Tom Waits ‘Bone Machine’

Sono i dischi a cambiare le epoche o le epoche a cambiare il valore dei primi? Cristallina istantanea scattata per un ‘modello’ d’eccezione.

 


 


 


 


Sicuramente uno dei suoi pezzi migliori.
Basterebbe Going Out to West.
Un hard rock (diciamo così) che solo lui sarebbe stato capace di partorire.
Micidiale, ipnotico, animale.
Il resto, poi, non è da meno, quindi……

Andrea Palucci



La tradizione musicale rivista e proposta da uno scheletro dalle ossa “scricchiolanti” ritornato in vita da chi sà quale epoca……..un’esperienza UNICA ?, RARA?, IMPERDIBILE?……, fate voi…….dopo averlo ascoltato…….VISSUTO?….è troppo per chiunque…..

Mauro Pettinari




Le ossa del blues suonate ae fuori tempo per il nostrosuo piacere, organetti con crisantemi, fiati down e chitarrine lucenti jangle avant-gard, ritmi spezzati slow-funk-epilettici, nenie per manhitù, voce da crooner rancido sofferente schizzata sopra.
Tom Waits al suo massimo splendore, poi tutto sembrerà già detto e già fatto.
Such a Scream, All Stripped Down e Goin’ Out To West sono bellissime confezioni modernizzate per catrame, nebbia metropolitana e sabbia di un deserto che pubblicizzano come selvaggio.
Per cuori che sanguinano whiskey Jesus Gonna Be Here.
Murder In RedBurn é una passeggiata in biancoenero con le mani in tasca aspettando che qualcuno ci strappi la giacca di dosso. Cosa siete di pietra per non averlo ancora messo su?

Luca Confusione



Saro’ sincero non avevo mai ascoltato un album di Tom Waits. Oddio il personaggio gia’ lo conoscevo (e chi non lo conosce): qualche video-clips in tv, qualche brano alla radio, qualche film (ricordo bene ‘Daunbailo’’ con Benigni e John Lurie) ma femati li’. Non so se questo “Bone Machine” sia considerato tra i migliori o peggiori suoi albums, so solo che e’ una raccolta di 16 canzoni in cui il gospel, il soul, il blues (ovvero la musica che “ e’ ” gli Stati Uniti D’America) vengono riportate alle loro origini con scarnezza semi-primitiva. Amo i musicisti che hanno: infinita ispirazione, straripante vena creativa, stile originale, riconoscibile dopo 5 secondi d’ascolto. E poi quel vocione vissuto, impastato di alcool e tabacco. Un artista vero, completo.

Diego Accorsi



Giocattolo che si riaccende sinistramente in soffitta e rantola (r)umori di un inconscio blues dimenticato, rauche disperanti grida metropolitane sopite, sferragliamenti di un’anima deviata e pulsante che reclama ciò che è suo. Mi giunge alle orecchie attraverso i muri, mi sveglia nel cuore della notte… l’immagine di Tom Waits davanti agli occhi con tre tintinnanti bottiglie infilate nelle dita come nel film di Walter Hill… un sornione ghigno demoniaco e poche semplici parole tra gli irritanti vitrei rintocchi… “… giochiamo a fare musica?…”

Mauro Carassai





Boh!
Me Pare Fico!
O No?

Marco Paolucci


Visionario come una novella di Blake, rabbiosamente blues come un canto di protesta dell’America del più profondo sud, satanico come la chitarra di Robert Johnson, onirico e beffardo come un film dei fratelli Cohen, teatrale e circense come un’opera teatrale di Kurt Weil, sperimentale come una composizione solistica di John Wall, velato e notturno come una tela di Hopper, scarno e informale come un romanzo di Bukowski, anticonformista per eccellenza come Tom Waits. Bone Machine.

Sergio Eletto