Tony Early ‘Il giovane Jim’

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Marco Loprete

marcoloprete@libero.it

L’americano Tony Early viene considerato in patria uno degli scrittori più promettenti della sua generazione: il New Yorker l’ha inserito nell’elenco dei venti migliori romanzieri d’America sotto i quarant’anni, mentre Granta in quello dei venti migliori giovani autori americani. Sarà, ma la lettura de “Il giovane Jim”, primo romanzo del nostro (in precedenza aveva pubblicato la racconta di racconti “Here We are in Paradise”, inedita nel nostro Paese), non sembra confermare tali lodi sperticate della critica d’oltreoceano.

Il racconto di un anno nella vita del giovane Jim Glass, decenne orfano di padre e cresciuto dalla madre e dai tre fratelli della donna nella cittadina di Aliceville, Carolina, nel periodo della Grande Depressione (il romanzo è ambientato a cavallo tra il ’34 ed il ‘35), è infatti simile ad un grazioso quadretto figurativo, che evidenzia una piacevolezza tecnico/estetica tutta scolastica a cui manca evidentemente l’elemento più importante: l’anima. Tutto è estremamente prevedibile,  le situazioni stereotipate, i personaggi poco interessanti dal punto di vista psicologico (protagonista compreso) e, come se non bastasse, lo stile di Early, una prosa lirica e delicata, spesso scivola nella melassa più fastidiosa.

In conclusione, “Il giovane Jim” è un romanzo piacevole, ma assolutamente innocuo: buoni sentimenti a profusione, celebrazione un po’ patetica di valori fondamentali (Dio, la famiglia, la patria) e nessuna traccia dei conflitti socio-politici che squassarono l’America in quei terribili anni. Si legge con un facilità incredibile e dopo non lascia alcuna traccia.

Chi cercasse qualcosa di più sostanzioso, si rivolga ai classici come “Furore” di Steinbeck.

Link: Editore Fanucci, 2009