Nudge ‘As Good As Gone’


(Kranky 2009)

Dub, elettronica, psichedelia, post-rock, ambient: sono questi gli ingredienti principali della musica dei Nudge. Attiva sin dalla fine degli anni ’90, con alle spalle tre album (“Trick Doubt” del 2002, “Elaborate Devices For Filtering Crisis” del 2003 e “Cached” del 2005), la formazione ha il suo creative core in Brian Foote, Paul Dickow (attivo negli Strategy e nei Fontanelle) e nella vocalist Honey Owens (Valet). Attorno ai tre polistrumentisti gravitano poi una serie di collaboratori occasionali: in “As Good As Gone”, ad esempio, abbiamo Mat Morgan (percussioni, anch’egli nei Fontanelle), Jon Pyle (chitarra e percussioni) e Marc Hellner (chitarra).
Il lavoro in questione si presenta, come del resto le precedenti prove dei nostri, estremamente sfaccettato. Il tono generale è trasognato, le melodie liquide, notturne, malinconiche. Harmo, ad esempio, è giocata su un fraseggio di armonica che poggia su strati di synth, il tutto impreziosito da una voce manipolata che sembra provenire da distanze siderali. In Two Hands il suono profondo di un basso ipnotico e marcatamente dub fa pensare a suggestioni trip-hop. Aurolac, con i suoi quasi sette minuti di durata, è uno dei brani più affascinanti della raccolta: beat elettronici, chitarra in arpeggio, vocals dilatate, synth e percussioni tratteggiano, con una sorta di cupa e discreta grazia, un capolavoro di malinconia notturna. Tito accentua la componente ambient del sound dei Nudge e si concede una divagazione psichedelica nel finale, mentre Burns Blue imposta una melodia estremamente rarefatta su una base di basso ipnotico, beat e crepitii elettronici e synth sporchi. Dawn Comes Light, posta a chiusura del disco, è forse il capolavoro del disco, una nenia psych-ambient di quasi nove minuti condita da riverberi chitarristici.
Disco raffinato, elegante, dall’impeccabile esecuzione strumentale e dagli arrangiamenti sempre misurati, che ben si accompagnano ad un eclettismo compositivo che riesce nell’impresa di non sfociare nella confusione e nella discontinuità, “As Good As Gone” segna il ritorno sulle scene di una delle più intelligenti (e sottovalutate) band degli anni Zero.

Voto: 8

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