Speciale Matinee Recordings

Riflettori sulla Matinee Records: una delle più sorprendenti etichette indie-pop in circolazione.






Non sono molte le etichette che possono vantare il merito di creare attorno a sé un proprio intero universo. Nell’inarrestabile ingranaggio dell’invecchiamento ultraveloce di qualsiasi prodotto (anche quelli dalle più camaleontiche possibilità rispetto ai trend furturisti o revivalisti di turno), scegliere di perseguire nel tempo una propria idea pop dai contorni definiti finisce per diventare automaticamente o intransigenza settoriale o, nel migliore dei casi, presa di posizione compiaciutamente antagonista. Niente sembra invece più lontano dagli intenti della Matinne Records così come emergono dall’intervista che segue con Jimmy Tassos, boss dell’etichetta dal 1997. Con base a Washington DC ma perennemente a caccia di talenti tanto in terra d’Albione che in terra Ausraliana, la Matinee possiede senza dubbio una qualità tra la più rare: l’abilità di coniugare uno sguardo al passato che è insieme sguardo al futuro. Il suo immaginario musicale, pur sedimentando le proprie radici in esperienze pop wave come quelle degli ’80 (Smiths, Housemartins e più recondita popedelia d’autore ‘a la’ Felt in testa, ma abbinate anche a sonorità post punk ed emo-core), è in grado di tracciare interessanti percorsi trasversali rispetto alle tendenze della scena indie contemporanea.


D’obbligo una breve panoramica su alcune recenti uscite Matinee relative alle sue bands più rappresentative (molte delle quali figurano nel magnifico sampler The Matinee Spring Collection recensito su queste pagine). Si tratta di un fermo immagine e nulla di più, dato che la label in questione viaggia al ritmo di una ventina di pubblicazioni l’anno… ma è pur sempre un quadro che lascia davvero perplessi sulla quantità di dischi che, usciti al riparo dai clamori, difficilmente riescono ad ottenere il meritato grado di attenzione. Sul loro reale valore Kathodik non ha davvero alcun dubbio.


 


Lucksmiths ‘Where Were We?’


Sicuramente uno dei dischi più belli in catalogo. “Where Were We?” raccoglie quattordici splendide tracce (di cui sei inedite negli Usa e una completamente nuova in cui figura anche la leggenda dell’indie Pam Berry) uscite negli ultimi tre anni soltanto su vari singoli e compilation. Motivetti fluidi e carezzevoli che rivelano una grande abilità in fatto di songwriting (T-Shirt Weather e Friendless Summer vanno oltre la perfezione) e una sensibilità melodica profonda e davvero toccante (riascoltare Southernmost o The Great Dividing Range due volte di seguito potrebbe far male al cuore) espressa tramite l’uso di strumentazione tradizionale. Il referente più immediato sono sicuramente gli Housemartins, o i Belle & Sebastian negli episodi più soffici, e l’intera collezione emana un alone sixties da ‘oldies but goldies’ senza tempo. Ogni canzone è davvero un gioiello a sé.


Would-Be-Goods ‘Brief Lives’


Il primo album della band londinese “The Camera Loves Me” (che vedeva gli allora compagni d’etichetta Monochrome Set collaborare alle parti vocali) uscì per la èl, del cui inconfondibile sound i Would-Be-Goods divennero veri e propri portavoce. Il secondo “Mondo” venne licenziato dalla giapponese Polystar nel 1992. Con Brief Lives su Matinee Records la band di Jessica Griffin approda al terzo album, forse quello della maturità. Con l’aggiunta di Peter Momtchiloff (ex Talula Gosh, Heavenly, Marine Research) alla chitarra solista, Jessica è in grado di confezionare sedici brani di ottimo guitar pop. La sua voce fa letteralmente ‘brillare di luce propria’ l’attualizzato mondo Fitzgeraldiano che vi viene narrato. Gli amanti si incontrano e lasciano davanti a macchine cromate o eleganti coffe bar riproducendo iconograficamente la condizione acustica dell’ascoltatore con le perle dell’album. Il solo brano Dilettante giustificherebbe l’ascolto del disco per il suo perfetto equilibrio tra la malinconica bellezza dei passaggi melodici e l’accattivante groove sixties che farebbe dimenare l’ascoltatore all’infinito. Si può racchiudere più di un mondo in un solo brano? Immaginate in sedici.


