The Willy De Ville Acoustic Trio ‘In Berlin’

(Eagle Records 2002)

Nuovo lavoro per il “pachuco newyorkese”, un live unplugged edito in doppio CD di grande calore ed emotività, che ci mostra un autore già conosciuto (per molti un mito) in una veste inedita ed altamente accattivante. Unplugged dicevo, acoustic trio come dice il titolo, è un pianoforte semplicemente straordinario, una chitarra acustica e un dobro nelle mani di Willy, un basso e la voce del nostro a coprire il tutto come zucchero filato, e qui le prime emozioni: la voce di Willy è diversa da come la conosciamo, dire che è maturata è molto molto riduttivo, è cambiata ecco tutto, qui veramente ti accarezza e strapazza come mai nei precedenti lavori, punta alla commozione senza mezzi termini. Io credo che lui senta in maniera particolare i suoi brani e le covers presentati in questo modo, è come se li facesse vivere di luce propria, una luce nuova che splende in una New Orleans d’inizio secolo, romantica, decadente, intrigante, e pericolosa, forse per lui un altro “Return to Magenta” intriso di soul blues e malinconia che ti entra nell’anima rimanendoci. Ascoltiamoci l’iniziale St Peter’s Street; è in pratica un introduzione di piano honky-tonk che ci porta di botto dalle parti di Leon Redbone, poi dopo entra Willy con quella sua ‘nuova’ voce, e da Betty And Cupree in avanti sono solo brividi per due ore con qualche picco di pura poesia vedi Spanish Harem, Shake Sugaree, It’s Too Late She’s Gone, That is The Way To Make A Broken Heart, Carmelita e Billy The Kid con Willy che fa di tutto (riuscendoci alla grande) per renderci partecipi insieme a lui. Anche i rock and rolls delle bonus tracks presenti, con in più batteria e cori tipo One Night Of Sin o All By Miself sono splendidi nella loro purezza fifties, per poi finire nelle riletture delle già citate Carmelita di Warren Zevon e Billy The Kid di Bob Dylan che meritano un discorso a parte, perché a mio giudizio sono l’apoteosi: qui Willy è un po’ soulman, folksinger, crooner con una dose di commozione e partecipazione che non può non commuoverci, punta a trafiggerci il cuore e ci riesce. Basta mi fermo qui, e l’aver parlato solamente di dieci brani su ventotto è per evitare di ripetermi perché a volte non ci sono parole abbastanza per descrivere certe emozioni. Questo è comunque quello che si dice un lavoro fatto con il cuore prima di tutto, e di questi tempi credo non sia poco.

Voto: 10

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Autore: letitrock@tiscali.it