Rollerball ‘Ahura’

(Wallace Records/Audioglobe 2008)

Giunto al quattordicesimo album (il terzo per la Wallace) in poco più di dieci anni, il prolifico quartetto capitanato dalla cantante e tastierista Mae Starr non sembra dare il minimo segno di stanchezza o cedimento, come dimostra questo nuovo, splendido “Ahura”.
Primo brano primo gioiello: la tastiera ossessiona, fiati ed effetti ornano, risultato è Cesena Sweat Pants, straniante atmosfera androide sulla quale si innesta una voce acida, fredda e al contempo assolutamente toccante, che sembra uscire direttamente dal cervello; una sorta di neurodelia per il terzo millennio, che parte memore della tradizione per perdersi in un buco nero di rumore. Tweaker Developes Like a Diamond estremizza il discorso e tende ancora di più verso lo zero kelvin, con la sua melodia scarnificata e setacciata dall’elettronica, glaciale, essenziale.
Ai Rollerball non manca però un lato più caldo e rock, come dimostrano American Alcoholic, Simon o Terry’s Theme: dialoghi tra tastiera e fiati continuamente mutevoli e capaci di farsi veicolo della più ampia gamma di sentimenti, il tutto con un’eleganza e uno stile scuola Morphine che all’occorrenza (The Highersons) non escludono l’impatto.
Già così staremmo a parlare di una valida band dai diversi colpi in canna, ma non finisce qui: nel dna della band di Portland c’è infatti una innata tendenza verso scorribande o quantomeno divagazioni free jazz, ne sono testimonianza Duluth e For Edie, intermezzi in cui Starr e soci si sfidano e si rubano ripetutamente la scena, creando giochi di suono armoniosi e polimorfi; e svisate dal sentore jazzy emergono anche nei restanti brani dell’album, quelli in cui emerge il loro lato più dream pop: Bitsey, I Need a Boss e Tim Whitmer, la voce che si scalda e mostra la sua anima nascosta, la tastiera martellante ma eterea, i fiati che descrivono cammini mentali, per arrivare a Kevin Loves Snowmen, il connubio perfetto di jazz, pop e psichedelia targato Rollerball: tutto culla, e il sogno è garantito.
Una predisposizione al viaggio limpida e positiva, parente nell’attitudine ai Mercury Rev secondo periodo; fa eccezione Towel Boy Tent, ospite alla voce Stefania Pedretti degli Ovo, che importa le sue litanie abissali in un mantra tribale dal puro effetto ipnotico. Devastante e infernale.
Secondo il boss della Wallace Mirko Spino un “gruppo incomprensibilmente sottovalutato”, e non si può che concordare in pieno: un eclettismo totale e una capacità di scrittura ben al di sopra della media fanno di “Ahura” un nuovo, prezioso tassello dello sterminato universo targato Rollerball.
Da avere.

Voto: 9

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Autore: alealeale82@yahoo.it