Yo La Tengo ‘Nuclear War’

(Matador/2002)

Un EP – ma dura più di trentasei minuti! – con quattro versioni diverse della stessa cover può apparire come un’autentica stravaganza, anche se il gruppo si chiama Yo La Tengo e la cover è Nuclear War di Sun Ra, cioè tipi che della stravaganza han fatto quasi una religione. La prima versione del brano è opera del gruppo scrio scrio, solo percussioni e voci, che su un micidiale tappeto percussivo sciorina il botta e risposta vocale di, evidente, derivazione gospel. Ricca di pathos e di variazioni umorali, oltreché efficacemente scarna, questa versione è la più valida delle quattro e si aggiunge ai migliori tributi che la musica rock ha già dedicato al genio del ‘re sole’ (MC 5, Spacemen 3, Brian Ritchie…). Nella seconda versione gli Yo La Tengo sono addizionati da un coro di bambini (che stando ai cognomi mi sembrano in buona parte recuperati nell’entourage delle famiglie del gruppo); attenendosi alle note di copertina l’apparato strumentale rimane esclusivamente di tipo percussivo ma l’ascolto rivela la presenza di un altro strumento – probabilmente un didgeridoo o una specie di jew’s arp – che trovo poco calzante nell’economia dell’insieme. Nella terza versione, che supera il quarto d’ora, ci sono ospiti eccellenti come i batteristi Susie Ibarra e Josh Madell (Antienam), il trombettista Roy Campbell Jr. e i sassofonisti Daniel Carter, Sabir Mateen. Le mani di Ira Kaplan scorrono sulla tastiera del pianoforte in modo tale da ricordare il McCoy Tyner dei vecchi gruppi coltraniani e il tutto procede secondo vecchie regole del gioco ormai consolidate, con i vari a solo e via dicendo. L’impostazione è quella di un free jazz anni ’60 e l’unica cosa che riesco a ricavarne è la dimostrazione che gli Yo La Tengo sanno cavarsela egregiamente in questo terreno non propriamente loro, ma la cosa sinceramente non mi interessa più di tanto. La quarta versione, fra trip hop e tentazioni space, è un remix della seconda fatto da Mike Ladd ed è sicuramente la cosa meno riuscita dell’intero cd. Quindi il disco è complessivamente contraddittorio, e la qualità va a scalare con il succedersi dei brani, ma la bellezza dei primi sette minuti e mezzo ne rende imprescindibile l’acquisto. (no ©)

Voto: 7

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Autore: sos.pesa@tin.it