Arthuro Pèrez-Reverte ‘La Tavola Fiamminga’

Un Buon Finale Di Una Partita A Scacchi A Più Livelli…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Aldo Piergiacomi

aldopiergiacomi@libero.it

La tavola fiamminga
Arthuro Pèrez-Reverte
2003 Gruppo editoriale il Saggiatore – Net
trad. Roberta Bovaia

Devo ringraziare una mia amica per avermi regalato questo libro in questo tempo
di riscoperta di pseudo misteri sepolti nel tempo…

Infatti il primo approccio con questo romanzo è stato quello dell’inevitabile
confronto con l’ultra sopravvalutato “Codice da Vinci”. comunque visto che “La
tavola fiamminga” sembrava scritto sicuramente meglio (e qui chiaramente non gli
faccio un grosso complimento…) e che l’intreccio col tema dell’arte era di
certo più originale (almeno aveva il pudore di usare un artista inventato e non
scomodare il genio leonardesco) il confronto gli risultava molto favorevole
(altro non-complimento)…

E comunque fino quasi la fine era inevitabile pensare proprio al solito giallo
con la particolarità di scoprire un mistero vecchio di alcuni secoli per di più
entrando in un mondo a volte fantastico (almeno per gli appassionati) come
quello degli scacchi…

Poi però (almeno per un giocatore mediocre e in più presuntuoso come me) la
partita che si giocava non sembrava così sorprendente… anche se era
interessante che fosse giocata nel tempo ed in più non solo in avanti ma anche
“a ritroso” cercando di capire le cause che avevano portato a quella situazione.

Quello che invece mi risultava più intrigante erano le continue citazioni di
Lewis Carrol ed anche e soprattutto l’inserimento di alcune descrizioni dei
complicati giochi presenti nelle melodie di Bach come dei disegni di Escher e
timidi suggerimento a Godel segno che anche Reverte (come me) era rimasto
affascinato dal sorprendente Hofstadter e dalla sua “Eterna Ghirlanda Brillante”
(se non avete ancora fatto leggetevi questo sorprendente viaggio nella mente
umana)

Ma questo è pur sempre un romanzo ed allora rimane l’idea abbastanza riuscita di
pensare all’intreccio non in modo unitario ma appunto tessuto a più livelli…

E si perchè ci si può fermare alla semplice storia di caccia agli assassini o si
può passare al livello di analisi delle mosse di questa partita a scacchi
multipla e “criticarne” le mosse o pensare all’intreccio che si intesse fra i
protagonisti o ci si può elevare ancora di più e vedere come la metafora degli
scacchi si agganci bene a quella della vita e allora…

Allora… anche se gli scacchi sono di per se un gioco perfetto, paragonabile
(ma solo in apparenza) ad un complicatissimo problema di matematica, in realtà
anche lì è l’uomo che con le sue irrazionalità e con le sue passioni gioca il
suo ruolo fondamentale. e così dove l’ordine e la mossa perfetta sembra
scaturire solo dalla logica e dalla mente del giocatore ideale… in realtà
proprio ciò che sembra più perfetto è dovuto al caso ed alla straordinaria
commistione fra intuito e istinto…

E’ chiaro che in questo bel romanzo (anche se voler essere onesti non si riesce a
parlare di capolavoro) la cosa veramente apprezzabile (e tutto sommato
abbastanza straordinaria) è la realizzazione di un intelligente finale dove più
che svelare l’intreccio, a ben guardare, si svela solo il gioco e il gusto di
giocare. e dove si dimostra, in stile zen, che la vera vittoria può essere nella
sconfitta e viceversa.

Perchè in fondo, a parte tutto, la tavola fiamminga non è altro che una storia
di amore… magari morboso e forse “non convenzionale” ma appunto per questo
talmente forte che può spingerci a tutto per chi amiamo, fino al gesto, quasi
mistico, di renderci assolutamente detestabili se questo può essere utile a far
crescere la persona amata rendendola consapevole di se e del nostro amore.

E se non riuscite a vederci tutto questo… potreste solo leggerlo per spiegarmi
per quale maledetto motivo sullo scacco al Re la mossa migliore era quella di
mangiare col pedone in E4….????