Oren Ambarchi, Martin NG – Vigil

(Quecksilber 2003)

Esce sotto l’egida della nuova etichetta Quecksilber, sussidiaria della più nota Staubgold, il secondo incontro tra il chitarrista Oren Ambarchi e il turntablist Martin Ng dopo il bel Reconaissance (Staubgold 2001), ed è subito, come si conviene agli autori, opera enigmatica e imperscrutabile. Praticamente inesistenti le note di copertina (ma del resto a che serve sapere l’origine esatta di musiche che svelano mondi che esistono, forse, solo nelle nostre menti malate ?) avvolta nell’astrazione digitale dell’artista austriaca Tina Frank nota per l’artwork dell’etichetta Mego, autrice anche della parte video delle due tracce (in formato MPEG) ripescate da Reconaissance che chiudono il CD in un caleidoscopio di forme annegate nel buio. Due invece i nuovi brani nei quali Oren e Martin si muovono con grande sintonia, quasi due chirurghi impegnati nella vivisezione del suono, tale è il senso di concentrazione che traspare. Ambarchi abbandonato ormai il rumorismo spigoloso di opere come Insulation (Touch 2000) sembra avere imboccato definitivamente (?) la via di una progressiva semplificazione, scarnificazione del proprio lavoro alla ricerca di suono sempre più sfuggente e impalpabile. La prima parte (di tre) del brano omonimo consiste in un alito di feedback sottile e disturbante nella sua consistenza fantasmatica, un suono che vorrebbe proseguire fluidamente per linea retta ma che continuamente si arresta e si sfalda fin quasi a scomparire per poi riprendere il suo cammino come nulla fosse, ostinato e austero pur nella sua fragilità . Da qui in poi il le cose si fanno più corpose senza rinunciare alla forma spettrale e minacciosa dell’incipit. Scampanellii assordanti e improvvisi emergono e scompaiano continuamente ad accompagnare la rarefatta materia sonora fatta di drones che scorrendo l’uno sull’altro creano un effetto straniante, generando forme di geometrica bellezza che si sorprendono a danzare attorno al nulla. “When love comes back to haunt you” si dispiega inizialmente in forma solenne e sobria, quasi chiesastica, fatta di poche note come d’organo solo leggermente disturbate da spirali dissonanti che si muovono lentamente appena al di sopra della percezione per poi crescere per accumulazione e diventare riverbero rumoroso e stridente. Ma è solo un attimo prima di scivolare definitivamente nel silenzio. Vigil è un opera di bellezza sfuggente, fatta di dettagli microscopici (che è impossibile capire del tutto) posizionati con maestria dalla coppia che per tutta la durata del disco sembra capace di riempire lo spazio acustico con raggelante determinazione, producendo un senso di continua attesa e inquietudine. Una battaglia dei sensi, per recepire e al contempo respingere, pena la sopraffazione, queste musiche.

Voto: 8

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