Intervista ad Alessandro Crestani (Best Kept Secret)

La Best Kept Secret é una delle poche tape label al momento attive in Italia.
Il sito dell’etichetta regala uno sguardo su mondi pop autoprodotti, affascinanti e sconosciuti ai piu’.
Una rapida esposizione del Best Kept pensiero attraverso le parole di Alessandro Crestani.Quando e perchè nasce la Best Kept Secret?

L’idea mi è venuta nella primavera del 1997. Ad un tratto decisi di fare
qualche cosa con la musica che mi piaceva, che fosse diverso dal semplice
ascoltarla o scriverne (ho un po’ di esperienza di giornalismo musicale).
Va da se che non avevo proprio il denaro necessario per avviare
un’etichetta vera e propria e per questo iniziai a scavare nel mondo delle
tape labels (che, fino a quel momento, avevo -piuttosto altezzosamente,
devo ammetterlo- ignorato). Acquistai un gran numero di cassette fai-da-te
e iniziai a intrattenere rapporti epistolari con chi le pubblicava,
facendo loro ogni sorta di domanda circa quel che facevano, come e perché.
Per pura coincidenza, in quegli stessi giorni, Chris McFarlane (che
all’epoca aveva la sua etichetta, chiamata Jigsaw -ora inattiva- e che
adesso gestisce IndiePages, il sito che ospita la webpage della mia
etichetta), un amico con il quale fino ad allora ero stato in contatto
solo per via epistolare e che, quindi, non avevo mai incontrato, venne in
Italia a trascorse alcuni giorni a casa mia. Gli feci cenno dei miei
piani e lui si offrì di darmi, per la mia prima cassetta, delle registrazioni
del suo gruppo Suretoss. A quel punto decisi che si sarebbe potuto fare,
anche se poi la cassetta Suretoss uscì, e l’avventura prese il via, dodici
mesi dopo, poiché rimanevano da sistemare alcune cose (del tipo, trovare
chi si sarebbe occupato delle copertine delle cassette etc.).

Secondo te esiste in Italia una cultura del DIY o va sparendo
proporzionalmente alla distanza che ci separa dai ’70 (diciamo ’77)?
L’impressione é che tutti suonino aspettando di essere scoperti
piuttosto che proporre cose-idee (non solo in musica ovviamente). Questo é triste.

No, non esiste. E se c’è, non me ne sono accorto. Ci sono delle piccole
etichette, ma sono troppo poche e, quindi, finiscono con l’essere delle
belle eccezioni che confermano la desolante regola.

Internet e le tape labels. Un interessante sincretismo. A me
personalmente piace l’accostamento retrofuturista…Non é curiosa come situazione?
Voglio dire: la cassetta sembrava destinata a fare la stessa fine del vinile, e invece… Puoi dare una tua interpretazione della cosa?


Per portare all’attenzione delle gente qualche cosa (qualsiasi cosa),
Internet rappresenta uno strumento assai efficace (se non il più efficace)
e assai conveniente (probabilmente il più conveniente). Avere un sito è un
po’ come trovarsi in qualunque luogo nello stesso momento ad un costo
irrisorio da sostenersi una tantum (sai quanti inserti pubblicitari dovrei
acquistare altrimenti su fanzines etc.?). Quindi la Rete si accompagna bene
anche alle tape labels. Non credo però che Internet sia in se sufficiente
a garantire la sopravvivenza delle cassette fai-da-te. Sarebbe necessario
che la gente continuasse a manifestare interesse nel formato cassetta per
far sperare in una sua sopravvivenza; al contrario, questo interesse va
scemando da tempo, con i cd-r che (a torto o a ragione) fanno piazza
pulita. Credo che le tape labels abbiano già da un po’ imboccato il viale
del tramonto. Non sono in grado di prevedere quando esattamente
scompariranno del tutto, ma sono ahimè certo che prima o poi accadrà.

Il cd-r può essere una valida opzione per la produzione distribuzione indipendente di musica? Ti interessa come soluzione?

A costo di sembrare un ottuso reazionario ti dico che il cd-r è una bufala.
Non è un cd e questo basta a garantirgli le stesse possibilità di
distribuzione du una cassetta, vale a dire nemmeno una. Quando chiedo a un
gruppo delle canzoni e mi sento rispondere “riprova quando sarai passato ai
cd-r” penso tra me: “Già, perché il cd-r farà di voi delle rockstar?!”. E,
va da sè, mi chiedo se gruppi/musicisti del genere siano effettivamente
nel giro mossi dal solo amore per quello che fanno (la musica).

C’é un genere a cui é piu’ facile accomunare la Best Kept Secret o
non sei interessato alla cosa? In sostanza trovi la definizione attraverso generi comoda o solo un’inutile perdita di tempo?


