Stephen Gahan ‘Syriana’

Come Perdersi Nel Complicato Mondo Degli Interessi

 


 


 


 


 


 


 


 


 


Di Aldo Piergiacomi


aldopiergiacomi@libero.it


Syriana
Regia: Stephen Gaghan
Colore 128 min. – USA (2005)


Il mondo è complicatissimo… ovvero siamo diventati tutti più coscienti della
sua complessità.


Un tempo (o forse solo a scuola!) per spiegare i fatti ci bastava fare appello
alla solita teoria (antitolstojana) che le sorti del genere umano sono in mano
dei governanti delle nazioni più potenti che decidono secondo strategie più o
meno illuminate…


Ora, sarà la globalizzazione o solo la possibilità di avere a disposizione una
molteplicità di fonti d’informazione, questa teoria è stata soppiantata da una
visione più realista dove è l’economia e gli interessi delle grandi
multinazionali a spadroneggiare facendo scoppiare guerre e le relative
pacificazioni, ma soprattutto determinando le grosse disuguaglianze che ci
governano.


In questo senso è però automatico che gli attori che influenzano la storia si
moltiplicano a dismisura facendo si che l’analisi del presente e soprattutto una
qualche previsione del futuro diventano imprese pressoché impossibili.


E’ su questo sfondo che si svolge la trama di questo nuovo film di Stephen
Gaghan (già autore delle sceneggiature di ‘Traffic’ e ‘Le regole
dell’attrazione’). Così in questo calderone dove tutto (o quasi) è
interconnesso, troviamo, in ordine piuttosto sparso: agenti della CIA vicino a
ricchi sceicchi arabi, giovani rampanti esperti in economia al fianco dei
presidenti delle multinazionali del petrolio fino ad arrivare a
intelligentissimi avvocati in parallelo a giovani e ingenui kamikaze


L’intento dell’operazione è di certo meritoria! In fondo ci siamo tutti stufati
di film dove i cattivi erano a turno i soliti generali sovietici o i capi dei
nuovi terrorismi ed a salvarci erano sempre i classici yankie buoni! Ormai ci si
rende facilmente conto che è il sistema della ricerca del profitto come unico
valore fondante ad essere sbagliato. e così in questo enorme macchinazione dove
non c’è nessuno che veramente dirige le fila (e gli Stati Uniti fanno di tutto
per prendersi l’etichetta dei peggiori!), tutti i protagonisti vengono
schiacciati dagli eventi fino all’inevitabile unhappy end.


Insomma questo film che si propone di svelarci questo sistema di cose, sarebbe
eccezionale se non fosse per le molteplici cadute di stile e di senso che
purtroppo costellano tutto lo svolgimento della, seppur in apparenza,
complicatissima trama.


E si perchè come credere ad un agente segreto della CIA (un sovrappeso George
Clooney) che passa una vita a compiere le azioni più efferate (confessando di
farle non chiedendosi nemmeno quali potevano essere le motivazioni!) che quando
scopre di essere vittima del (solito!) complotto reagisce cercando di salvare le
sorti del mondo ?!?. O come non rimanere allibiti per le motivazioni del gesto
dei kamikaze che ha lo stesso spessore ideologico di quello che possiamo leggere
nelle pagine della “Padania” (e poi a pensarci bene che c’entrano i kamikaze con
la trama del film???)
tralasciando naturalmente il “io per mio figlio ho fatto tutto (…) gli ho
cambiato i pannolini” (!) che era proprio più di una parodia che del commiato
dell’idealista Matt Damon fa alla sua famiglia.


Insomma alla fine il tutto si risolve probabilmente in una grossa occasione
persa che probabilmente non riuscirà a coinvolgere gli spettatori meno esigenti
(in gran parte per il cercare di mostrare tutti gli avvenimenti nel modo più
complicato possibile!) ne quelli più critici appunto per non riuscire fino in
fondo ad essere veramente credibile.


Peccato!


Da ricordare:
l’ultimo viaggio della barca dei kamikaze,
il deserto e i suoi splendidi paesaggi.