The Georgia Guitar Quartet ‘Puzzle’

(Solponticello Records 2007)

Un disco per quartetto di chitarre classiche. A prima vista darebbe l’idea di un prodotto strettamente per addetti ai lavori, per chitarristi, una fredda esibizione di tecnica fatta dei soliti pezzi spagnoleggianti, flamenco, ecc. Invece no.

L’eccezione che conferma la regola è ‘Puzzle’ dello statunitense Georgia Guitar Quartet. Prima di tutto perché non è ‘solo’ un quartetto di chitarre (i musicisti si alternano anche al banjo, al violoncello e all’armonica), inoltre perché l’aria che vi si respira è davvero diversa. Questo, ma lo si percepisce al secondo ascolto, è un lavoro d’avanguardia nel senso storico del termine. Se il virtuosismo c’è (e Kyle Dawkins, Brian Smith, Phil Snyder e Jason Solomon, strumentisti dalla solida formazione classica, hanno mezzi tecnici prodigiosi), appare non fine a sé stesso ma al servizio del suono, anche della dissonanza e del contrasto. Articolato in 13 tracce, dopo un rarefatto preludio improvvisato, il lavoro prende forma in Flight, che si delinea in silhouette per essere interrotta da un corale accordo dissonante; Pieces 1-4, brano diviso in quattro parti disposte a mò di intermezzi tra gli altri, è contraddistinto dal ripetersi di una cellula di sei note, con un sentore minimalista che permea un pò tutto il lavoro; Pan è un’improvvisazione strutturata su un ritmo soffice ma incalzante. I pezzi più lunghi del disco, Middle of Somewhere e La Vague, ne costituiscono anche l’ossatura vera e propria. Il primo, definito dagli autori stessi ‘un viaggio di sola andata’, prende l’abbrivio da un’introduzione fatta di silenzi, fischi e stridori di corde e leggere percussioni sul legno degli strumenti, seguita da una lunga improvvisazione, per poi coagularsi in una sorta di forma puntillistica con squarci di onirica melodia che si impongono nella coda finale, una melanconica ballata di arpeggi e violoncello. Il secondo brano inizia con una drammatica sequenza minimale, percussiva e agghiacciante, caratterizzata da momenti di stasi e propulsione, accordo e schermaglia. Un violoncello nervoso e il banjo contraddistinguono alcuni dei momenti migliori del brano, come il terzo movimento in cui affiora una bella frase melodica dall’aspetto piacevolmente meccanico.
Un bel disco per amanti della musica contemporanea, anche non-chitarristi. Ascoltarlo non è certamente tempo perso.

Voto: 6

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Autore: belgravius@inwind.it