L’angolo del collezionista Parte 2

Prosegue l’ABC del collezionismo in vinile

 

 

 

 

Di Stefano  Gagliardini

sacredserenity@tin.it

 

Continua da Parte 1

CAPITOLO DUE: le stampe di qualità per audiofili.

 

Vi sono delle etichette particolarmente apprezzate da una tipologia di collezionisti molto attenti alla qualità del prodotto: si tratta delle cosiddette “audiophile-label” che si dedicano solo ed esclusivamente alla ristampa, di qualità elevatissima, di album già pubblicati da altre case discografiche: tra esse, le più blasonate sono la Mobile Fidelity Sound Lab, la Classic Records, la DCC, la Nautilus, la Pure Pleasure, la Nimbus Supercut, la Analogue Productions e la Sheffield Lab., solo per citarne alcune. L’italiana Fonè merita sicuramente un posto di rispetto quando si parla di alta fedeltà ed anche la Velut Luna ha iniziato a dedicare delle risorse alla stampa su supporto vinilico. Inutile dire che la masterizzazione avviene partendo dal master-tape originale dell’epoca e ripetendo daccapo tutto il procedimento di stampaggio cui già si è fatto cenno; questa esigenza di ristampe per audiofili, è nata dal fatto che le etichette discografiche quando ristampano il proprio catalogo, non partono più dal master originale ma dai cosiddetti “master di seconda generazione” cioè da delle copie di backup rimaneggiate per velocizzare la successiva fase di cutting. Il risultato che ne consegue è per forza di cose una perdita della qualità audio e soprattutto della fedeltà al prodotto originale (ecco anche spiegato il motivo dell’accanimento, da parte dei collezionisti, nella ricerca della prima stampa, oltre ad una ragione prettamente “archeologica”).

Andiamo ora ad analizzare, per sommi capi, le peculiarità che caratterizzano queste etichette “di lusso”:

      innanzitutto, la qualità del vinile è elevata: non viene mai usato vinile riciclato (come avviene comunemente per le stampe tradizionali) ma solo vinile vergine; il peso del disco raramente scende al di sotto dei 180 grammi, garantendo in tal modo una maggiore durata ad un ascolto prolungato e una maggiore qualità audio (i solchi sono più profondi rispetto agli standard); quasi sempre viene riprodotto fedelmente l’artwork originale sia della label sia della copertina, con l’eventuale presenza di inserti ove anche la prima stampa ne fosse stata dotata; l’inner-sleeve è di alta qualità (la cosiddetta “poly-lined” inner) per evitare sia danni al vinile ogni volta che viene estratto e riposto sia la formazione di elettricità statica; ogni edizione è limitata (per mantenere alto il livello qualitativo di ogni singola copia) e spesso è numerata, divenendo nel tempo oggetto di ricerca collezionistica; in alcuni casi, viene usata direttamente la prima matrice come stamper (essendo entrambi dei “negativi”) per produrre poche migliaia di copie, ma della maggior fedeltà possibile al lacquer;

      in secondo luogo, un metodo di masterizzazione molto utilizzato in questi casi è il cosiddetto “half-speed mastering”: con tale terminologia ci si riferisce alla velocità utilizzata in fase di trasferimento del contenuto dal master-tape originale alla lacca: è logico, infatti, che tanto minore è la velocità di trasferimento, tanto maggiore sarà la precisione di scrittura sull’acetato; anche la fase finale di stampaggio è curata nei minimi dettagli, rivolgendosi queste prestigiose etichette ai migliori pressing-plant al mondo, tra cui spiccano il Record Technology Inc (abbreviato spesso in RTI) in California e il Pallas, in Germania.

 

Data la delicatezza del processo di masterizzazione, le case discografiche non affidano i master-tape originali a chiunque: nel tempo, alcuni (molto pochi, a dire il vero) mastering-engineers si sono creati un alone quasi leggendario per la loro estrema professionalità e per il risultato del loro lavoro. Tra essi vanno nominati almeno Steve Hoffman, Stan Ricker e Bernie Grundman; i vinili da loro masterizzati si fregiano delle relative iniziali incise nel trail-off del disco.

 

L’attuale team della Mobile Fidelity al completo; da sinistra a destra: Shawn Britton, Rob LoVerde, Michael Grantham e John Wood.

 

Una immagine recente di Stan Ricker: è stato lui, sul finire degli anni ’70, il vero pioniere della masterizzazione a metà velocità lavorando con i master originali di Beatles e Pink Floyd.

 

Bernie Grundman, “circondato” dalla sua strumentazione: ha fatto storia il suo lavoro di masterizzazione della discografia dei Led Zeppelin per la Classic Records, offrendo un’esperienza di ascolto davvero unica.

 

Steve Hoffman: il suo nome è legato, tra le altre cose, alla masterizzazione della discografia dei Doors per la DCC.

 

“La musica, va ascoltata un lato per volta”

 

Questo articolo è dedicato alla memoria di George Marino (1947-2012)

 

Ringraziamenti (special thanks to):

 

http://www.audiophilelps.com/

 

Quanto appena scritto è frutto dell’esperienza dell’autore in qualità di collezionista; per eventuali segnalazioni di errori riscontrati (saranno molto apprezzate), è possibile rivolgersi all’indirizzo di posta elettronica che compare sotto il mio nome all’inizio di entrambi gli articoli L’Angolo del collezionista Parte 1 e Parte 2.