Sagor & Swing

Liquide micromelodie svedesi minimal-prog

Immaginate di poter prendere la quintessenza del suono del passato e racchiuderlo in una teca di vetro. Ogni volta che lo osservate vi stupite della purezza di quel distillato, del suo mutevole colore a seconda dei momenti in cui decidete di bearvene, del fatto di avere qualcosa di unico proprio lì sotto i vostri occhi.
Entrambe le opere del duo Sagor & Swing uscite per la svedese Hapna Records evocano proprio questo tipo di sensazioni. La proposta musicale di Sagor & Swing si avvale soltanto delle soffici percussioni di Ulf Möller alla batteria e dagli incatevoli fraseggi minimali di Eric Malmberg al lavoro su di un vecchio organo Hammond (lo stesso usato da Bo Hansson del più famoso duo svedese Hansson & Karlsson). Ma questa apparentemente esigua combinazione è in grado di innescare, con una naturalezza al limite del naive, un’inesauribile reazione a catena di riferimenti sonori tanto pregnanti durante l’ascolto quanto, ahimé, inafferrabili una volta conclusosi.
Possono venire in mente alcuni gruppi progressive senza che vi sia in definitiva nulla di così barocco nelle composizioni, così come si può riandare con la mente a parallele proposte nel campo dell’elettronica minimale, se non fosse per quell’evanescente atmosfera riconducibile alla tradizione folk nordica che filtra dai brani.
Il loro album d’esordio “Orgelfanger” è infatti una splendida collezione di atmosfere tenui e cullanti capaci di far scivolare l’ascoltatore in un complice e silenzioso torpore dal quale non vorrebbe mai riaversi. L’album è una sorta di tela di delicati ghirigori tonali dell’organo di Eric intorno ad un’idea di pace melodica intima e personale che Ulf empaticamente avalla con le sue ovattate ritmiche seminascoste. Si rimane emotivamente incantati dai passaggi tonali minimal così come intellettualmente sorpresi quando si passa a realizzare che tutto questo viene attuato con l’utilizzo di una gamma di suoni tutto sommato monocolore. E’ praticamente impossibile in sede critica segnalare brani ‘di spicco’ dato che ognuno di essi è in grado di condurre in un fatato mondo di quiete sonora elettronico-analogica.
Ancora meno ‘articolato’ forse (con buona pace di ciò che questa parola sia in grado di connotare in questo contesto) il loro secondo “Melodier och Faglar” tutto improntato ad un’idea di immobilità stordente sia nei brani più minimali (costituiti da un solo giro di note), sia nei passaggi a incastro dei tortuosi vagabondaggi dell’organo. Prevale qui un’aura di sacralità interiore ed ogni momento sembra venire immortalato da un’intensità mistica che non risulta però mai pesante od opprimente. Il fatto che Eric sia anche un fumettista forse può aiutare a comprendere gli ‘altrove’ in cui Eric sembra voler collocare anche la sua proposta musicale: così come i fumetti non sono né arte della parola né arte figurativa in senso stretto, gli acquerelli acustici di Sagor & Swing adagiano i loro rivoli colorati negli interstizi tra i generi (per la loro musica si potrebbe citare in ordine sparso dai Procol Harum, al minimalismo di Terry Riley, a qualche ‘alienata’ soundtrack dei ’70) sfuggendo a qualsiasi tentativo di catalogazione.
Eric definisce la musica del duo con la locuzione “Nothing Music”, una musica del nulla forse proprio perché non riesce a sedimentarsi nelle pieghe della realtà che ci circonda. La magia di questi dischi risiede proprio nel fatto di essere fuori da ogni tempo ed ogni epoca, passata presente o addirittura immaginabile.


Mauro Carassai