss, 1 Luglio Bencivenga Occupato


 


Per raggiungere l’allegra località sita sulla Nomentana mi affido alla buona guida del Petralia che raggiungo di fronte alla sua amena abitazione posta a portata di bicicletta. Come sempre invidio la pulizia del suo veicolo a motore. Ovviamente arriviamo li con debito anticipo e le persone presenti sono ancora poche così almeno i cani scorrazzano spensierati (sui miei piedi). In un momento unico di creatività geniale il capoccia sistema un condizionatore d’aria portatile, dalla forma di distributore di zucchero filato, in un angolo dell’entrata del centro (4m x 3m) che, capisco dopo, serve a rinfrescare le zanzare tigre del posto che evidentemente non sono ancora abituate alla calca punkhardcore. Ma in meno tempo del previsto il concerto comincia. Ad aprirlo Die! e Coloss che, anche se non ricordo più bene, sicuramente regalano momenti di puro “fun, fun, fun”. Seguono i Comrades ed è la prima volta che li vedo dopo la fuoriuscita del cantante fondatore mascherato nonché mio autista della serata. Reduci da un mini-tour con gli americani che fanno da headliner, si esibiscono in un concerto davvero bello e molto vario. In effetti con un solo cantante sembra di vedere un altro gruppo, ma Greg domina il palco scalzo e con teatralità e tra un pezzo mosh, uno pistone e begli stacchi strumentali la loro esibizione prende molto bene (grazie anche alla splendida cover di Beyond the Black dei Growing Concern). Infine i Tear It Up concerto lungo il loro e credo ad ora avanzata, alcuni pezzi scalciano veramente tanto ma colpa anche il mio scojonamento asociale un po’ mi annoio. Le cose che mi sono rimaste più impresse sono il cantante che saltava come un atleta olimpionico e il Marra che a dito alzato sotto al palco cantava i cori, considerando che in genere passa i concerti appoggiato a un muro, guardarlo così attivo fa un certo effetto…


 


Youth of Today + Strenght Approach + Ciaff + Receipt, 3 luglio Circolo degli artisti.


 


Bisso la strategia bici + Petralia e questa volta vengo premiato da un trasporto non sulla consueta automobile ma su lussuosa jeeppona fattasi prestare in vista della partenza del giorno dopo per siti nordici. Presenza anche della sua “gentile signora”. Osservo stupito la sua efficienza pre-viaggio con tanto di frigorifero che si attacca alla batteria e vettura già carica di vettovaglie. Il mio autista d’eccezione sfoggia per l’occasione la maglietta degli YOT comprata al mitico concerto fiorentino svoltosi in tempi non sospetti. Raccattato un altro oldschooler d’annata raggiungiamo la nostra meta. L’umore è un misto di eccitazione e scetticismo per un evento che vede la presenza di eroi della lontana adolescenza ma solo in quanto bisognosi di vil denaro. Tanta gente, tante chiacchiere, varie distro, infine cominciano a suonare i Receipt. Da subito si intuisce che sarà una grande serata, loro suonano ottimamente, il pubblico oltre che numeroso è davvero fomentato; cori, stage e un grandioso circle pit dominano la loro esibizione.  


Dopo di che esco già sudato dalla calca e mi avvio ai più arieggiati giardinetti del locale dove continuo a chiacchierare anche per la durata dell’esibizione dei Ciaff. Quando finiscono di suonare vengo bloccato in una spiacevole conversazione ultrapolemica e ultrascoppiata sul blowout in preparazione da una persona altrettanto scoppiata e questo fastidioso episodio mi impedisce di assistere al concerto degli Strenght Approach cosa che sicuramente avrei preferito di molto fare; per fortuna vengo inconsapevolmente salvato da Diego e in pochi minuti dimentico tutto.


Quando salgono sul palco i “vecchi” newyorkesi la sala del circolo mi sembra  piena come non mai (non abbastanza si saprà poi). Mi arrampico sul palco per fare un po’ di foto e ciò avviene nel momento in cui cominciano a suonare. Mi ritrovo praticamente fra le gambe del bassista e per le prime tre canzoni rimango carponi senza riuscire ad alzare neanche la testa: la calca impressionante coinvolge infatti anche i primi metri del palco per cui ho sempre qualcuno addosso. Per fortuna Ray Cappo è un po’ logorroico e così mentre attacca a parlare riesco ad alzarmi e a posizionarmi in piedi sul lato. Devo dire che un concerto così a Roma non l’avevo mai visto: c’erano perennemente due, tre persone per aria, pogo-pit da massacro e cori come se piovesse per non parlare di un headwalking ormai entrato nella mitologia… Ad uno sguardo attento l’età del pubblico in sala è in media più alta dei consueti concerti hardcore. Ovviamente loro sfoderano tutti le loro hit ripercorrendo tutta la loro discografia dal primo Can’t Close My Eyes a We’re not in this alone. A ripensarci dopo Ray Cappo avrebbe fatto bene a risparmiare la voce per le canzoni invece di propinarci quei discorsi sul fatto che Kevin Second, e non gli YOT, ha cambiato la sua vita e l’hardcore. Detto ciò l’impressione migliore sul palco direi che l’ha fatta Porcell che nonostante abbia decisamente meno capelli in testa di quanto si potesse immaginare ha fatto la sua figura. Comunque tanto è il fomento che finiti i rullini lascio lo zaino sul palco e mi lancio sui sottostanti, una cosa che, se non ricordo male, non facevo dal concerto dei Kina del tour di “Se ho vinto, se ho perso”. Terminano lo spettacolo con Disengage tratto dall’omonimo ultimo sette pollici e concedono un breve bis con Break Down The Walls cantato da tutti.


Insomma lo scetticismo e il cinismo accumulati alla vigilia dell’evento sono stati davvero scalciati via da un sano divertimento venato da un po’ di nostalgia old school.