Saint Four ‘Stereo EP’

(El Cortez/Unhip/Self 2009)

Quello di Stiv Cantarelli è uno di quei casi (ricordo, a memoria, i Jennifer Gentle e i Linea 77) in cui, purtroppo, un artista italiano raggiunge maggior notorietà all’estero che in terra nostrana. Con i suoi Satellite Inn il cantautore emiliano debuttò dieci anni orsono per l’etichetta statunitense Moodfood Records, riscuotendo discreto successo oltreoceano con il suo folk – country polveroso, così “americano” da non sembrare originario della Pianura padana. Con il progetto Saint Four, invece, Cantarelli si discosta dai suoi lavori precedenti, anche se la virata non è così netta: il sound è ancora fortemente a stelle e strisce, tra blues di protesta a – là Dylan e folk – garage dagli echi lo – fi molto seventies. Tuttavia l’impronta elettrica del dischetto trasuda arsura, distese desertiche e whiskey invecchiato in botti di quercia.

The Country You Were Born è una fulminante ballata punk – dylaniana (si possono accostare questi due poli? A quante pare sì! Ascoltare per credere) che apre il disco al fulmicotone. Fades And Dies suona malata e ubriaca come i migliori Brian Jonestown Massacre. Disco Queen riprende furiosamente verso gli Stones di Have You Seen Your Mother Baby?, prima che Don’t Hang On Me si sposti su un versante più soft, non lontano da Neil Young. Chiude la cinquina The Killer, blues psichedelico bislacco e roteante.

Cantarelli si è evoluto e lo ha fatto alle nostre spalle, in silenzio, senza farsi notare. Questo ep conferma un cantautore la cui opera non è fatta per il Belpaese. La provincia americana ne saprà sicuramente apprezzare di più le sonorità, sperando che, come per i nomi che ho citato all’inizio, il successo arrivi, seppur in colpevole ritardo, anche da noi. Giudizio positivo ma in sospeso, in attesa di un full lenght che scopra tutte le carte in mano del nostro.

Voto: 7

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