 


The Windmills ‘Sunlight’


Secondo full-lenght per gli inglesi Windmills con dieci tracce che vanno dritte al cuore. Elegante pop-wave sound tra richiami agli Smiths ed Echo & the Bunnymen espressi con una disinvoltura che non corre mai il rischio di cadere nella banale citazione. “Sunlight” vede l’ingresso delle tastiere nelle musica più prettamente chitarristica dell’album precedente e qua e là sembra di intravedere anche i Died Pretty. I brani memorabili saltano fuori quasi a cadenza regolare: la vena dreampop di When it Was Winter o la dolcezza retrò di Cloud Five (perfetta per un album dei Ladybug Transistor) sono davvero disarmanti. Be Groovy or Leave poi fa davvero gridare al miracolo, coinvolgente, scintillante, sobriamente suadente come nessun’altra. E la Drug Autumn in chiusura non è da meno. Più che consigliato.


 


Harper Lee ‘Train Not Stopping EP’


Tre soli brani: un’infinità di suggestioni. Registrato a Brighton da Keris Howard (voce chitarra e tastiere) e Laura Bridge (chitarra e batteria), “Train Not Stopping” Ep coniuga la penombra sonora dei Galaxie 500, con atmosfere vocali degne del Morrissey più vellutato e con la dolcezza avvolgente del sound della Sarah Records. Perfetto nelle sue tinte a tratti decadenti a tratti sognantemente elegiache. Un pop sound soffice e carezzevole che scivola seducentemente nell’anima… perfettamente metaforizzato dalle parole di Keris nell’iniziale Train Not Stopping… “It seems so simple right now…”


 


Simpatico ‘The Difference Between Alone & Lonely’


Il debutto degli australiani Simpatico non è da meno. Dodici episodi di popedelia shoegazing mesta e raffinata. In episodi come Drove it Down la voce di Sweet William fa venire in mente Mark Hollis regalandoci brividi indimenticabili; mentre la chitarra di Jason Sweeney disegna liquescenti vortici di dolcezza inesauribile. Le decorazioni elettroniche fanno poi esplodere i brani in iperspazi pop davvero trasversali. Se brani come How Many Times o Carrying Photographs fanno andare con la mente ai Trembling Blue Stars di “Alive to Every Smile”, in canzoni come Arrogance sembra di riascoltare i Chapterhouse del primo periodo, o i Charlatans nella piacevolissima Spin . Insieme con i Lucksmiths, anche se di opposta sonorità, l’album dei Simpatico è sicuramente tra i dischi più belli pubblicati dalla Matinee nel 2002.


 


INTERVISTA CON JIMMY TASSOS, responsabile della Matinee dal ‘lontano’ 1997.


Puoi riassumere brevemente la storia della Matinee? Come e quando hai deciso di mettere su l’etichetta?


JIMMY: Nel 1997 dirigevo una compagnia di vendita per corrispondenza di musica pop chiamata Roundabout Records, che distribuiva i dischi di circa cinquanta etichette indipendenti internazionali. Mi piaceva molto ma mi stava sfuggendo il controllo dell’intera cosa e finivo per trovarmi a spendere la maggior parte del mio tempo libero all’ufficio postale a spedire pacchi. A quell’epoca avevo anche un lavoro serio a tempo pieno, lavoravo col Congresso e coi 50 stati sulla legislazione fiscale, su un progetto per incoraggiare lo sviluppo di case a basso costo per i meno abbienti. Ho studiato architettura e pianificazione urbana al college, e nonostante mi piacesse il mio lavoro sentivo il bisogno di uno ‘sbocco’ più creativo, così fondai l’etichetta con l’intenzione di realizzare alcuni 7″ come programma artistico. Le prime uscite arrivarono abbastanza presto durante l’anno successivo, quattro eccezionali singoli dei Sweet William, Ego, Bella Vista e Lucksmiths. L’etichetta divenne rapidamente la mia preoccupazione primaria e l’anno dopo dismisi il mailorder per concentrare tutto il mio tempo libero sulla label. Ormai viaggiavo regolarmente a Londra e avevo già pubblicato dischi di alcune bands inglesi tra cui gli Sportique, the Windmills, Lovejoy, Harper Lee, e i Visitors. All’inizio del 2001 poi ho lasciato il lavoro per concentrarmi a tempo pieno sull’etichetta. Questo mi ha permesso di estendere considerevolemnte la lista delle pubblicazioni fino al ritmo attuale che è di 15-20 pubblicazioni l’anno.


Tutti gli album della Matinee che ho ascoltato sono tutti davvero coinvolgenti a livello emotivo, ma ogni album ha un suo personale sound e sue personali atmosfere in grado di evocare pop sounds differenti (si tratti di sonorità prettamente britanniche per bands come i Lucksmith per esempio o di sonorità ‘american’ o emo-ore per un gruppo come gli Sportique). Qual è il ‘filo rosso’ che unisce tutte le uscite della Matinee Recordings secondo te?


