Acid Mothers Temple

In Giappone scoprono l’acqua calda e noi ce la beviamo



Link 29/11/02 Bologna



Bisogna ammetterlo, gli ingredienti per il gruppo supercult ci sono tutti e in abbondanza.
Il look freakadelico, direttamente prelevato dai 60 che si incontra/scontra con il post-tutto di ora, gli interpreti, una comune, così dicono, dai contorni/limiti non ben definiti, la provenienza, il lontano ed enigmatico Giappone, ed infine (last but not least) la musica di cui abbiamo molto letto ma poco ascoltato onestamente (i loro dischi, sparsi tra le più disparate etichette, penso non abbiano una distribuzione italiana ufficiale)
.Ad alimentare la nostra morbosa curiosità provvede anche la stampa musicale quasi sempre entusiasta nel recensire le loro numerose uscite.
Vi confesso, quindi, che la possibilità di gustarne le gesta dal vivo mi allettava non poco.
Il luogo del misfatto è il Link di Bologna che, va detto, è sempre molto attento nel proporre con cronometrico tempismo le realtà musicali più stimolanti con un cartellone annuale tra i più ricchi e vari dell’intera penisola ma con un orario delle stesse esibizioni tra i più variabili e sconclusionati che si sia mai visto.
La sfiancante attesa per la venuta dei nostri (sono circa due ore che si aspetta) si consuma  facendo spola tra il bar e il banchetto degli acquisti, la cui presenza è sempre (o quasi) una goduria per la possibilità di accaparrarsi qualche sollazzevole gadget a un prezzo ragionevole.
Ed è proprio qui che inizia a manifestarsi un certo sentore di farsa.
Il catalogo AMT è quasi esaurito (BO è tra le ultime tappe del tour) in compenso sono rimasti in grande abbondanza i preziosi supporti fonografici dei componenti della band in solitaria.
I Cds di Kawabata Makoto, in versione singola o altrimenti nella lussuosa confezione box apribile (100 euro), quelli del bassista in libera uscita, così come quelli della vocalist, che si diverte con i suoi giochino elettronici, del batterista, del secondo chitarrista, di tutti i precedenti menzionati in diverse accoppiate e chi più ne ha ne metta (tutti rigorosamente in confezione delux con copertine multicolore e formato digipack, tutti rigorosamente in edizione limitata/numerata/firmata/autenticata in carta bollata, tutti un appetibile leccornia per assatanati feticisti dei preziosi reperti “prendi ora o mai più”).
Nel banchetto ci sono poi anche i posters della band che costano (mi fa sapere il tipo dell’entourage) quindici euro (accipicchia quindici euro) ma perché sono prodotti in soli centoundici (111) esemplari (vvabbè allora).
Finalmente arriva il momento di gustarli “tet a tet” e qui mi cascano veramente le braccia.
L’inizio promette bene con Kawabata Makoto che imbraccia una specie di mandolino/banjo (probabilmente un qualche strumento tradizionale occitano, una loro fissazione sembra) ed inizia ad inanellare una serie di accordi mentre il resto del gruppo lo segue in questa cavalcata tra il folk e l’elettrico.
Da questo momento in poi il concerto viaggerà sulle ali della più totale piattezza creativa e della banalità conclamata con uno show carico di luoghi comuni e assolutamente monocorde monopolizzato dal debordante ego chitarristico del KM.
Il nostro, infatti, oltre a solleticare gli apparati auditivi con lancinanti e chilometrici assoli masturbatori accompagna il tutto con ridicole pose che ormai non si vedevano da tempi immemori.
Il suo headbanging farebbe arrossire persino i Metallica.
Quello che ne esce insomma è noiosa, piatta, psichedelia dai toni hard che, francamente, sapevo essere un tratto caratteristico dei loro lavori (come già accennato ne conosco solo alcuni) ma questa sera dosata con inopportuna copiosità.
Insomma, le impressioni che nascono nel mentre di questa serata sono: 1) siamo di fronte ad una band che non vale la fama e l’appeal che si è creata ? 2) li abbiamo beccati in una serata (mettiamola così) non proprio in ? 3) è soltanto un mio problema?
Con fare decisamente poco professionale (?), cancello dalla mia mente il metafisico interrogativo e me ne torno a casa mentre gli AMT continuano a suonare.
Sono stanco, annoiato e ho il mal di testa.
E poi, cazzo, il concerto dei nipponici è partito alle ore 1:40, ma si può ?


PS. Prima di loro hanno suonato i Jennifer Gentle che, anche se esteticamente meno fascinosi degli AMT, hanno dato una buona prova di noise-rock trasversale e allucinato.


Andrea Palucci