The Blasters ‘Hard Line’

Dopo il folgorante esordio di “American music” (1980), con “Hard line” (1985) la band di Los Angeles raggiunge la piena maturità artistica.
Se i primi due dischi erano in puro rock’n’roll style, di chiara derivazione fifties, con “Hard line” ci troviamo di fronte ad un lavoro vario e dalle molteplici sfumature.
Per questo parziale cambio di direzione i fratelli Alvin si affidano alla produzione di Little Bastard (all’anagrafe John Mellencamp)e del suo fido collaboratore di quel periodo Don Gheman, autori nello stesso anno di un capolavoro come “Scarecrow”, che al di là dell’indiscusso valore artistico dell’opera in sè stessa, aveva un lavoro di produzione che iniziò una folta schiera di imitatori (l’anno successivo i R.E.M. registrarono con Gheman il loro capolavoro del periodo “Life rich pageant”).
Le rinnovate sonorità e la varietà delle composizioni danno vita ad un disco che sembra riproporre in un vinile di quaranta minuti scarsi, quattro decadi di roots rock music.
L’apertura è delle migliori, Trouble Bound, con un coro gospel ad introdurre un riff a metà strada tra gli anni cinquanta e gli ottanta, mentre con la successiva Just another sunday passiamo ad un rock in cui è evidente l’influenza del “piccolo bastardo”, Hey girl è uno sfrenato rock’n’roll-folk con introduzione di fisarmonica, Dark Night un rock dal testo noir (ripreso recentemente come canzone portante nel film “Dal tramonto all’alba”), Little Honey un country dove il violino è padrone assoluto, Samson aand Delilah un brano vocale, accompagnato soltanto da una scarna chitarra elettrica, Colored Lights una rock ballad romantica scritta da Mellencamp, Rock and roll will stand, che conclude l’album ancora uno sfrenato rock’n’roll che si avvicina ai loro primi lavori………………, serve altro!?!?!

Voto: 10

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