JIMMY: Il collegamento tra tutte le uscite sta nel fatto che io devo essere al cento per cento dietro ognuna delle canzoni. Si spera che dopo 50 pubblicazioni ci siano persone nel mondo che abbiano finito per fidarsi del mio gusto personale e che ora vedono l’imprint della Matinee come una garanzia di qualità. Trovo sempre difficile descrivere il tipo di musica suonato dalle bands della Matinee… Penso che possano tutte essere classificate come pop bands ma la parola ‘pop’ significa cose diverse per persone diverse. Una delle cose unificanti potrebbero essere: le chitarre. Spesso la squillante varietà… le canzoni melodiche… i testi densi di significato… C’è abbastanza diversità tra i gruppi comunque da farmi sperare che la label non appaia come qualcosa di troppo omogeneo. Tutti gli artisti della Matinee sono persone molto creative e io mi sento onorato di lavorare con ognuno di loro.


Sono stato favorevolmente impressionato dai layout di copertina delle pubblicazioni Matinee. Nella maggior parte dei casi i dischi pop vengono sempre presentati in modi ‘trendy’ (che nel mondo della pop music non sempre si caratterizzano come prettamente di carattere ‘esplosivo’: a volte può anche significare l’utilizzo di un immaginario falsamente ‘timido’ e ‘introspettivo’). Il mondo grafico della Matinee invece sembra possedere un giusto equilibrio: sembra studiato e onesto al tempo stesso. Puoi dirmi la tua opinione?


JIMMY: Grazie! So che per molte persone il design di un disco non è neanche lontanamente importante come la musica, ma io penso che la confezione sia uno strumento importante per favorire la vendita di ogni uscita. Collaboro con le bands allo sviluppo di ogni cover artwork per ogni disco, e di solito agonizzo letteralmente per ogni dettaglio fino a che alla fine devo costringermi da solo a mandare tutto in stampa. Sono un grande fan di vecchie fotografie e, come puoi notare, parecchie uscite utilizzano un immaginario degli anni 50 o ’60. E’ bello quando le persone notano la parte grafica dei nostri lavori e (grazie a dio) molte persone fanno commenti proprio su questo aspetto.


A cosa dai importanza quando prendi la decisione di pubblicare un nuovo artista o una nuova band?


JIMMY: Ho lavorato con 26 gruppi fino ad oggi, e 17 di loro sono ancora attivi, il che significa che di solito lavoro su parecchie cose contemporaneamente. All’inizio era abbastanza facile gestire una lista modesta con poche uscite l’anno. Ho anche aumentato significativamente l’attività promozionale, il che significa che lavoro per conto di tutte le bands anche quando queste non hanno un disco nei negozi. Mi piace continuare a lavorare con un gruppo anche dopo l’uscita iniziale, dove possbibile. La mia decisione di lavarare con un nuovo gruppo include sempre un accordo/impegno a star loro dietro per tutto quello che riguarda le nuove uscite e le attività promozionali, e per questo recentemente ho dovuto dire di no ad alcune bands molto buone, alcune anche abbastanza conosciute. Ascolto ogni demo che ricevo, comunque, e quelli che ricevono ascolti ripetuti sono quelli con un solido songwriting, buone lyrics, e belle melodie. Sono anche un patito della tromba!


Preferiresti che la tua label venisse ricordata in futuro come un’etichetta davvero famosa o una sorta di ‘cult label’ per intenditori?


JIMMY: Dopo cinque annni temo che le possibilità di diventare un’etichetta davvero famosa siano molto remote, ma mi piacerebbe che fosse ricordata come un etichetta da culto comunque! I fans della Matinee sono sicuramente degli intenditori e, devo dire, anche pieni di risorse perché posso ancora incontrare molte difficoltà a trovare i nostri dischi in alcune nazioni. La maggior pare della gente nel mondo è troppo pigra per andarsi a cercare là fuori qualcosa di differente… si accontentano di ascoltare la sovvrabbondanza di ciarpame pompato ogni giorno attraverso le radio e di scaricare mp3 delle canzoni che gli piacciono. Le persone che comprano i dischi della Matinee sono persone che cercano invece qualcosa di diverso e grazie a dio noi glie lo procuriamo. Se avessi milioni di dollari manderei ad ogni persona al mondo una compilation della Matinee sperando che qualcuno lo preferisca all’orribile musica che passa sotto il nome di musica popolare di questi tempi così che possa alla fine concedere alle bands il credito che meritano.

FINE



Tutti i dischi recensiti possono essere reperiti rivolgendosi direttamente alla Matinee.

Matinee Recordings
PO BOX 76302
Washington DC
20013 USA

http://www.indiepages.com/matinee
matineepop@hotmail.com


Mauro Carassai