The Chills ‘Secret Box ‘The Chills’ rarities 1980-2000’

Sin dagli anni Ottanta la Nuova Zelanda ha rappresentato una fucina inesauribile di talenti cantautorali e di band semplicemente travolgenti che, con alle spalle una vera e propria istituzione quale la Flying Nun Records, hanno in breve tempo ritagliato il proprio spazio e si sono imposti nell’ambito del panorama “pop” mondiale. Per fare qualche nome, si possono ricordare The Bats, Robert Scott, The Clean, Bird Nest Roys, Bailter Space, Headless Chickens, The Verlaines, Sneaky Feelings, Tall Dwarfs, Chris Knox, The Magick Heads, Straitjacket Fits, Pop Art Toasters, Martin Phillipps e The Chills.
Ed è proprio di Martin Phillipps (a modesto e sindacabilissimo avviso di chi scrive, il più grande cantautore, insieme con Grant McLennan dei Go-Betweens, che sia comparso nell’emisfero australe da vent’anni a questa parte) e dei suoi Chills che ci si vuole occupare qui, per segnalare una pubblicazione di assoluto rilievo, non solo per tutti i seguaci dei Nostri ma anche, più in generale, per gli appassionati di tutta la scena neozelandese e della sua storia.
Trattasi di un monumentale box set con tre cd contenenti complessivamente oltre tre ore e mezza di musica, registrata dai Chills tra gli inizi degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta e che prima d’ora non aveva mai visto la luce oppure era stata assai difficilmente e solo per breve tempo reperibile. La raccolta permette quindi di scoprire il lato meno consciuto, se non proprio del tutto sconosciuto, di quell’esempio luminoso e, ahinoi, largamente sottovalutato di pop raffinato, intelligente e poetico che risponde al binomio Martin Phillipps/The Chills, coprendo l’intera carriera della band, dagli esordi al culmine della loro notorietà, raggiunto con il superbo “Submarine Bells” del 1990 e le gemme “Heavenly pop hit” e “Part past, part fiction”, dal declino seguìto allo sfortunatissimo tour in supporto dell’ottimo ma troppo presto dimenticato “Soft Bomb “ del 1992, fino alla resurrezione con il grande “Sunburnt” del 1996.
Nei primi due cd è contenuto materiale inedito, soprattutto dal vivo, registrato tanto in concerto che durante radio sessions.
Nel primo trattasi essenzialmente di registrazioni live di diversa qualità (ma comunque mai scadente), risalenti all’epoca dei primi ep (poi raccolti in “Kaleidoscope world”). Il suono è ruvido e spigoloso, ricco di contaminazioni psichedeliche, e la derivazione post-punk appare chiara, ma si fa più ambiziosamente levigato e melodico a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, allorchè fa la sua comparsa il primo album vero e proprio, “Brave words”. Di questo periodo sono le radio sessions che compaiono nel secondo cd.
Outtakes (quattro dalle sessions di “Submarine bells” e un paio da quelle di “Soft bomb”), covers (Draft morning dei Byrds e Tropical loveland degli Abba), b-sides e partecipazioni a compilations (si segnalano, in particolare, due collaborazioni: A message to pretty con David Kilgour, altra personalità di spicco del pop neozelandese, e Big dark days con Peter Holsapple) costituiscono invece il contenuto del terzo cd.
Il box set è stato interamente prodotto e viene distribuito, ad un prezzo peraltro più che accessibile, dal gruppo stesso attraverso il proprio sito ufficiale. E’ disponibile già da qualche tempo, ma in edizione limitata, le copie rimaste non sono molte e una ristampa non pare essere in programma, quantomeno entro breve. Approfittatene fino a che siete in tempo. E’ un’occasione più unica che rara per rileggere, seguendo un percorso diverso da quello fino ad ora ufficiale, la trama di una vera e propria leggenda sotterranea del pop degli ultimi due decenni. In attesa, naturalmente, che la saga continui.

Voto: 9

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Autore: acrestani@telemar.it