Indipendent Festival

14 luglio 2009@Ippodromo Capannelle – Roma: White Lies, Franz Ferdinand, The Killers.

 

 

 

 

 

Di Francesca Catalini

catajohn@yahoo.com

Il fatto che la protezione civile avesse avvertito che sarebbero stati i giorni più caldi di luglio, non ha assolutamente inciso nei piani dei ragazzi muniti, o direi armati di costumi, bottiglie d’acqua, ombrelloni e creme solari, che hanno iniziato a fare la fila al mattino presto all’Ippodromo Capanelle di Roma per poter poi essere in prima fila per assistere a questo doppio concerto con tanto di gruppo spalla che incuriosiva parecchi visto il successone che hanno riscosso. I londinesi White Lies sono ancora più ragazzini di quello che sembrano nel video della loro canzone che ha sbancato, To Lose your Life, canzone che rende perfettamente l’idea del tono di tutto l’album, a cui dà anche il titolo, uscito a gennaio (l’ Ep ‘Death’ è uscito a giugno) che la maggior parte già conosceva e cantava con piacevole soddisfazione del cantante Harry McVeigh. Con quella vociona da cantante maledetto e le sonorità cupe non è difficile capire che si ispirano al mondo sonoro dei Joy Division e Nick Cave e quindi si possono accodare agli Interpol e Editors. Hanno suonato una decina di canzoni e la parte ritmica, basso e batteria, è quella che è emersa più robusta mentre le tastiere d’atmosfera e la chitarra sono restate in secondo piano. Ma nel complesso sono riusciti a scaldare il pubblico, in verità già pronto dalla mattina, per l’arrivo dei Franz Ferdinand che come al solito hanno dimostrato la loro destrezza e maestria.
Nella sfida che hanno lanciato a loro stessi inserendo più elettronica in questo loro stupendo ultimo album ‘Tonight: Franz Ferdinand’ escono comunque vittoriosi. Uscito con uno stick sulla chitarra con scritto SPQR, s’è visto un Kapranos (che ha parlato sempre in italiano) che ha cominciato a familiarizzare con le manopoline della tastiera con la complicità del chitarrista Nick McCarthy in calzoncini e calzettoni (per non parlare del giubbottino bianco con delle grandi stelle blu) dando così l’idea di due ragazzini che si divertono a sperimentare. E si sono divertiti. Oh sì che si sono divertiti! tanto quanto il pubblico. Perché quello dei Franz non è solo un concerto ma un vero e proprio spettacolo (non a tutto tondo come Capossela, certo). Prendono possesso del palco e fanno quello che vogliono da bravi scozzesi quali sono, per cui anche se Kapranos poi sbaglia l’attacco del cantato, non conta nulla. Epico (usando un termine che va parecchio tra i giovani inglesi) è stato il momento in cui sia Kapranos che McCarthy hanno lasciato le chitarre, e impugnando le bacchette, si sono aggiunti alla batteria (il bassista con le maracas). Hanno alternato successi dei vecchi album come Take me out e The Dark of the Matinée, una Walk Away con un nuovo arrangiamento, oltre ad una Lucid Dreams spettacolare. Forse ispirati dalla Sinfonia degli addii di Haydn, hanno poi abbandonato il palco uscendo uno alla volta, lasciandoci con il saluto del batterista con copricapo da centurione romano.
Dopo una performance del genere il compito dei The Killers è diventato più arduo e anche se non sono riusciti a stare al passo con i Franz, si sono comunque saputi difendere grazie ai successi del loro primo album Hot Fuss’ (ma anche del secondo Sam’s Town’) e alla sonorità catchy di questo ultimo. Si presentano in modo diverso come il loro approccio alla musica è diverso. Su un palco fornito di palme (di plastica) di Las Vegas e dalla K luminosa (fatta di tante lampadine) in primo piano che copre la tastiera di Flowers, Brandon Flowers (sempre in nero con gilet) si presenta con un ‘Siamo i Killers e stasera siamo vostri’, segue il boato di risposta dell’Ippodromo che si scatena con Human, Spaceman, Somebody Told Me, Mr Brightside per dirne alcune conosciutissime, mentre alcune canzoni del nuovo album come I Can’t Stay (su un ritmo latino americano), Dustland Fairytale, The World We Live In vanno soprattutto ascoltate per le loro trasportanti e colorate melodie. Un bel salto da ‘Sam’s Town’ ma che dimostra come stanno cambiando e maturando (anche se ‘Sam’s Town’ è il loro album più maturo e completo e anch’esso completamente diverso dal più brillante ‘Hot Fuss’) e come sono pronti a sperimentare nuove sonorità che meglio esprimono il loro stato d’animo attuale (anche se poi quando salgono sul palco tutto invece deve essere preparato perfettamente). C’è un ma naturalmente. Purtroppo la timidezza e la poca dimestichezza con il palco di Flowers (resi più evidente dalla spigliatezza di Kapranos) non gli permettono di trovare un giusto accordo con il pubblico, come dimostrato dai cori di Bling, mentre per i vari cori delle altre canzoni già rodate invece il risultato è stato un veramente sentito ‘You’re a wonderful audience!’ da parte di un Flowers davvero contento e soddisfatto (mai visto così prodigo di sorrisi), la cui voce è sempre da 110 summa cum laude. Applauso comunque per la voglia e l’attenzione che pongono nel coinvolgimento del pubblico provando sempre nuove formule (anche se come in Bling a volte non riescono). E dopo una sempre stupenda ed emozionante When you were young, grazie alla chitarra di Dave Keunig supportata dalle spettacolari fontane di fuochi d’artificio, lasciano il palco anche i Killers, mentre un pubblico soddisfatto ma che starebbe ancora volentieri un’altra ora o più ad ascoltare loro e i Franz (nonostante il peso di una lunga attesa), se ne va alla ricerca di un mezzo per tornare a casa con un bel sorrisone stampato in faccia.