Best Kept Secret è una etichetta pop. “Ne so più di prima”, dirai tu, e mi
rendo conto che la parola “pop” al giorno d’oggi non significa un granchè.
Diciamo allora, per cercare di essere più precisi, che mi interessano
Indie-pop, power-pop, noise-pop, dream-pop, shoegazer, slowcore/sadcore e
così via, con qualche occasionale divagazione (come puoi vedere dal mio
sito).

Visto che il panorama italiano é povero di iniziative DIY che vanno
al di là dello scambio carbonaro di trucchetti e conoscenze vogliamo svelare
un “piccolo segreto”? Cosa consiglieresti a chiunque intendesse aprire la propria tape label? Esiste un “piccolo segreto”?


Per quel che mi riguarda, non ci sono segreti. Basta aver voglia di farsi
un mazzo così.

C’é un periodo musicale che ricolleghi con l’ordine d’idee che
abbiamo espresso fin qui? O per cui provi affinità personale, ti senti legato,
ecc.

Ho ascoltato, e cerco tuttora di ascoltare, tanta musica. Non penso di
poter parlare un periodo musicale nel corso degli ultimi vent’anni al
quale mi sento legato in modo particolare.

La classica domanda “Il disco della tua vita”? No! Abbasso gli assolutismi…ci basta sapere la tua preferenza delle ultime 3-4 ore.

Nelle ultime ore ho ascoltato tantissimo The Church e le ultime uscite
soliste di due dei componenti del gruppo, Steve Kilbey e Marty
Willson-Piper. Adesso che ci penso, ho dedicato parecchio tempo anche ad
un cd compilation da poco pubbicato dalla Karmic Hit, l’etichetta di un
fratello di Steve Kilbey, che contiene una canzone di un gruppo che di
nome fa Isidore che è composto dallo stesso Steve Kilbey e da alcuni
membri di una band americana niente male, i Remy Zero. Il titolo della
canzone in questione è “Transmigration” ed è grande.

Ultimo film visto?

“Mulholland Drive” di David Lynch. Egregio.

Ultimo libro letto?

“American purple” di Rick Moody. Interessante.

Massimo numero di libri iniziati contemporanemanete eo libro mai finito?

Leggo sempre un libro per volta e non ricordo di averne mai lasciato
alcuno a metà.

La prima associazione di idee che ti viene in mente pensando alla
Best Kept Secret?


Mi vengono in mente tante cose. Per essere preciso, tutte le cose
spiacevoli che mi sono capitate e tutte le persone ottuse con le quali ho
avuto a che fare (anche in famiglia) negli ultimi dieci anni e dalle quali
inziare Best Kept Secret mi ha permesso di fuggire via (con il pensiero,
se non altro), costruendomi un mondo tutto mio, l’ingresso nel quale posso
consentire esclusivamente a chi mi va a genio.

Fammi riflettere un attimo su come chiudere la cosa. Anche io sono andato a vedere “Mullholland drive” sono un fan di
Lynch…ti risparmio l’analisi critica; in sostanza…lo adoro…comunque! Giorni che cerco di definirlo. Un riposarsi sugli allori o uno dei suoi
film migliori?


E’ vero che ci sono molte somiglianze con altre sue precedenti produzioni
(sia cinematografiche che televisive – quella anziana vicina di casa che
si presenta alla porta cercando “qualcuno che è in pericolo” mi ricorda
tanto la donna con il ceppo di Twin Peaks, così come la scena delle due
donne che piangono ascoltando il canto al Teatro del Silenzio richiama
alla mente pure una scena di Twin Peaks in cui alcuni dei personaggi – non
ricordo bene quali- cominciano a piangere di punto in bianco mentre
ascoltano la cantante -nella realtà Julee Cruise- che si sta esibendo nel
locale), tuttavia il film mi è piaciuto perché tende a non forzare la mano
nel tentativo di catturare l’attenzione lo spettatore cercando di sfuggire
in tutti i modi e a tutti i costi con la trama alla sue prese (come
accadeva in “Strade perdute”, ad esempio) e a sedurre, invece, con
atmosfere noir classiche, d’altri tempi, che non sono sempre solamente
allucinate. Non ho idea se quel che ho detto ha senso (anche perché non
sono assolutamente un intenditore di cinema), comunque…

Traslando questo nell’ambito musicale: un gruppo continua a piacerci
anche se ripropone sempre se stesso o no?


Difficile da dire in astratto, però…sì, credo di sì, anche perché c’è
modo e modo di riproporre lo stesso suono e tutto dipende anche dalla
qualità del song-writing.

E se ti dicessi “no hay banda”?

No. Non ho mai imparato a suonare uno strumento musicale, cosa della
quale, giunti a questo punto, mi vergogno assai.

Ciao e grazie!

Grazie a te!

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