Travis ‘The Invisible Band’

Invisibili o no, i simpatici scozzesi Travis si sono
fatti sentire e hanno fatto un buon lavoro,
regalandoci delle piccole perle con il loro terzo
album, il quale ci riporta nel regno (tanto caro a
John Lennon) in cui il suono della chitarra primeggia.
Una chitarra “classica” ma anche ironica, per nulla
nervosa ma con tanta voglia di raccontare. Raccontare
con la gentile ma intensa voce di Fran Healy che non
ha “paura del passato” (come ha dichiarato in
un’intervista su Musica!), ma anzi vi attinge a piene
mani riuscendo a non perdersi nell’insidioso e sempre
pericoloso sentiero del “banale e ripetitivo”. Grazie
anche al lavoro del produttore Nigel Godrich, sono
riusciti a conciliare i suoni del passato e del
presente (notare l’uso del banjo che richiama a suoni
del passato e legati al country) ottenendo un buon
risultato.

Un album con delle sorprese interessanti, dicevo,
come la straordinaria Piper Dreams, la garbatamente
ottimistica Safe, la malinconica Last Train, e dei
pezzi più easy come Follow the light, Flowers in
the window
(alquanto meccartneiana), Sing che non
disturbano affatto lo svolgersi omogeneo del cd. Ma il
fluire s’inceppa in un punto solamente. Questo è
l’unico neo di tutto l’album: quando si arriva
all’ascolto di the Cage, la quale scivola via senza
lasciar traccia nel subconscio. Che dire del
divertente gioco nella struttura circolare degli
arpeggi di Sideche fa eco al testo “the circle only
has one side” e al richiamo, nel finale, a “Incontri
ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg.

Si sono riconfermati una band dotata qualitativamente
e tecnicamente, ma siamo sicuri che potrebbero fare di
più e meglio, oltrepassando i limiti che li
trattengono nell’orbita Beatles.
Lodevole il loro intento, dichiaratamente evidente nel
titolo di questo album, di dare spazio solo alla
musica, lasciando la cura dell’immagine a chi della
musica ne fa “musica da cornice”.

Voto: 8

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Autore: fran_catalini@yahoo.co.uk