Intervista con Samuel dei Subsonica

Quattro chiacchere con Samuel su: masterizzazione, i ggiovani a sanremo e le emozioni.Cominciamo dalla discografia; tre album in crescendo che ci mostrano come i Subsonica uniscano condizioni apparentemente opposte quali il sentimento e l’istinto con il calcolo e la meccanicità; infatti in Amorematico si fondono AMORE, AUTOMATICO ed EMATICO, come voi stessi avete sottolineato, riportandoci così a Microchip Emozionale.

Una caratteristica che scorre alla base dei Subsonica è che sono percettibili solo se vai ad infilartici dentro alle canzoni, al nostro mondo, anche grazie al sito che ogni giorno aggiorniamo. Come dicevi tu, c’è una fusione, è una sorta di ambivalenza, di due anime che vivono in simbiosi, una è più emozionale ed istintiva ed è quella che in genere viviamo sul palco, e l’altra è invece più ragionata e controllata. La nostra fortuna è quella di riuscire a far comunicare queste due parti che ci compongono, una volta che si crea questa comunicazione ci sono i Subsonica. La doppia anima che c’è all’interno del gruppo la si può scoprire anche andando a rileggersi i testi, approfondendo, c’è sempre una doppia chiave di lettura, si può interpretare la canzone anche in altre maniere, non in molte, in due.

Parliamo della vostra partecipazione a Sanremo, come lo avete vissuto, che atmosfera trasmette ai partecipanti e come avete affrontato la conseguente notorietà?

Il Sanremo che abbiamo fatto noi era abbastanza anomalo, difatti è stato quello vinto dagli Avion Travel, vedeva tra i big Carmen Consoli, Max Gazzè e persino noi che non c’eravamo andati mai;
c’era una sorta di tentativo di rinnovamento di quella manifestazione, che poi è tornata su suoi binari. Ci ha fatto piacere partecipare a quel Sanremo lì, ci siamo divertiti, non è stata una cosa stressante, anzi è stato un momento rilassante che ci permetteva di fare un po’ i divetti, anche se questo non ci interessa poi così tanto. Se si riproporrà una manifestazione con quelle caratteristiche, probabilmente parteciperemo.

I Subsonica hanno sempre lasciato emergere la loro identità “torinese”, com’è attualmente il rapporto con Torino, è cambiato?

No, è sempre lo stesso. Abbiamo la fortuna di vivere in una città che ci regala molto in fatto di vita notturna, di storie, di emotività.
A Torino per tanti anni è stato talmente tutto represso, chiuso ed inscatolato, che ad un certo punto ha avuto una botta di emozioni che ha scagliato in giro per la città; se in quel momento lì si aveva la capacità di farsi permeare da queste emozioni, si riceveva un enorme bagaglio di cose da raccontare e da dire, noi ancora adesso approfittiamo di questa cosa.

Durante il concerto (1-03-2002, Senigallia, MAMAMIA) hai ironizzato sul fatto che molte persone hanno masterizzato il vostro ultimo cd, come reagisci al pensiero che sicuramente è la verità?

Non può che prendermi allo stesso modo in cui mi prende quando vado a comprare un cd e vedo che costa troppo. In realtà il disco non è pensato come un bene culturale, ma come un bene di consumo, quindi costa delle cifre esagerate. Io sono un feticista dell’oggetto, mi piace perciò andarmelo a comprare, ho bisogno di tenerlo, andarlo a riprendere dopo qualche anno, ecco perché un disco masterizzato non mi dà le sensazioni che mi può dare il cd originale di un gruppo che mi piace, l’emozione di un momento della mia vita trascorso con quella colonna sonora. Tuttavia capisco perfettamente che un ragazzo di vent’anni, tra i principali fruitori e consumatori di musica, non ha i soldi da spendere per un disco dato l’alto costo; quindi che ci masterizzino va anche bene, anche perché noi viviamo di concerti, non di dischi, pur avendo vendite alte, per vivere di dischi bisogna comunque venderne più di milioni, e in Italia è improbabile proprio per il modo di lavorare della discografia italiana che ha distrutto quella che poteva essere la crescita del mercato discografico.

Comunque è un dato che vi siete posizionati subito bene nella classifica delle vendite, in testa nella classifica dei dischi più venduti in Italia!

Può succedere che progetti come il nostro arrivino a certi risultati, anche se non era l’obiettivo principale che avevamo; in ogni caso lo vedo in senso positivo perché così i nostri suoni possono arrivare a più persone.

Avete sempre condiviso il vostro linguaggio con altri musicisti attraverso varie collaborazioni, penso in AMOREMATICO ai KRISMA, ma anche a Morgan dei Bluvertigo e Daniele Silvestri in Microchip Emozionale.

Queste collaborazioni ci permettono di sperimentare nuove sonorità, nuovi discorsi che magari non ci appartengono strettamente, ma ci interessano e che creano qualcosa proprio interagendo con altri. Più spesso si tratta di cose nate per caso, buttate giù in due ore, di cose nate tra amici. In Nuova Ossessione realizzata con i Krisma abbiamo sperimentato molto; sarà il nostro prossimo singolo, ascoltandolo si può capire chiaramente il discorso che stavo facendo.

Cercheremo una Nuova Ossessione allora!
Grazie Samuel.


Grazie a te e a chi leggerà questa intervista.

Paola Pela